Per le figure junior, un elemento può fare la differenza durante il colloquio: il volontariato e la certificazione delle abilità e capacità maturate potrebbero far cambiare idea a molti. Donare il proprio tempo e le proprie energie per una causa di qualunque tipo diventa più importante in sede di colloquio o concorso, a patto che si rispettino determinati criteri.
Le novità sono contenute nel decreto numero 248 pubblicato in Gazzetta Ufficiale a fine ottobre scorso. L’obiettivo è, come si legge nella norma, “promuovere il volontariato, in particolare tra i giovani, quale esperienza che contribuisce alla formazione e alla crescita umana, civile e culturale della persona”.
Secondo l’ultima fotografia dell’Istat, pubblicata nell’estate 2025, sono 4,7 milioni le persone dai 15 anni in su che hanno svolto attività di volontariato in Italia (il dato riguarda il 2023). Si tratta di un numero importante (è quasi il 10% della popolazione), ma in calo di oltre il 3% rispetto al 2013.
Il fenomeno si può collegare a una generale disaffezione verso il volontariato che coinvolge anche le nuove generazioni. A evidenziarlo è sempre l’Istat: in dieci anni il calo più importante di volontari (-4%) si è registrato tra gli studenti. A svolgere un ruolo centrale e stabile nei numeri sono invece i pensionati.
Illusorio pensare che basti un decreto per invertire il trend e aumentare il numero di giovani che decidono di donare il proprio tempo per un’associazione, una ONG o una attività benefica. Rappresenta comunque un messaggio da parte delle istituzioni per riconoscere e certificare competenze, soft e hard skill, che si apprendono nel corso di ore sottratte a tempo libero o studio. Ed è anche un suggerimento alle aziende affinché tengano in considerazione certi percorsi professionalizzanti.
Per vedersi riconoscere queste competenze (da far valere in sede di colloquio o in un concorso) il decreto chiarisce: sono volontari quelle persone che “svolgono la loro attività in modo non occasionale per il tramite degli enti del Terzo settore”. Tra i requisiti minimi occorre aver collezionato 60 ore negli ultimi 12 mesi ed essere stato seguito da un tutor durante il percorso.
Chi pensa di essere in linea con questo standard può dunque fare riferimento all’ente del Terzo Settore di riferimento e richiedere questo certificato spendibile non soltanto in ambito lavorativo, ma anche universitario. Poche settimane fa il presidente della Repubblica Sergio Mattarella spiegava che “quella del volontariato è una forza spontanea a servizio della persona, una risorsa che si affianca alle istituzioni preposte al soccorso e alla ricostruzione, conferendo maggiore efficacia alla loro attività”. Ma è anche un elemento che professionalizza l’individuo e lo aiuta nella ricerca di un lavoro.
Le competenze che si possono maturare in un’attività di volontariato sono diverse: capacità di organizzare un evento, di lavorare in team, di collaborare con vari soggetti, di gestire lo stress, di battersi per una causa in cui si crede. Sono elementi non molto differenti da quelli che un recruiter cerca, specie tra i giovani.
Ma come si suddividono le aree del volontariato in Italia? Sono aumentati i volontari in ambito ricreativo e culturale (+6,4%), assistenza sociale e protezione civile (+7,7%) e ambiente (+1,7%); mentre sono diminuiti in ambito religioso (−5,8%), sportivo (−1,9%) e sanitario (-1,3%).
Come per altri fenomeni ci sono anche importanti divari di carattere territoriale. Al Nord l’8,2% ha partecipato ad attività di volontariato (nel Nord Est il picco è del 9,1%), mentre nel Mezzogiorno queste persone rappresentano il 3,6% della popolazione.

