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Meno tasse sugli aumenti: un segnale che va nella direzione giusta

C’è un principio semplice che dovrebbe guidare ogni politica fiscale: se aumenta il lavoro, non deve aumentare il prelievo.

C’è un principio semplice che dovrebbe guidare ogni politica fiscale: se aumenta il lavoro, non deve aumentare il prelievo.

Le novità introdotte dalla Legge di Bilancio 2026 e chiarite dall’Agenzia delle entrate con la circolare n. 2/E del 2026 vanno, finalmente, in questa direzione. La tassazione sostitutiva del 5% sugli aumenti contrattuali per i dipendenti del settore privato con reddito fino a 33mila euro e quella del 15% sulle indennità per lavoro notturno, festivo e su turni fino a 40mila euro rappresentano un cambio di passo culturale prima ancora che fiscale.

Non stiamo parlando di bonus temporanei o di interventi emergenziali. Stiamo parlando di un principio: l’incremento salariale non può essere neutralizzato dal fisco.

Nel dettaglio, la flat tax del 5% si applica agli aumenti derivanti dai rinnovi dei contratti collettivi del triennio 2024-2026 e comprende anche le somme collegate ad assenze retribuite per malattia, maternità, paternità o infortunio. È un elemento importante, perché riconosce continuità al reddito e tutela situazioni di fragilità.

Allo stesso modo, l’imposta sostitutiva del 15% su notturni, festivi, turni e reperibilità – entro il limite di 1.500 euro annui – valorizza quelle forme di lavoro che spesso garantiscono servizi essenziali e continuità produttiva. Chi lavora quando gli altri riposano non può essere penalizzato due volte: prima con l’orario, poi con la tassazione.

Queste misure non risolvono certo tutte le criticità del sistema tributario italiano. Ma indicano una direzione. E la direzione è quella della proporzionalità, della semplicità, della prevedibilità.

Da anni sosteniamo che la flat tax non è uno slogan ideologico. È un modello di stabilità fiscale. Significa dare ai cittadini e alle imprese regole chiare, aliquote comprensibili, meccanismi trasparenti. Significa ridurre la distanza tra Stato e contribuente.

La scelta di applicare automaticamente le aliquote sostitutive tramite il sostituto d’imposta – con possibilità di rinuncia – rafforza inoltre il principio della semplificazione. Meno adempimenti, meno incertezza, meno contenzioso.

È evidente che il tema non riguarda solo i lavoratori dipendenti. Riguarda l’intero impianto del nostro sistema fiscale. Se accettiamo l’idea che l’aumento del reddito da lavoro debba essere incentivato e non eroso, allora dobbiamo avere il coraggio di estendere questo approccio in modo strutturale.

L’Italia ha bisogno di un fisco che accompagni la crescita, non che la freni. Di un sistema stabile nel tempo, non modificato ogni anno. Di regole semplici che non costringano famiglie e imprese a vivere nell’incertezza.

Le misure sugli aumenti contrattuali e sul lavoro notturno rappresentano un segnale. Sta ora alla politica trasformare questo segnale in un percorso coerente di riforma.

Premiare il lavoro non è una concessione. È una scelta di civiltà economica.

E su questo terreno il confronto deve essere aperto, serio e concreto.

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Collaboratore - Articoli pubblicati: 9

Commercialista e tributarista, con una consolidata esperienza nella consulenza d’impresa e nel diritto tributario. Presidente di UIFOR – Unione Italiana Forfettari, il primo sindacato dedicato ai contribuenti in regime forfettario, affianca professionisti e imprese nella crescita e nell’innovazione, con uno sguardo particolare allo sviluppo del Mezzogiorno. Appassionato di economia, politica e cultura mediterranea, crede nella costruzione di reti e comunità come strumento di progresso. Vive tra Roma e il Sud Italia, da dove trae energia e ispirazione anche grazie alla sua famiglia e al territorio, che rappresentano la radice più autentica del suo percorso umano e professionale.

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