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L’Intelligenza artificiale ci spazzerà tutti via?

Meno male che ci sono anche le soft skill: comunicazione efficace, gestione del tempo, intelligenza emotiva, leadership offriranno opportunità per diventare il più possibile indispensabili

Nell’ultimo film del regista sudcoreano Park Chan-wook “No Other Choice” il protagonista vive una situazione lavorativa difficile e il giorno di un colloquio che potrebbe risistemargli la vita gli viene posta una domanda non banale. “Qual è il suo punto debole?”. Con la risposta che dà non fa una grande figura e così il film prosegue fino a un finale dal retrogusto molto amaro.

Il portale Torcha è partito da una delle classiche domande che potrebbero essere fatte a un candidato durante il colloquio per tentare di allargare lo sguardo. In un’epoca nella quale si parla in continuazione di sostituzione dei lavoratori a causa dell’intelligenza artificiale, in molti si potrebbero chiedere quanto (e se) sono sostituibili.

Della questione si è occupato il Massachusetts Institute of Technology che alla fine del 2025 ha pubblicato uno studio con uno scenario preoccupante: negli Stati Uniti già oggi l’11,7% dei lavoratori sarebbe tecnicamente sostituibile da software di intelligenza artificiale capaci di fare il loro stesso lavoro. Vale per ambiti come la finanza e la salute.

Il cambiamento potrebbe fare breccia in più feritoie e i giovani sembrano quelli con le antenne più alzate per captare una possibile minaccia. Secondo una ricerca di Deloitte il 77% dei Millennial è convinto che l’IA avrà un impatto sul proprio lavoro. Positivo o negativo è ancora da capire, ma qualcosa senz’altro succederà. A prescindere da questo sono persone convinte che soft skill come capacità di empatia e leadership vadano sempre più coltivate se saranno i software a fare il grosso del lavoro.

Bisogna fare pace anche con un altro elemento: ci saranno tagli. Secondo The Future of Jobs Report 2025 del World Economic Forum, il 40% degli imprenditori è intenzionato a licenziare parte del personale là dove può automatizzare processi. Le competenze carenti sono il principale ostacolo al cambiamento e alla digitalizzazione per le aziende ed è per questo che la formazione d’impresa (così come quella individuale) può fare la differenza. La situazione complessiva è eloquente: il 59% dei lavoratori deve formarsi entro il 2030 a meno che non voglia perdere competitività sul mercato del lavoro.

E chi magari sta per entrare nel mondo del lavoro? Che succederà ai neolaureati alle prese con stage e prime esperienze? Gli esperti suggeriscono che a tendere le aziende automatizzeranno moltissimi dei compiti che finora sono stati affidati agli ultimi arrivati. Per loro rimane (nel migliore dei casi) l’occasione di apprendere un mestiere, magari con attività non stimolanti, ma che comunque li inseriscono all’interno di un’organizzazione. Con l’IA si ridurranno le occasioni di stage? Ai giovani saranno richieste specifiche abilità per essere selezionati?

Sono le competenze digitali in particolare che ci vedono in ritardo. Secondo i dati di Confindustria a fronte di circa 136mila annunci pubblicati su LinkedIn in un anno per questo tipo di figure appena 73mila nuovi professionisti entrano nel mercato del lavoro.

Significa che c’è molto bisogno di lavoratori, ma molte volte non scatta il match. In base ai dati di Unioncamere il mercato del lavoro italiano tra il 2025 e il 2029 esprimerà un fabbisogno compreso tra 3,3 e 3,7 milioni di occupati. E la maggior parte di queste nuove figure andrà a sostituire quelle destinate a breve alla pensione. Eppure queste stime potrebbero essere corrette al ribasso nel momento in cui una parte dovesse essere affidata all’IA.

Ciascuno ha il proprio punto debole, ma nel quadro complessivo ci aiutano altri numeri. Secondo l’Osservatorio HR Innovation Practice del Politecnico di Milano in Italia il 78% delle organizzazioni fa fatica ad assumere nuovo personale. E questo perché esiste uno skill gap: il 10% dei lavoratori deve essere formato entro fine decennio perché molte mansioni verranno automatizzate.

Cosa bisogna imparare? Sapere usare l’IA è un buon punto di partenza, così come specializzarsi il più possibile in materie come protezione dei dati e miglioramento dei processi. Ma ci sono anche le soft skill: in un mondo del lavoro futuro ci si attende che avranno un peso maggiore. Comunicazione efficace, gestione del tempo, intelligenza emotiva, leadership offrono opportunità per diventare il più possibile indispensabili.

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Redazione del quotidiano di attualità economica "Il Mondo del Lavoro"

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