La Commissione paritetica nazionale per il settore domestico, riunita al Ministero del Lavoro, ha deliberato un incremento dei minimi retributivi per colf, badanti e baby sitter.
L’adeguamento si basa sull’indice FOI dell’Istat sul costo della vita (art. 38 CCNL) e sull’aumento previsto dal recente rinnovo contrattuale (art. 55). Risultato: retribuzioni mensili in crescita da 46 euro lordi, con picchi oltre i 1.400 euro per i profili più qualificati.
Tutti i livelli contrattuali beneficiano dell’aggiornamento. Orario per livello B (colf): da 6,68 a 7,01 euro. Per badanti di persone autosufficienti e baby sitter (livello BS): da 7,10 a 7,45 euro. Livello CS (assistenza a non autosufficienti): da 8,49 a 8,91 euro. In regime di convivenza, l’incremento medio mensile è di 55,98 euro, portando il totale a 1.193,84 euro, più indennità di vitto e alloggio.
“Questo intervento tutela il potere d’acquisto dei lavoratori e allinea le retribuzioni alla realtà economica”, spiega Alfredo Savia, presidente di Nuova Collaborazione. “Il CCNL resta il faro per diritti, tutele e regole certe, favorendo rapporti regolari tra lavoratori e famiglie. Il lavoro di cura sostiene il welfare italiano: assiste anziani non autosufficienti, aiuta i genitori a conciliare famiglia e lavoro. Riconoscerlo economicamente ne valorizza il ruolo sociale”.
Dati Inps 2025 confermano: oltre 817mila lavoratori domestici regolari hanno versato contributi per almeno un mese. Eppure, persiste il sommerso, le “vite fantasma” di chi opera senza contratto, come emerge dallo studio “Lavoro domestico e formazione” di Nuova Collaborazione e Centro Einaudi. Qui, l’aggiornamento retributivo gioca un ruolo regolatorio chiave: premia il lavoro di cura, agevola famiglie nella gestione trasparente e rafforza la stabilità del settore.
In un contesto di invecchiamento demografico e pressure familiari, questi aumenti non sono solo correttivi salariali, ma un investimento nel welfare familiare. Favoriscono l’emersione dal nero, riducono il gender gap nel lavoro domestico – spesso appannaggio di donne immigrate – e promuovono formazione per qualificare il settore. Le famiglie, principali datori, guadagnano certezze; i lavoratori, dignità economica. Un passo verso un mercato del lavoro più equo e sostenibile.

