In Italia ci sono milioni di lavoratori in regime forfettario. Non è un settore di nicchia, non è un esperimento del legislatore, non è una categoria da sopportare per gentile concessione. È una componente strutturale del sistema economico. Libero professionismo, microimprenditoria, consulenza, artigianato, digitale, commercio, servizi alla persona. Parliamo di una platea trasversale, giovane, produttiva, che spesso non si vede ma che c’è. E regge. Fa girare l’Italia ogni giorno. Ma mentre contribuisce al sistema, il sistema si dimentica di lei. Quella dei forfettari è oggi la categoria più numerosa e insieme la meno rappresentata del panorama italiano. Non ha voce, non ha peso, non ha interlocutori. Non ha, in sostanza, né potere né protezione. È un paradosso che non può più durare.
Chiamati “semplificati”, nella narrazione pubblica vengono spesso liquidati come fortunati. In realtà, troppo spesso sono solo abbandonati. Senza sostegno al reddito, senza ammortizzatori, senza accesso agevolato al credito, senza spazi di rappresentanza. Pagano tutto, ricevono quasi nulla. Nessun contratto collettivo, nessuna previdenza complementare di categoria, nessuna tutela se l’attività si interrompe. La semplificazione fiscale è stata la scusa perfetta per lasciarli fuori da tutto il resto.
Ma adesso qualcosa si muove. O meglio: qualcuno si organizza. UIFOR – Unione Italiana Forfettari – nasce per colmare questo vuoto. È il primo sindacato nazionale pensato e guidato da chi vive il forfettario, non da chi lo studia da fuori. Non è un’associazione generica, non è un comitato di protesta: è una struttura concreta, con proposte legislative, con una visione chiara e con l’ambizione di portare i forfettari finalmente al tavolo dove si decidono le regole. Il nostro obiettivo è rompere l’isolamento. Non vogliamo spiegare le regole, vogliamo cambiarle.
Nel 2026 il nostro lavoro sarà netto: vogliamo introdurre strumenti nuovi e concreti. Le Società tra Forfettari, per permettere a più professionisti di lavorare insieme senza perdere i benefici del regime agevolato. Le Cooperative di Forfettari, per abbattere i costi, accedere al credito, condividere servizi. Una previdenza complementare costruita su misura. Un fondo di microcredito autonomo. E, soprattutto, il riconoscimento legale della rappresentanza forfettaria. Se una categoria è così estesa e vitale, non può restare fuori dai tavoli istituzionali, né continuare a essere trattata come un codice fiscale.
Oggi chi lavora con partita IVA in forfettario non ha nulla di “semplificato”, se non la contabilità. Il resto è tutto complesso, tutto rischioso, tutto sulle spalle. Non chiediamo privilegi. Chiediamo equità, riconoscimento, dignità. Il lavoro autonomo non può essere sinonimo di solitudine. È tempo che il legislatore, i media, i sindacati tradizionali prendano atto che esiste un mondo che è fuori dai contratti, fuori dai saloni, fuori dai titoli di giornale, ma che tiene in piedi una parte intera dell’economia italiana.
Il tempo dei forfettari è arrivato. Lo abbiamo detto. Ora lo stiamo dimostrando. Non aspetteremo più.

