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I neolaureati italiani guadagnano ancora troppo poco

I dati di Mercer Italia, la multinazionale che ha tra i suoi focus la strategia sul capitale umano

In Italia i neolaureati guadagnano ancora troppo poco rispetto ai loro colleghi stranieri. Basti pensare che le buste paga d’ingresso si fermano a quota 32mila euro, ben lontane dai 57mila della Germania. E a poco valgono gli sforzi fin qui compiuti: gli aumenti rispetto al 2022 si sono fermati al 7%.

Sono i dati di Mercer Italia, la multinazionale che fa parte di Marsh e ha tra i suoi focus la strategia sul capitale umano.

Solo il 16% delle aziende italiane ha una politica dedicata ai neolaureati e solo un terzo formalizza percorsi di carriera.

Il settore che paga meglio è quello della Life Science con 34 mila euro, quota che gli fa superare del 6,25% la media nazionale. Ma tant’è: il sistema Italia in questo campo è ancora molto indietro. Tant’è che Marco Morelli , manager di Merrcer Italia, l’ha messa così:

“Alla fine, la questione è veramente semplice: bisogna mettere mano al portafoglio e fare un investimento corale sulla retribuzione fissa di ingresso dei neolaureati alle prime esperienze professionali . Non c’è scorciatoia. In Italia, vanno alzati i salari, abbiamo una fascia d’ingresso che interessa i primi due, tre anni in azienda molto più bassa della media europea”.

Se si vedono le performance degli altri Paesi, c’è davvero da piangere: In Svizzera un neolaureato può essere pagato quasi 90 mila euro, in Germani e in Austria 57 mila; in Olanda 47.500

“Questo riduce l’attrattività del nostro Paese. Poi è vero che tante aziende mettono in atto virtuose politiche di welfare, ma non basta – avverte Morelli – Dobbiamo accettare il fatto che le retribuzioni vanno alzate e portate sopra la soglia di 40 mila euro lordi”.

Per il manager, non sarebbe male nemmeno immaginare gabbie salariali: “Lo stesso stipendio a Palermo e a Taranto non regge lo stesso potere d’acquisto a Milano o a Roma”.

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Redazione del quotidiano di attualità economica "Il Mondo del Lavoro"

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