In Italia superano i 4 milioni le Partite Iva e sono concentrate nel commercio (22%) e nell’edilizia (12%). Sta di fatto che inglobano molti freelance che la preferiscono rispetto al lavoro dipendente per la maggiore libertà che garantisce: ben un professionista su due cita questo motivo come il principale a capo della sua scelta.
Un sondaggio di Fiscozen su oltre 40mila Partite Iva, come evidenzia una ricerca di Torcha, classifica i codici Ateco per fatturato medio annuo nel 2025. Attenzione: il fatturato va tassato. Nel regime forfettario (fino a 85mila euro), l’imposta sostitutiva è al 15% (5% i primi 5 anni per nuove attività).
Ma quali sono le Partite Iva più ricche? Chi se la passa meglio? Coloro che segnano i fatturati più alti sono i medici specialisti (cardiologi, psichiatri, pediatri, ginecologi, radiologi) con 58.365 euro. Seguono gli addetti alla produzione cinematografica/video/TV (40.822 euro) e gli elettricisti specializzati (40.062 euro).
Non se la passano male anche i content creator e gli influencer marketing (+23% sul 2024, a 39.947 euro), grazie anche al codice di condotta e alle linee guida per la trasparenza.
Crescite rilevanti anche per agenti immobiliari (+17,6%), formatori sportivi (+15,7%), agenti assicurativi (+15%) e attività psicomotorie e di recitazione (+12%).
Le Partite Iva che se la passano peggio, invece, sono quelle degli scrittori, autori, artisti visivi, content creator multimediali, designer di gioielli e artigiani creativi con 7.364,95 euro annui.
Penultimi i consulenti d’immagine e gli organizzatori di eventi e cerimonie (9.498,22 euro). Seguono gli addetti alla custodia degli animali (11.813,91 euro) e i creativi per web/packaging (12.548,65 euro).
Certo: c’è da dire che i dati possono essere influenzati dall’evasione, ma un rapporto di Banca d’Italia indica un miglioramento: da 97 miliardi nel 2017 a 72 miliardi oggi (-25 miliardi), con propensione scesa di 6 punti (dal 21%). Merito di fatturazione elettronica e SIF potenziato.
Un buon risultato se si pensa che l’evasione penalizza i contribuenti onesti; tra i più “inaffidabili” (Dipartimento Finanze), bar e ristoranti dichiarano poco sopra 15mila euro.
In conclusione, alcune professioni sorprendono per i guadagni. L’83% dei liberi professionisti non tornerebbe indietro: lavorare liberamente rappresenta un’opportunità per i giovani in un mercato del lavoro in evoluzione.

