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LA TESI- 2ª giornata- Al Maradona ha vinto chi ha comprato un gioco

Il Como ha battuto il Napoli 1-2 in casa sua. Non è un’impresa: è un verdetto. Al Maradona vince un club che da due anni compra una sola cosa, un’idea di calcio, e la paga meno di chiunque altro.

La tesi, senza giri

In Serie A il denaro non è più il vantaggio. Lo è la coerenza con cui lo spendi. Chi compra giocatori compra episodi. Chi compra un sistema compra novanta minuti, e novanta minuti li vinci quasi sempre.

Domenica al Maradona questo si è visto in modo quasi didattico. Il Napoli ha avuto il 42% del possesso in casa propria. Ha tirato dieci volte, due nello specchio. Il Como ne ha tirate 19, sei nello specchio.

E attenzione a chi c’era in campo. Il giocatore più titolato della serata, Kevin De Bruyne, il Napoli lo ha mandato dentro al 56’, a partita già girata.

Chi ha visto la partita non ha visto una squadra sfortunata. Ha visto una squadra che non sapeva bene cosa fare della palla contro una che lo sapeva benissimo.

Il numero che nessuno vi ha messo davanti

Nel 2025/26 il Como ha chiuso con 71 punti e un costo rosa di 104 milioni di euro: 1,46 milioni per ogni punto conquistato, il rapporto migliore fra le prime della classifica (Calcio e Finanza, 29 maggio 2026).

I fratelli Hartono, proprietari indonesiani del club, hanno speso tanto. Ma hanno speso su un’unica direzione: un allenatore, il suo staff, giocatori scelti per quel gioco lì. Il resto della Serie A compra profili, poi cerca l’allenatore che li faccia stare insieme.

Il resto della giornata, senza sconti

Roma. Otto gol fatti, zero subiti, prima in classifica. Doppietta di Malen al 4’ e al 23’, Soulé al 25’, Rodrigo Mora al 65’. Quindici tiri con otto nello specchio: più di uno su due. Secondo Opta, ripreso da Sky Sport, Malen è il secondo giocatore giallorosso negli ultimi 65 anni a segnare almeno quattro reti nelle prime due giornate, dopo Montella nel 2004/05. Prima di scomodare parole grosse, però: le vittime si chiamano Fiorentina ultima e Lecce. Sabato arriva l’Atalanta, e lì si capisce.

Inter. Ventotto tiri a Cagliari per un solo gol, quello di Calhanoglu al 9’. Il Cagliari ha centrato la porta una volta in novanta minuti. Chi dice che l’Inter ha rischiato guarda il tabellone, non la partita. Ma 28 conclusioni per una rete è uno spreco che prima o poi si paga contro chi tira in porta.

Lazio. Frattesi ha segnato al 25’, dopo il gol di Bologna: a segno in entrambe le sue prime due presenze in biancoceleste. Sei punti su sei vincendo con il 46% del possesso, quindici tiri contro sette. Questa è una squadra che ha trovato una faccia. E però all’Olimpico c’erano 6.058 spettatori (Corriere dello Sport), con la campagna abbonamenti riaperta il 31 agosto fino all’11 settembre dopo una prima fase chiusa a poche migliaia di tessere, contro le 29.918 dell’anno scorso. Ecco la domanda che vale più di un risultato: quanto vale un club che vince e non riporta nessuno allo stadio? Perché i ricavi da stadio e il valore del brand si costruiscono lì, non in classifica.

Atalanta. Ha vinto 1-0 il Monday night con Samardzic al 90’+6’, su assist di Zalewski e con una respinta sbagliata di Skorupski. Sei punti, primissima fila. Ma il 38% di possesso e sei tiri totali dicono che l’Atalanta di Sarri, per adesso, è un trapianto ancora in corso. I punti stanno coprendo il cantiere. Va bene, purché in società lo sappiano.

Bologna. Zero punti e la parola sfortuna già pronta. Contro l’Atalanta: 62% di possesso, quindici tiri, un palo di Cambiaghi. E tre sole conclusioni nello specchio su quindici, dieci fuori. La sfortuna spiega lunedì sera. Non spiega la classifica.

Milan. Sei punti e nessuno che ne parli bene, il che è il vero risultato. Col Venezia: 57% di possesso, sedici tiri, quattro nello specchio, gol al 69’ e all’89’, primo centro in Serie A per Gonçalo Ramos. Vincere sbagliando dieci conclusioni può essere un limite o una risorsa: dipende da quanto dura.

Juventus. Due su due, e il 2-0 al Parma lo decidono i cambi di Spalletti: Nico Gonzalez al 62’, Koopmeiners all’88’, entrambi entrati dalla panchina. Diciotto tiri, cinque in porta, dieci corner, 23 falli commessi. Non è una squadra, per ora: è una rosa profonda che aspetta.

La domanda vera

Sabato alle 18 il Napoli va a San Siro con l’Inter. Alle 20:45 la Roma ospita l’Atalanta. Alle 15 la Fiorentina riceve il Torino, zero punti contro zero punti.

Se davvero i soldi comprassero i risultati, in testa ci sarebbero le squadre con la rosa più costosa e il Como sarebbe ottavo. Non è così. Allora: cosa state comprando davvero quando la vostra squadra annuncia un colpo, un giocatore, o un pezzo di un progetto che esiste già?

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Domenico Tovino è laureato in Giurisprudenza e praticante avvocato. Collabora con Il Mondo del Lavoro occupandosi di diritto del lavoro, attualità giuridica, impresa e relazioni industriali. Segue anche l’informazione sportiva, con particolare attenzione al calcio nazionale e internazionale.

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