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Valutare un curriculum è questione di secondi

Per farsi "notare" ne bastano poco più di sette, per questo deve essere facilmente leggibile. Il ruolo dell'Intelligenza artificiale

Cosa accade quando mandiamo un curriculum a un’azienda che ci interessa? Se l’è chiesto la piattaforma Torcha partendo da questi dati: meno di 2 su 10 sono i candidati che in Italia ricevono una risposta dai recruiter entro una settimana; i recruiter impiegano in media 7,4 secondi per valutare un candidato scorrendo il suo curriculum; il 65% dei recruiter fa fatica a trovare un candidato adatto alle sue esigenze.

Stando ai dati diffusi da The Ladders, quindi, è prima di tutto una questione di secondi. E dire che siamo migliorati da questo punto di vista: nel 2012, al tempo della crisi finanziaria, con molti più disoccupati rispetto a oggi che bussavano alle porte delle aziende, la stessa analisi aveva calcolato 6 secondi.

Quei secondi sono importanti come scrematura per capire se vale la pena leggere tutto il resto. Se superi quella soglia, il tuo curriculum viene poi letto più a fondo. E si passa all’eventuale colloquio.

Motivo in più per sottolineare come il cv non debba raccontare la tua vita, ma esibire titoli chiari, competenze posizionate in alto, dati concreti, perfino hobby o attività di volontariato rilevanti ai fini della posizione.

Ma tant’è: secondo una ricerca LinkedIn, il 65% dei selezionatori in Italia fatica a trovare le persone con competenze, qualifiche ed esperienze adatte alla posizione aperta.

Sembrerebbe una beffa visto che in Italia meno di due su dieci ricevono una risposta dall’azienda.

Il fenomeno è noto come HR ghosting e, stando agli stessi recruiter, è un problema pure per l’azienda: è molto meglio un no educato rispetto all’ignorare una mail di una persona che ha deciso di dedicare tempo per una posizione aperta. Si tratta di una questione di reputazione. Così, secondo una ricerca del World Economic Forum, l’88% delle aziende impiega software per lo screening iniziale. E non è la sola fase interessata dall’utilizzo di questa tecnologia.

Tra il 2024 e il 2025 le aziende che usano l’IA per il lavoro delle risorse umane sono salite dal 26% al 43%. Ma capita anche che l’IA sbagli: secondo uno studio di SHRM il 19% delle organizzazioni che sfrutta l’IA nel processo di selezione ha ammesso di aver trascurato ed escluso candidati potenzialmente interessanti per colpa dell’intelligenza artificiale.

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Redazione del quotidiano di attualità economica "Il Mondo del Lavoro"

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