Con le guerre in Medio Oriente e in Ucraina che non accennano a risolversi, la crisi dell’energia, l’inflazione che è tornata a correre così come lo spread, si profila una tempesta perfetta all’orizzonte?
La speranza, naturalmente, è che, magari con una maggiore flessibilità come chiesto dalla premier Meloni all’Unione Europea, la barca possa rimanere a galla.
Fatto sta che elementi di preoccupazione ci sono. Secondo alcuni analisti, anche osservando da vicino gli ultimi dati dell’occupazione.
Ad agosto, infatti, resta sui massimi (24 milioni e 352mila occupati), ma rallenta rispetto a luglio (-5mila) per il quarto mese di seguito.
Allo stesso tempo, si registra una crescita dei disoccupati (+48mila unità) che, però, questa è una buona notizia, è accompagnata da un calo degli inattivi (-21mila).
E comunque: secondo l’Istat, il tasso di occupazione si attesta al 63%, diminuisce tra i 25-34enni e i 35-49enni, cresce tra chi ha almeno 50 anni d’età ed è stabile nella fascia 15-24 anni.
Il tasso di disoccupazione (6,2%) sempre su base mensile cresce tra i 15-24enni e i 25-34enni ed è stabile tra chi ha almeno 35 anni di età; il tasso di inattività (32,7%) rispetto a luglio diminuisce in tutte le classi d’età, ad eccezione dei 35-49enni per i quali è in crescita.
Spostando invece il confronto con agosto 2025, su base annua, si contano 291mila occupati in più, ma anche il numero di disoccupati cresce di 129mila unità e quello degli inattivi diminuisce di 381mila unità.
Si assiste ad una ricomposizione dell’occupazione con più lavoro stabile sia nel confronto tendenziale che in quello congiunturale, tendenza che probabilmente è il frutto della difficoltà da parte delle imprese di reperire i profili cercati (il cosiddetto mismatch tra domanda e offerta riguarda quasi una assunzione programmata su due), che spinge a stabilizzare gli organici.
Rispetto ad agosto 2025, gli occupati permanenti sono 370mila in più, quelli a termine 157mila in meno e gli indipendenti crescono di 78mila unità. Anche rispetto a luglio 2026 gli occupati permanenti sono in crescita (+48mila), quelli a termine calano (-48mila) così come gli indipendenti (-5mila).
L’ufficio studi di Confcom evidenzia come tra gli occupati “i dipendenti a tempo indeterminato, che ormai rappresentano il 68,5% dell’occupazione totale, siano un segmento ancora in crescita. Ciò indicherebbe che le imprese non prevedono a breve un rallentamento significativo dell’attività economica”.
Allargando lo sguardo all’Europa, il nostro tasso di disoccupazione al 6,2% si confronta con il 6,4% dell’Eurozona e al 6,1% di media della Ue. Per la disoccupazione giovanile, il nostro 20,3% resta però ben al di sopra sia del tasso della Ue (15,4%) che dell’area euro (15%) e continua a collocare l’Italia agli ultimi posti.
Infine, resta ampio il divario di genere nel tasso di occupazione: 71,6% per gli uomini e 54,3% per le donne, con una distanza di quasi 17,3 punti percentuali.

