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Ponte di Messina, una manna per il mondo del lavoro italiano (e perchè lo vuole soprattutto Salvini)

La ricerca Openeconomics sulla infrastruttura destinata a rivoluzionare il Sud. Ma a portare più ricchezza al Nord

È un sogno che, come italiani, ci portiamo dietro fin dalla nascita del nostro Paese: il primo a parlare della costruzione del ponte sullo Stretto di Messina fu, nel 1866, Stefano Jacini, ministro dei Lavori pubblici del governo La Marmora.

Sta di fatto che, nel documento programmatico sulla legge di Bilancio inviato dal governo a Bruxelles, il progetto è stato rilanciato (in pagina pubblichiamo alcuni rendering del progetto definitivo) e sono indicate le risorse affinché il sogno si avveri. Si tratta, per questa infrastruttura classificata come “opera d’interesse europeo”, di 12 miliardi (meno di 5 per il ponte in sé, il resto per le tante opere accessorie a terra che rivoluzioneranno le province di Reggio Calabria, dove, tra l’altro, sorgerà il centro direzionale progettato dall’archistar Daniel Libeskind, e Messina, dove è prevista anche la metropolitana).

A spingere affinchè il ponte finalmente si realizzi è soprattutto Matteo Salvini, ministro delle infrastrutture e dei trasporti, nonché leader della Lega. Il che sembrerebbe quantomeno curioso: perché il numero uno del partito a forte trazione nordista vuole fortemente una infrastruttura che cambierebbe il volto in primis del Mezzogiorno?

A ben vedere, la risposta è contenuta in uno studio sull’impatto economico di quest’opera realizzato dalla società Openeconomics: esso è stimato di quasi 20 miliardi. Secondo gli economisti, la spesa per la costruzione del ponte potrà contribuire alla formazione del prodotto interno lordo nazionale per 19,7 miliardi, con un saldo positivo per il sistema-Paese di poco meno di 7,5 miliardi.

Non solo: l’opera consentirà di dare lavoro a oltre 33mila occupati negli otto anni complessivi di cantiere. E solo di entrate fiscali si parla di un gettito di circa 8,8 miliardi.

Ma non è ancora tutto: i maggiori redditi delle famiglie saranno pari a 18,7 miliardi. E sempre Openeconomics ha calcolato un moltiplicatore di spesa pari a 1,83: ciò vuol dire che per ogni euro speso per la realizzazione del ponte, si produrranno in Italia 1,83 euro di Pil.

E comunque, tornando a Salvini: Openeconomics ha valutato che l’impatto dei 19,7 miliardi sul prodotto interno lordo andrà a beneficio non soltanto delle regioni maggiormente interessate, e cioè la Calabria e la Sicilia, e neppure esclusivamente di quelle meridionali, ma dell’intera economia nazionale.

Così, in Lombardia, regione che certo non gode direttamente dei benefici del ponte sullo Stretto ma culla del leghismo, l’impatto dell’opera raggiungerà addirittura i 5,6 miliardi, nel Lazio i 3,7: queste due regioni, da sole, assorbiranno rispettivamente il 29% e il 19% dei benefici sul prodotto interno lordo del ponte, ben più delle stesse Sicilia (che si ferma a 2,1 miliardi, pari all’11%) e Calabria (inchiodata a 1,9 miliardi, equivalenti al 10%). Tutte le altre regioni beneficeranno nel complesso del 32% di impatto sul Pil, pari a poco più di 6,3 miliardi.

Di conseguenza, anche i maggiori effetti positivi sul fronte dell’occupazione si vedranno in maniera sorprendente: del ponte, se ne avvantaggerà tutto il territorio italiano. Ma in Lombardia Openeconomics calcola 9.337 occupati in più; nel Lazio, 6.628; in Sicilia e in Calabria solo circa 6mila.

E anche se si guarda al contributo che il ponte determinerà in termini di maggiori redditi delle famiglie è ancora una volta la Lombardia a primeggiare col 27%, seguita dal solito Lazio col 18%, mentre tra Sicilia e Calabria ne beneficeranno il 22%.

Paradossalmente, Campania e Puglia, due regioni meridionali, saranno, invece, solo marginalmente toccate dall’impatto economico del ponte: nella prima l’impatto sul Pil sarà di 796 milioni e darà lavoro a 1.403 persone. Nella seconda l’impatto sarà pari a 482 milioni e l’occupazione connessa di 857 addetti. Insomma: il ponte bisogna farlo, si spera davvero che sia la volta buona. Anche perché a tutto c’è un perché.

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Redazione del quotidiano di attualità economica "Il Mondo del Lavoro"

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