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Prendersi cura di un familiare significa sacrificare il 30% del reddito

Il sondaggio dell'associazione "Nuova collaborazione" sul lavoro domestico

La cura dei familiari non è più solo un impegno privato, ma una “questione economica strutturale” che minaccia gli equilibri finanziari delle famiglie italiane. È quanto emerge da un sondaggio promosso da “Nuova Collaborazione”, l’associazione nazionale dei datori di lavoro domestico, realizzato su un campione di associati per analizzare l’impatto dei bisogni di assistenza e del lavoro domestico.

Il bisogno che pesa di più sui bilanci familiari è l’assistenza a una persona con disabilità, citata dal 40% degli intervistati. Al secondo posto si colloca l’assistenza continuativa a un anziano (33,8%).

Questi dati delineano un’Italia in cui la non autosufficienza – legata a disabilità o età avanzata – emerge come la principale pressione economica sulle famiglie. Il fattore più allarmante è che, per il 33,8% di esse, la spesa per la cura supera il 30% del reddito mensile disponibile.

L’indagine rivela anche un effetto a catena sul mercato del lavoro. Nel 53,8% dei casi, senza un supporto adeguato per la cura, è una donna della famiglia a ridurre o abbandonare l’attività lavorativa retribuita. Questo fenomeno accentua le disuguaglianze di genere e limita la partecipazione femminile al mondo del lavoro, un tema già al centro del dibattito nazionale sulla conciliazione tra vita familiare e professionale.

“Nuova Collaborazione” sottolinea come questi bisogni stiano diventando una variabile strutturale dell’economia domestica, con ricadute potenzialmente macroeconomiche. In un contesto di invecchiamento demografico – con oltre 13 milioni di over 65 in Italia secondo i dati Istat più recenti – e di carenza di servizi pubblici, le famiglie ricorrono sempre più a soluzioni private, come badanti e collaboratori domestici.

Il sondaggio, pur limitato al campione degli associati, offre un’istantanea preziosa: evidenzia la necessità di politiche che alleggeriscano il carico, dal potenziamento del fondo per la non autosufficienza alla defiscalizzazione dei costi di cura.

Esperti del settore, contattati dall’associazione, confermano che senza interventi mirati, il fenomeno potrebbe aggravare la crisi demografica e la produttività nazionale. “La cura non è un lusso, ma un investimento sociale”, si legge nel comunicato, che invita governo e Parlamento a considerare questi dati per le prossime leggi di bilancio.

Il sondaggio di Nuova Collaborazione rappresenta un campanello d’allarme per ridisegnare le priorità della spesa pubblica.

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Redazione del quotidiano di attualità economica "Il Mondo del Lavoro"

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