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Il ministero del Lavoro lancia l’Osservatorio sull’Intelligenza artificiale nel mondo del lavoro

Per World Economic Forum, entro il 2030, si prevedono 92 milioni di posti di lavoro persi, ma 170 milioni di nuovi creati

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha pubblicato nei giorni scorsi il documento “Verso l’Osservatorio sull’adozione di sistemi di intelligenza artificiale nel mondo del lavoro – Raccolta di contributi a supporto dell’avvio dei lavori dell’Osservatorio”.

Si tratta di una raccolta strutturata di contributi eterogenei, redatti da soggetti pubblici e privati di contesti istituzionali, amministrativi, produttivi e di ricerca. L’obiettivo è supportare la fase preliminare dell’Osservatorio nazionale sull’adozione dell’IA nel settore lavorativo, offrendo un quadro articolato e non uniforme della transizione in corso, in linea con le aree tematiche prioritarie dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro.

La prefazione è firmata dalla ministra Marina Calderone, che descrive l’intelligenza artificiale come una tecnologia in rapida espansione, capace di automatizzare compiti complessi e risolvere problemi in ambiti disparati: dalla ricerca scientifica al mercato azionario, dalla robotica alla giustizia, dall’industria alle auto a guida autonoma. “L’IA rappresenta una novità destinata a condizionare ogni aspetto della società, incluso il mondo del lavoro – avverte la ministra – Essa coniuga opportunità tecnologiche con la necessità di salvaguardare occupazione e diritti dei lavoratori, ma solleva anche rischi concreti, come la perdita di posti in settori a bassa specializzazione”.

Calderone cita un’analisi del World Economic Forum: entro il 2030, si prevedono 92 milioni di posti di lavoro persi, ma 170 milioni di nuovi creati. Questo mutamento richiederà un “reskilling” massiccio della forza lavoro, con una domanda esplosiva di competenze in IA, big data e cybersecurity. Al contempo, abilità umane come pensiero creativo, resilienza e flessibilità resteranno indispensabili.

Il documento include un contributo di Unioncamere, ripreso dal Sole 24 Ore, che evidenzia le professioni più richieste e difficili da reperire nel 2025, soprattutto per il digitale. Per le competenze in comunicazione visiva e multimediale, le aziende fatichino a trovare matematici, statistici e analisti dei dati (80,2%), progettisti e amministratori di sistemi (78,8%) e ingegneri dell’informazione (74,3%). Per i metodi matematici e informatici, i profili più carenti sono matematici, statistici e analisti dei dati (81,7%), progettisti e amministratori di sistemi (79,7%) e ingegneri dell’informazione (79,4%). Nelle competenze matematico-informatiche, emergono difficoltà per tecnici della gestione di cantieri edili (76,6%), tecnici delle costruzioni civili (72%) e tecnici della sicurezza sul lavoro (71,3%).

Unioncamere punta i riflettori sulle carenze in ambito Stem: fisici e astronomi (93,6%) e ingegneri elettrotecnici (91,8%) sono i più introvabili. Tra le professioni tecniche con competenze digitali integrate, spiccano tecnici del risparmio energetico e delle energie rinnovabili (90,1%), tecnici della conduzione di impianti produttivi in continuo (89,7%) e periti, valutatori di rischio e liquidatori (72%).

Questo Osservatorio si profila come strumento chiave per navigare la transizione digitale, promuovendo formazione e politiche inclusive. Il documento invita a un approccio equilibrato, dove innovazione e tutela sociale procedano di pari passo.

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Redazione del quotidiano di attualità economica "Il Mondo del Lavoro"

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