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Pensioni, il gender gap non accenna a diminuire

Nel 2025 l'importo medio degli assegni liquidati alle donne è inferiore del 26,51% rispetto a quello degli uomini

Nel 2025 l’importo medio delle nuove pensioni liquidate alle donne è stata di 1.056 euro, inferiore del 26,51% all’importo medio liquidato agli uomini, pari a 1.437 euro.

Se si guarda solo alle gestioni previdenziali (esclusi quindi gli assegni sociali) per le donne l’importo medio è stato di 1.139 euro al mese a fronte dei 1.545 euro delle nuove pensioni liquidate agli uomini con una differenza del 26,28%.

Il dato risente sia della durata delle carriere, in genere più lunghe per gli uomini, sia degli importi degli stipendi, in media maggiori per gli uomini, ma anche del più basso tasso di occupazione delle donne, che più spesso sono poi titolari di pensioni ai superstiti.

Lo scorso anno, Istat ha certificato che, fra i dipendenti, le donne guadagnano il 5,6% in meno rispetto ai colleghi uomini.

La retribuzione oraria media maschile nel 2022 è stata pari a 16,8 euro, mentre quella femminile a 15,9 euro.

Ma attenzione: il gap tende ad ampliarsi tra i laureati tra i quali la retribuzione media oraria è di 20,3 euro lordi per le donne e di 24,3 euro lordi per gli uomini, che significa una differenza del 16%.

In parole povere, in un’azienda è come se un impiegato laureato portasse a casa 30 mila euro lordi e una donna laureata 25.200 euro lordi, cioè se i maschi avessero a fine anno a disposizione 4.800 euro in più delle colleghe.

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Redazione del quotidiano di attualità economica "Il Mondo del Lavoro"

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