Napoli-Roma, il coraggio di Allegri e la mossa d’intervallo che salva Gasperini
Il 3-3 del Maradona è la gara più ricca della stagione e insieme la più istruttiva, perché i numeri ribaltano la percezione di chi l’abbia comandata. La Roma ha tenuto il pallone per il sessanta per cento del tempo, eppure è il Napoli ad aver calciato di più e meglio: quattordici conclusioni contro dieci, nove nello specchio contro quattro. È il frutto dell’impostazione con cui Allegri ha deciso di uscire dalla crisi, un 4-3-3 che manda Anguissa, De Bruyne e McTominay ad attaccare insieme l’area e affida a Politano e Lang l’ampiezza attorno a Hojlund. Per un’ora ha funzionato alla perfezione, e la rovesciata di Anguissa su punizione e il colpo di testa di McTominay a inizio ripresa nascono entrambi da quella densità offensiva.
Il rovescio della medaglia è che lo stesso sistema lascia i quattro dietro in inferiorità ogni volta che la manovra si interrompe, e Gasperini ha capito subito da dove passava la partita. Il dato che la spiega è impietoso: undici calci d’angolo per la Roma contro i due del Napoli. Proprio su quel terreno il tecnico ha giocato la mossa decisiva, togliendo Hermoso poco dopo l’intervallo per inserire Balerdi e aggiungere centimetri in area, e il difensore argentino ha segnato due volte sugli sviluppi di palla inattiva, colpendo esattamente nella zona in cui gli azzurri marcano peggio. In mezzo il sinistro a giro di Soulé, da settimane il vero terminale offensivo giallorosso. McTominay ha riportato avanti il Napoli all’83’, l’incornata di Balerdi all’89’ ha rimesso tutto in equilibrio e la coda è l’espulsione di Allegri, cacciato da Colombo mentre protestava per un contatto su Beukema. Il punto a testa fotografa due squadre incompiute: la Roma, che aveva costruito la stagione sulla miglior difesa d’Europa, in sessanta minuti ne ha incassati tre; il Napoli ha prodotto la prestazione offensiva più convincente da mesi e ne è uscito con un punto solo.
Atalanta-Frosinone, quattro gol non bastano all’Atalanta: a Bergamo ha comandato il Frosinone
Il match più folle del campionato è cominciato dopo sessanta secondi, quando l’errore in disimpegno di Ederson ha regalato a Schmid il gol dell’1-0 ospite. Da lì la partita ha preso una piega che nessuna delle due squadre è riuscita a governare, ma le statistiche dicono una cosa che il tabellino nasconde: il Frosinone ha avuto più possesso dell’Atalanta, cinquantatré per cento contro quarantasette, e ha calciato di più sia in totale, sedici tiri contro tredici, sia nello specchio, dieci contro sette. Le due squadre si sono presentate con lo stesso 4-2-3-1, ma mentre la coppia Gaetano-Ederson faticava a dare ordine davanti alla difesa, il tandem Calò-Masini ha retto il centrocampo e ha liberato Ghedjemis e Kvernadze nell’attacco continuo agli esterni bergamaschi.
La ripresa ha confermato che il problema di Sarri non è l’attacco ma la gestione. Calò ha pareggiato dopo tre minuti sull’ennesimo assist di Ghedjemis, Elmas ha rimesso avanti i suoi e la Dea, come già successo a San Siro, ha smesso di aggredire proprio nel momento in cui avrebbe dovuto chiudere. Il Frosinone non si è mai arreso fino a trovare il 4-4 con Terzic, entrato all’intervallo al posto di Bracaglia e capace di firmare il punto che certifica il carattere della squadra di Alvini. I ciociari salgono a quattordici e si affacciano sulla zona europea; l’Atalanta, che di gol ne ha ormai incassati quindici in otto giornate, resta prigioniera di una fragilità difensiva che azzera un potenziale offensivo evidente. Segnare quattro reti in casa e non vincere è il tipo di pomeriggio che pesa ben oltre il singolo risultato.
Inter-Fiorentina, trentatré tiri per un rigore al novantasettesimo
Il 2-1 del Meazza è il ritratto più fedele di questa Inter e i numeri lo rendono quasi caricaturale: sessantaquattro per cento di possesso, trentatré conclusioni contro sette, undici tiri nello specchio contro due, sei corner contro uno. Chivu ha schierato il 3-5-2 con Provedel all’esordio tra i pali e ha cercato lo sbocco quasi esclusivamente sulle corsie, affidando a Carlos Augusto e Diouf il compito di crossare su Thuram e Pio Esposito, con Barella e Calhanoglu a tentare la conclusione da fuori. La Fiorentina di Vanoli ha risposto con un 4-3-2-1 schiacciato, difendendo bassa e ordinata e concedendo ai nerazzurri un possesso sterile davanti al blocco. Ne è uscito un assedio senza sbocchi, con due traverse di Carlos Augusto e un De Gea decisivo due volte su Thuram e una su Pio Esposito.
Il paradosso è che a sbloccarla sia stata la squadra ospite, con il tiro a giro di Jimenez che ha mandato l’Inter sotto per la settima volta in stagione, dato che da solo spiega quanto approccio e gestione restino il tema aperto della capolista. Quello che è successo dopo appartiene però a un’altra categoria. Chivu ha svuotato la panchina, prima con Bonny e poi con il triplo cambio al che ha portato dentro Dimarco, Zielinski e Sucic, e i nerazzurri hanno trovato prima il pareggio con Thuram, per poi completare il ribaltone al 97′ con il rigore di Zielinski, conquistato dallo stesso francese. Il numero che illumina il quadro è un altro: con tredici punti conquistati da situazioni di svantaggio, l’Inter è la squadra che ne ha raccolti di più nei cinque maggiori campionati europei. È una qualità rara e un campanello d’allarme insieme, perché nessuno vince uno scudetto giocando ogni volta gli ultimi dieci minuti in apnea.
Il resto della giornata
Lecce-Juventus 0-2: La risposta che Spalletti aspettava arriva con un uno-due nel primo tempo, firmato McKennie e Douglas Luiz, e con una prestazione finalmente ordinata dopo lo 0-3 interno con la Lazio. I bianconeri risalgono e si rimettono in corsa, mentre il Lecce di Di Francesco conferma di saper vincere fuori casa ma non in casa.
Lazio-Parma 2-1: Il gol di Taylor a inizio ripresa e l’autorete di Diego Carlos consegnano alla squadra di Gattuso la vittoria che per una notte è valsa il primato solitario. Il Parma di Gilardino accorcia e prova a riaprirla, ma resta in fondo con una classifica che comincia a farsi pesante.
Como-Sassuolo 2-0: Doppietta di Douvikas in un quarto d’ora a inizio ripresa: la squadra di Fabregas sta trasformando l’ottimo avvio in qualcosa di strutturale e resta a un solo punto dalla coppia Roma-Milan. Il Sassuolo di Aquilani continua a non vincere lontano dal Mapei.
Cagliari-Bologna 0-2: Il muro rossoblù cede per la prima volta in modo netto: Casale e Bernardeschi colpiscono nella ripresa e consegnano al Bologna tre punti pesanti. Il Cagliari di Pisacane resta fermo a tredici e scopre che con soli sei gol segnati il margine di errore è minimo.
Torino-Monza 3-2: Gara ribaltata due volte: Fitz-Jim apre, Varela risponde, poi Belghali e Vlasic indirizzano prima dell’autorete che rende incandescente il finale. Il Torino di Abate infila la terza vittoria consecutiva e si porta a ridosso della zona che conta.
Genoa-Venezia 1-0: Decide una conclusione di Ellertsson sotto l’incrocio, e per il Genoa di De Rossi è la boccata d’ossigeno che serviva. Il Venezia di Nicola, dopo l’impresa con il Napoli, torna in fondo alla classifica senza aver mai dato la sensazione di poter pareggiare.
Udinese-Milan 0-2: Il lancio pennellato di Modric che libera Pulisic sblocca il posticipo nel primo tempo, Hutchinson chiude nella ripresa e il Milan aggancia la Roma al terzo posto restando imbattuto in campionato come Lazio e Inter. Per l’Udinese è la sesta sconfitta consecutiva, un filotto che rende la posizione di Runjaic sempre più precaria.
Il quadro: la vetta, le panchine e il caso Allegri
In testa la fotografia è cambiata due volte in ventiquattro ore: la Lazio ha chiuso il sabato da capolista solitaria, poi la rimonta dell’Inter nel recupero ha rimesso le due squadre appaiate a ventidue punti. Dietro, il turno ha prodotto l’effetto opposto a quello che ci si aspettava da tre scontri di cartello, perché nessuna delle prime è riuscita ad allungare. Il caso del giorno resta l’espulsione di Allegri, che a fine gara ha sostenuto di non aver detto nulla e di essere stato cacciato su segnalazione del quarto uomo, aggiungendo con una battuta di aver cambiato stile e di mandare ormai tutti all’attacco: una frase che, letta accanto ai tre gol incassati e al quaranta per cento di possesso, spiega meglio di qualsiasi analisi il nuovo Napoli. Sul fronte panchine, alla lista si aggiunge l’Udinese: la sesta sconfitta consecutiva lascia Runjaic in bilico e apre un altro fronte caldo. Il dato complessivo resta comunque il più eloquente: trentaquattro reti in dieci partite, una media di 3,4 gol a gara.

