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Caregiver, arriva la legge che li riconosce come lavoratori

Compenso fino a 400 euro al mese e vari benefit, ma non tutte le associazioni sono soddisfatte

Ci sono novità sostanziali sul fronte dei caregiver: la Camera dei deputati ha approvato il disegno di legge sul riconoscimento e la tutela delle persone che assistono e si prendono cura dei propri familiari. In tutto, si stima che siano ben 12 milioni.

Il provvedimento definisce per la prima volta in modo organico la figura del caregiver familiare e introduce quattro profili in base al carico assistenziale, un contributo economico mensile per i caregiver prevalenti in possesso di specifici requisiti e nuove misure per favorire la conciliazione tra lavoro e cura.

Si tratta di una cornice normativa che riconosce finalmente l’attività di milioni di persone impegnate nell’assistenza gratuita a familiari con disabilità, anziani non autosufficienti e persone fragili.

Fatto sta che il testo approvato non convince le associazioni che rappresentano i caregiver. La Carer ETS, ad esempio, l’ha messa così: “La Camera ha approvato una legge sui caregiver non per i caregiver”.

Secondo Loredana Ligabue, segretaria di Carer ETS,  è passata “una legge che non riconosce il lavoro di cura e non ne solleva il carico, che discrimina in base alla convivenza, che offre un sussidio di povertà anziché opportunità”.

Eppure, come accennavamo, il disegno di legge individua quattro profili di caregiver familiare, differenziati in base alle ore settimanali dedicate all’assistenza e, per alcune categorie, alla convivenza con la persona assistita.

Il caregiver prevalente è definito sulla base di almeno 91 ore settimanali di assistenza e della convivenza con una persona non autosufficiente. Il caregiver convivente deve garantire almeno 30 ore settimanali, ma meno di 91.

Per il caregiver non convivente la soglia è di almeno 30 ore settimanali, mentre il profilo con impegno ridotto comprende chi dedica all’assistenza almeno 10 ore, ma meno di 30.

È proprio questa classificazione a suscitare le maggiori perplessità di Carer ETS. “La classificazione non è un riconoscimento: è una discriminazione. È la conferma che chi non convive non esiste, nonostante rappresenti una parte enorme della cura reale in questo Paese”.

La critica riguarda quindi il rischio che la convivenza diventi un criterio determinante per il riconoscimento del carico assistenziale.

In ogni caso, il provvedimento approvato a Montecitorio riconosce un contributo economico a partire dal 2027 ai caregiver familiari prevalenti che soddisfano determinati requisiti. Per accedervi, è necessario non svolgere attività lavorativa oppure percepire un reddito da lavoro entro il limite di 3mila euro lordi annui e avere un Isee non superiore a 25mila euro.

L’importo viene determinato trimestralmente, con un limite massimo di 1.200 euro per trimestre. Per i caregiver con Isee fino a 15mila euro il contributo è determinato indipendentemente dall’indicatore economico; per quelli con Isee superiore a 15mila e fino a 25mila euro, l’importo viene ridotto proporzionalmente.

Il provvedimento introduce anche alcune misure per favorire la conciliazione tra lavoro e assistenza. I caregiver dipendenti appartenenti ai profili prevalente e convivente possono chiedere una modifica delle modalità di svolgimento della prestazione o dell’orario di lavoro, anche attraverso il lavoro agile, quando compatibile con l’attività svolta. È inoltre prevista una priorità nella trasformazione del rapporto da tempo pieno a tempo parziale, con diritto al ripristino del tempo pieno.

Per i genitori caregiver di figli minorenni con disabilità, il congedo parentale viene esteso fino al compimento dei 18 anni del figlio.

Il testo, poi, prevede anche la possibilità di cessione gratuita di riposi e ferie da parte dei colleghi, secondo le modalità stabilite dalla contrattazione collettiva. Sono previste, inoltre, misure a sostegno del benessere psicofisico dei caregiver prevalenti e conviventi, tra cui sostegno psicologico, formazione, visite domiciliari e interventi di sostituzione nell’attività assistenziale secondo quanto previsto dal progetto di vita o dal Piano di assistenza individualizzato.

Il disegno di legge riconosce al caregiver un ruolo nella valutazione multidimensionale della persona assistita e nella predisposizione del progetto di vita o del Piano di assistenza individualizzato. Prevede inoltre il diritto a ricevere informazioni sui bisogni assistenziali e sulle cure necessarie, nel rispetto della privacy e previo consenso della persona assistita.

La legge, infine, contempla anche il riconoscimento delle competenze maturate attraverso l’attività di cura, che possono diventare crediti formativi per percorsi professionali nell’area sociosanitaria. E sono previste misure specifiche anche per gli studenti caregiver, con la possibilità per scuole e università di valorizzare le competenze acquisite e introdurre strumenti di sostegno alla frequenza.

Il provvedimento approvato dalla Camera definisce una cornice nazionale per il riconoscimento del caregiver familiare, introduce una procedura formale affidata all’Inps e individua strumenti economici e organizzativi. Restano però ferme le competenze delle Regioni e delle Province autonome, chiamate a operare nell’ambito delle risorse disponibili nei rispettivi bilanci. Per questo, si teme che il riconoscimento formale non si traduca automaticamente in un miglioramento concreto delle condizioni di vita delle persone che assistono.

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Redazione del quotidiano di attualità economica "Il Mondo del Lavoro"

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