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La scuola spesso è il piano B per chi vuole entrare nel mondo del lavoro, non a caso

Pur di entrare nel mondo del lavoro, un laureato che sceglie la cattedra guadagna il 33% in meno rispetto a chi il suo stesso grado d'istruzione ma è inserito in un altro campo professionale

Ieri, 5 ottobre, si è festeggiata anche in Italia la Giornata degli insegnanti. Ma, nel nostro Paese, quanto conviene entrare nel mondo della scuola?

Diciamo la verità: spessissimo è una sorta di piano B. E, a conti fatti, non a torto. Il nostro, infatti, è uno dei Paesi che paga di meno chi insegna.

Secondo l’Education at a Glance 2026 dell’OCSE, nell’area OCSE lo stipendio previsto per un docente con la qualifica più diffusa e 15 anni di esperienza va in media dai 60.437 dollari annui nella scuola dell’infanzia ai 68.928 dollari nella scuola secondaria superiore. In circa un quarto dei Paesi, invece, lo stipendio è uguale indipendentemente dal livello di istruzione in cui si insegna.

Fatto sta che conta anche la progressione di carriera. Per un docente della scuola secondaria inferiore servono in media circa 21 anni per passare dallo stipendio iniziale al livello massimo della scala salariale. Ma le differenze tra Paesi sono molto ampie: in Irlanda possono volerci 35 anni, mentre nei Paesi Bassi ne bastano 12.

In Italia, un insegnante di scuola media con 15 anni di esperienza guadagna il 33% in meno rispetto a un altro laureato. Siamo penultimi appena sopra gli Stati Uniti in cui un insegnante è pagato il 37% in meno rispetto a un altro laureato full time. In media, nei Paesi OCSE, un insegnante guadagna il 9% in meno rispetto a un altro laureato.

Il Portogallo, in tal senso, è un’eccezione: gli insegnanti guadagnano il 25% in più di un laureato impegnato in un altro campo.

Per quanto riguarda la crescita degli stipendi, tra il 2015 e il 2025, nei Paesi con dati comparabili, le retribuzioni iniziali (ovvero gli stipendi degli insegnanti all’inizio della carriera, cioè lo stipendio previsto per un docente che entra nella professione) sono aumentate in media del 18% al 20%, mentre quelle dei docenti con 15 anni di esperienza sono cresciute del 6% al 7%. Considerando gli stipendi effettivi, tra il 2015 e il 2025 le retribuzioni reali degli insegnanti della primaria e della secondaria sono aumentate in media del 17%.

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Redazione del quotidiano di attualità economica "Il Mondo del Lavoro"

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