L’epoca delle «grandi dimissioni», ammesso che ci sia mai stata per davvero anche in Italia, è già finita. A prevalere ora è il «job hugging», ossia la tendenza delle persone a stare abbracciate al loro posto di lavoro il più a lungo possibile. La tendenza è stata rilevata dal Global Talent Barometer di ManpowerGroup, secondo cui due occupati su tre dicono di avere in programma la permanenza presso l’attuale datore di lavoro, seppur una quota superiore al 60% dice comunque di monitorare il mercato per eventuali alternative.
Dietro l’attaccamento degli italiani al proprio posto di lavoro c’è soprattutto il grande senso di incertezza a livello globale, ma anche il timore di non essere in grado di gestire l’ondata di intelligenza artificiale in arrivo. «I tassi di assunzione dei professionisti sono oggi del 20% inferiori ai livelli pre-pandemici», spiega Marcello Albergoni, country manager di LinkedIn Italia, a Repubblica. In Italia, d’altronde, più di sei professionisti su dieci dicono che è più difficile trovare un nuovo lavoro rispetto all’anno scorso. Un mercato reso ancora più ostico e competitivo dal ruolo sempre maggiore che le aziende riservano all’intelligenza artificiale. E infatti, non è un caso che nella top ten delle figure più richieste in Italia, secondo LinkedIn, ci sia l’ingegnere dell’intelligenza artificiale e al secondo posto il direttore IA.
Per quanto sempre più persone sembrano intenzionate a rimanere nell’azienda per cui lavorano, spesso non si esclude del tutto un possibile cambio di impiego. «Si chiamano “candidati passivi“, persone che non cercano attivamente ma se scovate da un’azienda potrebbero rispondere alla chiamata», spiega ancora Albergoni. L’attenzione è rivolta soprattutto ai lavoratori senior, che rischiano di trovarsi senza bussola di fronte alle trasformazioni in atto: «Il nostro modello di sviluppo ha ancora molta strada da fare in Italia, e la formazione è sicuramente un tassello fondamentale».

