La corsa all’intelligenza artificiale continua ad avere una serie di ricadute politiche ed economiche, da Nord a Sud. La costruzione di data center è ormai una questione nota a chi si occupa dei costi sociali ed ambientali della corsa all’AI: le enormi infrastrutture sono infatti estremamente costose in termini di energia e risorse.
Di tutti questi temi si è occupata Irene Doda su Wired: “Diverse comunità indigene, in tutto il mondo, hanno protestato contro la loro costruzione, lamentando l’appropriazione di terra, acqua e risorse . In un caso, in Brasile, la battaglia è arrivata in tribunale. Una delle contro-obiezioni a queste proteste è che i data center, e in generale gli investimenti di Big Tech, portino a una crescita dei posti di lavoro. Ma è davvero così?
Nel giugno scorso, il presidente cileno Gabriel Boric (uscente, le elezioni presidenziali si terranno domenica 16 novembre) ha annunciato con entusiasmo che un nuovo cluster di data center di Microsoft genererà oltre 81.000 posti di lavoro. La promessa appare come manna dal cielo per i cileni: nel paese, infatti la disoccupazione supera il 9%.
Alcuni dati smentiscono però questa previsione rosea. Un’analisi di 17 progetti di data center sottoposti a revisione ambientale in Cile dal 2012 mostra che, una volta ultimata la costruzione, queste strutture impiegano poco più di 1500 persone a tempo pieno. I data center presi in considerazione dalla ricerca sono sia di Google che di Microsoft. La media dei posti di lavoro creati da ciascun impianto è di circa 90 – ma in alcuni casi non superano i 20. È interessante osservare anche la tipologia di posti di lavoro creati: la maggior parte di essi riguarda posizioni come sicurezza, pulizie e manutenzioni di basso livello. Non ruoli tecnologici specializzati, come si potrebbe pensare.
Una situazione simile si ripete anche in altri contesti. Negli Stati Uniti, OpenAI sta costruendo i primi data center del gigantesco progetto Stargate, lanciato in partnership con Oralce. La prima infrastruttura vedrà la luce ad Abilene, in Texas e la sua costruzione impiegherà circa 1500 operai. Tuttavia, non appena i lavori saranno terminati solo un centinaio di persone vi lavorano stabilmente. La stima è stata fatta dall’Agenzia cittadina per lo sviluppo economico, ed è riportata dal Wall Street Journal.
Le aziende di AI e i vertici della politica continuano a vendere al pubblico la costruzione di data center come enormi opportunità occupazionali. OpenAI ha pubblicato un post in cui afferma che il progetto Stargate creerà “centinaia di migliaia” di posti di lavoro negli Stati Uniti. Donald Trump ha rincarato la dose, dicendo che centomila posti di lavoro saranno creati “quasi immediatamente”.
Dietro l’entusiasmo pubblico ci sono anche strategie geopolitiche ben precise. Il Cile, per esempio, sta cercando di posizionarsi come hub sudamericano per i data center, sfruttando la sua disponibilità di energie rinnovabili, per alimentare un settore notoriamente energivoro. La maggior parte dei centri dati si trovano nell’area metropolitana di Santiago. I residenti della capitale hanno protestato contro i progetti, soprattutto a causa dell’enorme consumo di acqua.
Diego Cortés, economista dell’Universidad Pedagógica Nacional di Bogotá spiega che “i posti di lavoro creati dai servizi cloud non sono necessariamente nuovi impieghi”. Un programmatore web, per esempio, può già essere impiegato quando la sua azienda decide di spostare i propri dati su un nuovo provider cloud. Questo passaggio, si per sé, non genera alcuna nuova occupazione. “Installare un data center”, spiega Cortés, “non significa automaticamente creare nuova domanda di lavoro.”
Secondo i permessi ambientali presentati da Google al Servizio di Valutazione ambientale cileno, il un nuovo data center progetto dell’azienda – che sarà costruito nell’area di Quilicura, una città nella provincia di Santiago – creerà non più di 223 posti di lavoro a tempo pieno nella fase operativa. Numeri molto diversi da quelli presentati pubblicamente da Google, tramite un report compilato dall’azienda di consulenza Deloitte. Google ha affermato che il suo progetto Quilicura ha “sostenuto” oltre cinquemila posti di lavoro tra il 2021 e il 2023. Deloitte non specifica come sia giunta a tali cifre, che includono posti di lavoro creati nei settori “edilizia, ingegneria, networking, energie rinnovabili, sicurezza e servizi, tra gli altri”. Il rapporto specifica che Deloitte si è basata su dati non verificati: i numeri sono stati forniti da Google stessa.

