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Attività solidali in orario di lavoro: in Italia cresce il volontariato di competenza

Dossier di Unioncamere: nel 2025 aumenta il numero di imprese che “prestano” i propri dipendenti a enti del terzo settore (complice il regime fiscale favorevole)

Dalla gestione delle emergenze scatenate da calamità naturali alla concessione di permessi speciali per la donazione del sangue. Sono tante le attività di volontariato che, nell’arco del 2025, circa 75mila aziende hanno consentito ai propri dipendenti di svolgere durante l’orario di lavoro. La tendenza, sottolineata dai vertici di Unioncamere, dimostra quanto in Italia si stia rafforzando il fenomeno del cosiddetto volontariato di competenza a sostegno del terzo settore.
Partiamo dai numeri. Nel 2025 ben 75.550 imprese con dipendenti hanno consentito ai propri collaboratori di svolgere attività di volontariato durante l’orario di lavoro. La crescita è evidente rispetto al 2024, quando quelle imprese sono state 10mila in meno. Le aziende più piccole, cioè quelle con meno di 50 dipendenti, sono oltre 67mila e rappresentano la parte più cospicua e quella che cresce di più: nel 2024 erano “soltanto” 57mila.
Sempre nell’arco del 2025 sono state 2.950 le imprese che hanno “prestato” i propri dipendenti a onlus del terzo settore. Ed è proprio questo il cuore del cosiddetto volontariato di competenza: una pratica che il legislatore ha deciso di premiare consentendo alle aziende di dedurre fino al 5 per mille delle spese relative all’impiego di lavoratori per prestazioni di servizi a favore di enti no-profit.
Anche sotto questo aspetto il fenomeno è in crescita. Le aziende che nel 2025 hanno messo le competenze professionali dei propri dipendenti a disposizione di enti del terzo settore sono aumentate di circa 200 unità rispetto al 2024. E il loro sforzo non è stato di poco conto, visto che i dipendenti “prestati” al terzo settore non sono quelli che svolgono semplici mansioni manuali ma professionisti con competenze specifiche soprattutto in ambiti come marketing, digital e attività legali. Si tratta, dunque, di collaboratori di cui le aziende fanno fatica a privarsi anche per periodi limitati e che, nello stesso tempo, sono in grado di favorire la crescita del personale delle onlus.
Quello dei servizi è il settore più direttamente coinvolto dal fenomeno del volontariato di competenza. In questo contesto spiccano i servizi avanzati alle imprese. Sono 450 su quasi 3mila, infatti, le imprese attive in questo specifico ambito che hanno messo i propri dipendenti a disposizione di enti no-profit del terzo settore soprattutto per l’affiancamento e il supporto nel digitale, oltre che per la pianificazione finanziaria.
«Il volontariato è un motore di coesione e di solidarietà – sottolinea Giuseppe Tripoli, segretario generale di Unioncamere – In particolare, il volontariato di competenza è una forma di cittadinanza attiva in cui i singoli mettono a disposizione della comunità non solo il proprio tempo, ma l’intero bagaglio professionale, tecnico e specialistico. Un modo semplice ma efficace con cui l’economia si pone al servizio del sociale, per farlo crescere anche rispetto alle trasformazioni in atto, a partire da quella digitale».

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Autrice - Articoli pubblicati: 2

Maria Ludovica, è una studentessa universitaria iscritta alla facoltà di Giurisprudenza presso la LUISS Guido Carli di Roma. Da sempre interessata al diritto del lavoro, ha sviluppato una forte attenzione verso i temi della tutela dei lavoratori, dei diritti sociali e delle dinamiche tra imprese e dipendenti. Il suo percorso di studi è orientato a costruire competenze solide in ambito giuridico, con l'obiettivo di operare nel settore del lavoro, anche in contesti sindacali o istituzionali.

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