Come se il clima sociale in tutt’Italia non fosse già di per sé caldo, tra la protesta dei Tir al Sud e quella dei cosiddetti maranza al Nord, la Cgil di Maurizio Landini ha proclamato uno sciopero generale nazionale per venerdì 20 novembre 2026. Fatto sta la Cisl ha deciso di non aderire, giudicando l’iniziativa prematura rispetto alla manovra di Bilancio e quindi sostanzialmente “ideologica”.
Lo sciopero è stato annunciato il 17 ottobre, al termine della manifestazione “La Via Maestra” svoltasi a Roma, e formalmente proclamato dalla confederazione ieri, 21 ottobre. Come detto, coincide con la mobilitazione europea degli studenti e sarà il quinto sciopero generale indetto dalla Cgil nel periodo delle manovre del governo Meloni.
Ma cosa chiede la Cgil? In pratica, una “svolta” nella legge di Bilancio. Il sindacato di Landini contesta le politiche economiche e sociali dell’esecutivo. Tra le motivazioni indicate figurano l’impatto dell’inflazione e del carovita, la mancanza di risposte efficaci sull’energia, la richiesta di piena rivalutazione delle pensioni, il contrasto alla precarietà e la necessità di una riforma fiscale più equa.
Ma è dal punto più squisitamente politico che la Cgil mette il carico da novanta: il sindacato critica l’aumento delle spese per il riarmo. Secondo Landini, sottrae risorse a sanità, istruzione e politiche sociali. Il segretario generale, in ogni caso, ha parlato di una mobilitazione per “lavoro, diritti e giustizia sociale”, definendo lo sciopero un diritto costituzionale e uno strumento di solidarietà collettiva.
L’astensione, quindi, riguarderà l’intera giornata di lavoro nei settori pubblico e privato, compresi appalti e attività strumentali. Saranno garantite solo le prestazioni indispensabili nei limiti della legge 146/1990 e delle discipline di settore.
Le organizzazioni sindacali di categoria dovranno comunicare le modalità concrete di adesione, mentre la data del 20 novembre, come detto, è stata scelta anche per agganciarsi allo sciopero europeo degli studenti.
E comunque: la Cisl guidata da Daniela Fumarola ha respinto l’adesione con un documento del Consiglio generale diffuso ieri, 21 ottobre. La confederazione non condivide “il ricorso allo sciopero generale contro una manovra di Bilancio di cui non si conosce ancora il testo”.
Per la Cisl, lo sciopero generale è “uno strumento di ultima istanza” e deve poggiare su obiettivi precisi e motivazioni concrete, evitando di diventare un’iniziativa “generica o ideologica”. Il sindacato ritiene inoltre sbagliato chiedere ai lavoratori la perdita di una giornata di salario prima di conoscere i contenuti effettivi della manovra.
La linea della Cisl resta quella del “negoziare per decidere”. E la seguirà con un percorso autonomo di confronto sulla manovra e una campagna denominata “Patto che unisce”, con tappe previste a Genova, Gioia Tauro e Roma.
La spaccatura del fronte sindacale evidenzia quindi una nuova frattura tra le due principali confederazioni: la Cgil privilegia la pressione sociale e politica prima dell’approvazione della manovra, la Cisl chiede di attendere il testo per valutare misure e priorità. Più che altro, sembra un braccio di ferro che fa da prologo alla prossima campagna elettorale.

