Riceviamo e pubblichiamo con molto piacere un testo della poetessa Yuleisy Cruz Lezcano dedicato ad Andrea Moretti, il giovane operaio di 22 anni morto nella notte del 23 settembre a seguito di un tragico incidente sul lavoro accaduto mentre installava il nuovo impianto di illuminazione del Colosseo.
Appena due giorni fa, l’Inail ha pubblicato l’ultimo report sulle morti bianche: nel 2025, le vittime sul lavoro sono state 1.189, di cui 890 sul luogo di lavoro e 299 in itinere. Numeri in calo rispetto al 2024, quando i morti complessivi sono stati 1.226, ma comunque inaccettabili, come ci ricorda Yuleisy Cruz Lezcano, che ringraziamo sentitamente per il testo che ci ha spedito.
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Gentile Redazione,
mi chiamo Yuleisy Cruz Lezcano, sono poetessa e attivista, e vi scrivo per sottoporvi una mia poesia dedicata ad Andrea Moretti, il giovane operaio di 22 anni morto durante i lavori al Colosseo.
Ho scritto questi versi nel desiderio di dare memoria a una vita spezzata mentre lavorava, di accompagnare, con rispetto, il dolore della famiglia e di quanti gli hanno voluto bene, ma anche di richiamare l’attenzione sul tema delle morti sul lavoro, una realtà che continua a ripetersi e che non dovrebbe mai diventare una consuetudine o una semplice statistica.
Vi chiederei, se lo ritenete possibile e coerente con la linea editoriale del vostro giornale, il favore di pubblicare la poesia, affinché possa contribuire a mantenere viva la memoria di Andrea Moretti e, attraverso la poesia civile, dare voce a un problema che riguarda tutta la nostra società.
Vi ringrazio per l’attenzione e per lo spazio che eventualmente vorrete concedere a questi versi.
Con stima e cordialità,
Yuleisy Cruz Lezcano
Tra un battito e l’altro
La notte teneva il cielo
con mani nere
e il Colosseo dormiva
dentro la sua pietra.
Una luce tremava in alto
dentro una stella rimasta sola.
Lui era sospeso tra terra e buio,
legato a un filo sottile di silenzio.
Ha battuto le palpebre
e la vita gli è scivolata via.
Tra un battito di ciglia e l’altro,
il silenzio è cresciuto.
L’ombra ha bevuto il suo respiro
senza lasciare traccia nell’aria.
Ha battuto le palpebre
e già era morto come una candela
che conosce il vento
un istante prima di spegnersi.
La notte non ha detto nulla,
le pietre hanno conservato il buio,
e il tempo è rimasto immobile
sul bordo di un respiro.
Da qualche parte la luce
continuava a salire,
ma non illuminava più nessuno.
Il vuoto teneva stretto il suo nome,
come polvere dentro una mano.
E quando l’alba ha toccato le pietre,
solo silenzio,
tra un battito di ciglia e l’altro,
la vita non è tornata.
Yuleisy Cruz Lezcano

