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Un giovane su quattro lavora senza essere economicamente autosufficiente

I dati dell’Osservatorio Generationship 2025 di Changes Unipol, il 44% dei giovani percepisce meno di 1.500 euro al mese

Quante volte si è ripetuto che l’Italia non è un Paese per giovani? Purtroppo, il  focus “giovani e lavoro” dell’Osservatorio Generationship 2025 di Changes Unipol, a cura di Kkienn connecting people and companies, sembra confermarlo.

Secondo quest’analisi, anche se negli ultimi anni l’occupazione in Italia ha raggiunto il suo massimo storico, la precarietà, per gli under 35, resta il tratto distintivo.

Il 34% dei giovani lavoratori dipendenti ha un contratto non standard, una quota significativamente superiore a quella degli adulti (15%).

Peggio ancora se ci si concentra sulla sfera femminile: fra le giovani lavoratrici dipendenti, i contratti atipici rappresentano oltre il 40% del totale, fra i coetanei maschi solo il 28%. . Il 56% guadagna meno di 1.500 euro netti mensili (contro il 35% dei coetanei maschi) e un terzo non riesce a mantenersi senza aiuti esterni. Le ragazze risultano inoltre più spesso impiegate nelle piccole imprese (47% vs 33% degli uomini), un contesto che tende a offrire minori tutele, percorsi di crescita meno strutturati e livelli retributivi più bassi.

La fragilità contrattuale si riflette sui redditi: il 44% dei giovani percepisce meno di 1.500 euro netti al mese e solo il 27% supera la soglia dei 2.000 euro.

Nel complesso, un giovane su quattro non è economicamente autosufficiente e deve contare sul supporto della famiglia.

Le giovani donne, in ogni caso, sono in media meno soddisfatte e cambiano lavoro più spesso. I giovani uomini, invece, sono più propensi a valutare opportunità di mobilità all’estero (47%). Nel complesso, tuttavia, è diminuita la quota di giovani che prende in considerazione l’idea di trasferirsi (dal 58% del 2023 al 41% del 2025), a dimostrazione del fatto che l’emigrazione giovanile non è causata dalla mancanza di occupazione, quanto piuttosto di un lavoro percepito come interessante, qualificato e retribuito in modo adeguato.

Tuttavia, nel complesso, la maggioranza dei giovani è moderatamente soddisfatta delle diverse caratteristiche del lavoro attuale: il 66% esprime giudizi positivi su sicurezza, equilibrio vita-lavoro (63%) e ambiente (63%).

Le principali criticità riguardano invece la retribuzione, giudicata insufficiente, lo sviluppo delle competenze e le opportunità di crescita professionale. Quando si valuta un cambio di lavoro, la priorità va alla retribuzione (54%) e all’equilibrio vita-lavoro (40%), seguite dalle opportunità di crescita (33%) e dalla qualità dell’ambiente (32%). Gli stessi fattori guidano anche la fidelizzazione: per convincere un giovane a restare, la leva decisiva resta il riconoscimento economico. Data la loro posizione di partenza, una retribuzione adeguata è un fattore decisivo ancor più importante per le giovani donne.

 

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Redazione del quotidiano di attualità economica "Il Mondo del Lavoro"

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