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Perché per cercare un lavoro è sbagliato affidarsi al doomjobbing

Consultare in maniera compulsiva i social e contare sull'Intelligenza artificiale probabilmente non è il metodo più efficace

Come trovare lavoro? La domanda da un milione di dollari ha bisogno sempre di risposte aggiornate, tanto più che l’80% delle posizioni aperte dalle aziende non sono adeguatamente pubblicizzate. Come dire: non basta fare scrollare col cellullare per trovare l’offerta giusta.

Eppure sono tantissimi coloro i quali, in cerca di un’occupazione, si fiondano sui social.

La piattaforma Torcha per questo ha focalizzato la sua attenzione sul cosiddetto doomjobbing, “un fenomeno che esisteva già negli scorsi anni ma che ora viene esasperato dall’intelligenza artificiale”.

Sono tre i fattori che concorrono a rendere il doomjobbing un problema per moltissimi lavoratori. In primo luogo c’è appunto l’IA e gli strumenti di auto-apply che in alcuni casi consentono l’invio di 200 candidature al giorno per singolo utente. Le aziende, in questo caso, vengono sommerse. Il che ci porta al secondo fattore: il tasso di risposta da parte delle aziende è crollato. Ci si candida e nessuno poi risponde. Secondo Glassdoor più di otto persone su dieci non hanno ricevuto alcun feedback nel loro primo mese di ricerca.

C’è infine, come terzo tema, la salute mentale, rivela sempre Torcha: “La ricerca compulsiva e caotica di lavoro non genera certo ottimismo rispetto al proprio futuro: spedire decine di candidature al giorno (se non di più) aumenta le aspettative e peggiora lo stato d’animo dal momento che in pochissimi casi le application vanno a buon fine. Il 16% degli adulti in UK ha dichiarato di provare un forte stress nel frequentare app come LinkedIn”.

Sarebbe meglio evitare, quindi, il doomjobbing. Meglio mettersi l’animo in pace e pensare alla ricerca del lavoro come a niente meno che un lavoro. Serve organizzazione, bisogna sapere cosa si sta cercando, fare ricerche nel proprio territorio, perfino attivare la rubrica per scoprire se ci sono opportunità tra i nostri contatti.

Anche perché l’80% degli annunci lavorativi non viene affatto pubblicizzato sulle piattaforme. Ed è dunque molto più difficile da scovare.

Una soluzione a portata di mano è uscire dalle app e andare direttamente a cercare le posizioni aperte sui siti delle aziende in cui si vorrebbe lavorare.

C’è chi, poi, consiglia tutt’altro approccio: il lavoro non si cerca, ma si attrae. Questo ha a che fare con il nostro personal brand e con la presenza sui social. A volte l’opportunità arriva perché siamo noi a cercare, altre volte perché sono gli altri a notarci.

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Redazione del quotidiano di attualità economica "Il Mondo del Lavoro"

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