Chi opta per la flat tax e, dunque, per il regime forfettario? Spesso si tratta di professionisti: 155mila avvocati, 70mila architetti e 43mila geometri. Poi ci sono 56mila barbieri, più di 20mila estetiste e altre figure professionali. Ciò che colpisce, però, è che, nel 46% dei casi, quei lavoratori non superino la soglia dei 20mila euro annuali di incasso. Eccolo l’identikit dei contribuenti che aderiscono al regime forfettario, contenuto nella relazione sul rendiconto recentemente diffusa dalla Corte dei conti.
Su 2 milioni e 27mila aderenti al regime forfettario basato sulla flat tax, circa 936mila non superano i 20mila euro annui, cioè 1.667 euro al mese. Tra questi, 72mila hanno addirittura indicato ricavi pari a zero nelle dichiarazioni dei redditi del 2025. Certo, è probabile che vi siano casi di sottofatturazione. Ma di sicuro un gran numero di forfettari è lontano dal livello massimo di ricavi e rientra a pieno titolo tra i piccoli contribuenti per i quali sono stati pensati vari regimi di favore, incluso quello dei minimi.
Qualche esempio? I dipendenti che hanno perso il lavoro e decidono di mettersi in proprio, i giovani alle prime armi, pensionati con attività collaterali. A queste categorie il regime forfettario garantisce più di un vantaggio: non solo l’aliquota ridotta al 15% (anziché quella Irpef dal 23% in su), ma anche la possibilità di determinare l’imponibile con coefficienti a forfait, non applicare l’Iva e quindi non presentare la relativa dichiarazione annuale, essere esonerati dalla ritenuta d’acconto e dagli obblighi di contabilità ordinaria. Barbieri ed estetiste forfettari, poi, sono avvantaggiati rispetto ai colleghi che rientrano nel regime ordinario: possono abbassare i prezzi senza rimetterci o mantenerli inalterati e avere un importo netto più alto.
Altri 700mila forfettari, pari al 36%, ricadono nella fascia con ricavi compresi tra 20mila a 50mila euro. Infine, sempre secondo la Corte dei conti, 81mila forfettari dichiarano ricavi superiori a 80mila euro, ma entro la soglia massima di 85mila. Si tratta di coloro che in autunno monitorano le fatture per evitare di sfondare il tetto e uscire dal regime forfettario a partire dall’anno successivo. I contribuenti vicini agli 85mila euro di ricavi sfruttano al massimo il risparmio fiscale garantito dalla flat tax.
I vantaggi, però, sono assicurati anche ad alcuni dei 276mila aderenti, pari al 14%, con ricavi tra 50mila e 80mila euro. In questa fascia si trovano autonomi e professionisti che sarebbero usciti dal regime forfettario se la soglia non fosse stata alzata da 65mila a 85mila euro dal governo Meloni. Ecco perché, per lo Stato, il costo dell’innalzamento si è rivelato superiore alle previsioni originarie. A questi contribuenti con ricavi elevati è legata buona parte della perdita di gettito dovuta al forfait, pari a 3,4 miliardi secondo quanto riportato nel Rapporto annuale sulle spese fiscali.
Questo dato è all’origine delle critiche mosse dall’Unione europea all’Italia non più tardi del 3 giugno scorso. Secondo il Consiglio, infatti, le flat tax rendono il sistema fiscale complesso e meno progressivo, oltre a erodere la base imponibile. Sul punto, però, la Corte dei conti predica prudenza, non essendo ancora disponibili «analisi sistematiche di confronto ex post tra il gettito effettivamente realizzato e quello che si sarebbe determinato in assenza del regime forfettario».

