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Di cosa ha paura chi lavora?

Secondo varie ricerche, senz'altro di venire sostituito dall'Intelligenza artificiale. Ma chi ha licenziato, finora, non ha ottenuto benefici

Di cosa ha paura chi lavora? Certo, in tempi come questi, durante i quali l’Intelligenza artificiale incombe in numerosissimi campi, la domanda sembra retorica.

Sta di fatto che da un’analisi di Gartner è emerso che meno dell’1% dei licenziamenti nei primi sei mesi del 2025 è stato deciso alla luce di aumenti di produttività grazie all’intelligenza artificiale.

Ma non solo: stando all’Harvard Business Review, molti degli imprenditori che hanno licenziato, almeno al momento, non starebbero beneficiando della crescita attesa.

“Se il ritmo della produttività dell’Intelligenza artificiale rimane indietro rispetto al lavoro che le organizzazioni devono svolgere ora – scrive la rivista – gli imprenditori dovranno riassumere i talenti che hanno licenziato prematuramente, spesso a un costo maggiore, se vogliono ancora raggiungere i loro obiettivi”.

Eppure, secondo un report di Randstad, a livello internazionale, una buona fetta di lavoratori è convinta che l’impatto dell’IA sulle proprie mansioni sia pari a zero: ne è convinto il 20% di un campione rappresentativo. E anche questo dato crea una distanza culturale tra i dipendenti e gli imprenditori che vorrebbero introdurre novità in azienda, con investimenti su software e sistemi per potenziare la produttività.

In Italia, un’indagine Ipsos ha riferito che “tra i lavoratori, in media, il 57% si aspetta che l’Intelligenza artificiale cambi il modo in cui svolgono il loro attuale lavoro e il 36% che lo sostituisca del tutto”. Come dire: la paura si cerca di esorcizzarla.

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Redazione del quotidiano di attualità economica "Il Mondo del Lavoro"

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