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Pensioni, cosa cambia con l’adeguamento all’aspettativa di vita

La circolare Inps sposta in avanti le date di pensionamento e impatta anche sugli strumenti di anticipo più usati dalle aziende

La nuova circolare Inps del 3 aprile scorso dispone che, per i contratti sottoscritti fino a fine gennaio 2026, la durata dell’anticipazione pensionistica dovrà essere allungata in misura pari all’incremento dell’aspettativa di vita.

Cosa significa in pratica? Che, se dalle rilevazioni Istat dal 2029 dovessero scattare ulteriori aumenti, il periodo di sostegno erogabile potrà estendersi di un intervallo compreso tra 1 e 5 mesi.

L’aumento dei requisiti anagrafici e contributivi dal 2027, determinato dall’adeguamento all’aspettativa di vita, sposta in avanti le date di pensionamento e impatta anche sugli strumenti di anticipo più usati dalle aziende.

Dal punto di vista delle prestazioni, l’adeguamento interessa sia la pensione di vecchiaia sia le forme di pensione anticipata.

Per la vecchiaia, il requisito anagrafico salirà a 67 anni e 1 mese nel 2027 e a 67 anni e 3 mesi nel 2028, mentre per i “contributivi puri” (chi ha iniziato a lavorare dal 1° gennaio 1996) si passerà rispettivamente a 71 anni e 1 mese nel 2027 e 71 anni e 3 mesi nel 2028, con soglia contributiva minima ferma a 20 anni (o 5 anni per i puri).

Per la pensione anticipata ordinaria si salirà a 42 anni e 11 mesi di contribuzione per gli uomini (41 e 11 per le donne) nel 2027, con ulteriori aumenti nel 2028; le “finestre” mobili aggiungono mesi alla decorrenza reale della pensione.

L’adeguamento coinvolge anche la pensione anticipata contributiva, i lavoratori precoci (con incrementi analoghi) e alcune categorie come il personale militare, che vedrà aumenti supplementari a partire dal 2028. Rimangono esclusi dall’adeguamento, per il 2027-2028, i lavori gravosi e le categorie usuranti.

Infine, con la cessazione dei contratti di espansione dal 2025 e la riduzione della possibilità di anticipo per l’isopensione (da 7 a 4 anni dal 2027), le aziende dovranno ricalcolare i piani di turnover prevedendo 5-6 mesi in più di anticipo e includere tra i beneficiari lavoratori con 3,5–4,5 anni di anticipo residui. Si segnala inoltre l’impatto finanziario delle contribuzioni figurative, che crea un “debito occulto” stimato in oltre 500 milioni per i prossimi 10 anni.

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Redazione del quotidiano di attualità economica "Il Mondo del Lavoro"

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