Il mercato del lavoro italiano, dopo il rimbalzo post-pandemia, sta perdendo slancio a causa della congiuntura economica sfavorevole e dell’inverno demografico, che rende difficile reperire candidati. A queste sfide si aggiungono storture strutturali decennali: scarsa partecipazione di donne e giovani, e un elevato numero di inattivi.
È l’allarme che si evince dal Report lavoro della Cisl, basato sui dati Istat del quarto trimestre 2025.
Secondo quest’analisi, l’occupazione ha superato i 24 milioni di unità, con un tasso del 62,4%. La crescita, dal 2021, è stata trainata da lavoro stabile (contratti a termine al 10%), soprattutto al Sud, nei servizi a basso valore aggiunto, e tra le donne. Tuttavia, nell’ultimo anno, si è registrata una brusca frenata, con il ritmo che si allinea all’andamento del Pil e dell’economia.
La disoccupazione ha toccato un minimo storico del 5,5%, ma l’inattività resta alta, in particolare tra giovani e donne. I Neet diminuiscono ma rimangono significativi, la quota di laureati è bassa (circa 30%) e persiste l’emigrazione di talenti qualificati.
Inoltre, il tasso di disoccupazione femminile si è allineato a quello maschile, ma l’inattività resta elevata, dovuta a carenza di servizi (soprattutto asili nido) e scarsa flessibilità lavorativa.
Ne deriva un paradosso: imprese in difficoltà nel reclutamento, mentre donne e giovani restano fuori dal mercato.
Ma tant’è: l’inverno demografico aggrava il quadro, con stime che prevedono la perdita di un terzo della forza lavoro entro il 2060 e gli inattivi sono tornati a crescere nel 2025, non solo perché scoraggiati, ma per motivi familiari (soprattutto per quanto riguarda le donne) o i Neet, i quali sono molti di più rispetto alla media Ue.
In più, tra 2011 e 2024, ben 630mila giovani (18-34 anni) sono emigrati. Questo, mentre le donne sono ultime per tasso di occupazione (53,8%) e attività, contro il 70,9% degli uomini.
Per contrastare questi fenomeni, la Cisl, tramite il segretario Mattia Pirulli, auspica una strategia condivisa tra istituzioni e parti sociali. Priorità: rafforzare politiche industriali e investimenti; potenziare formazione e politiche attive; introdurre misure per conciliare vita e lavoro; rilanciare la contrattazione per legare la produttività ai salari.

