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Salario “giusto” o salario povero. Il nodo resta aperto

Contratti diffusi, retribuzioni basse. La proposta del sindacato SLE: soglia legale a 9 euro l’ora

Nel giorno della Festa dei Lavoratori, il sindacato SLE interviene sul tema del “salario giusto” previsto dal decreto lavoro del Governo.
Il punto è chiaro. Il decreto non introduce un salario minimo legale uguale per tutti. Collega il concetto di “salario giusto” alle retribuzioni dei CCNL firmati dalle organizzazioni più rappresentative, cioè CGIL, CISL e UIL.
Prevede anche incentivi per le imprese che applicano questi contratti.
Qui nasce il problema. In Italia quei contratti coprono circa il 96-97% dei lavoratori. Quasi tutti i salari dipendono da questi accordi.
Eppure i dati restano critici: 3-4 milioni di lavoratori prendono meno di 9 euro l’ora. Tra il 25% e il 29% dei rapporti di lavoro sta sotto questa soglia. Non si parla di lavoro nero. Si parla di lavoro regolare, con contratti validi.
Alcuni esempi di minimi orari: ⁠agricoltura, circa 5,8 euro; vigilanza privata, circa 5,7 euro; multiservizi e pulizie, circa 7 euro; edilizia livelli di ingresso, circa 5,5 euro; logistica e appalti, circa 7 euro.
Sono salari legali. Restano bassi. In molti casi non bastano a vivere.
Il decreto, di fatto, rafforza questo sistema. Dà un riconoscimento formale a livelli retributivi già esistenti.
Interviene Raffaele Tovino, segretario generale SLE: “Un salario non diventa giusto perché è dentro un contratto. Oggi milioni di lavoratori sono poveri anche se in regola. Senza una soglia minima per legge, il salario giusto resta una formula vuota”.
La posizione del sindacato è netta: serve un salario minimo legale non sotto i 9 euro l’ora. Il nodo resta politico e sociale. Non tutto ciò che è contrattuale è equo. Un salario basso, anche se regolare, resta un salario povero.

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Collaboratore - Articoli pubblicati: 28

Giornalista con oltre quindici anni di esperienza, specializzato in lavoro, economia e società. Noto per le sue analisi approfondite e lo stile equilibrato, si concentra sull'impatto delle politiche e dei trend sul tessuto sociale ed economico italiano. Ha iniziato la sua carriera in testate locali, sviluppando una profonda comprensione delle dinamiche del mercato del lavoro e delle sfide sociali a livello regionale.

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