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Tutti cercano alleanze. Ma chi pensa a cambiare l’Italia?

La politica dovrebbe chiedersi se il nostro modello funziona ancora. Il Sud avrebbe molto da dire

In questi giorni osservo la politica italiana e, lo confesso, a volte mi viene da sorridere. Si incontrano tutti, si cercano, si studiano. Meloni dialoga con Cateno De Luca, Salvini ragiona sulla “nuova” Lega federale e sull’autonomia, Renzi prova a dare una casa ai riformisti. Dall’altra parte Schlein, Conte, Bonelli e Fratoianni cercano un modo per stare insieme.

Per carità, le alleanze servono. Non mi scandalizzano, anzi. Ma mentre si discute di chi debba stare con chi, mi chiedo: qualcuno si sta domandando se il modello di Paese che abbiamo costruito funzioni ancora?

Negli ultimi trent’anni abbiamo cambiato governi, maggioranze, partiti e nomi dei partiti. Eppure, quando parlo con le persone, ritrovo spesso gli stessi problemi. Un ragazzo che parte perché non trova opportunità. Una coppia che rinvia il progetto di avere figli. Un artigiano che passa più tempo dietro alle carte che nel suo laboratorio. Un sindaco che conosce benissimo i bisogni del paese, ma non ha strumenti e risorse per affrontarli.

A queste persone interessa poco la fotografia del prossimo accordo politico. Vogliono capire se la loro vita potrà migliorare.

E allora forse dovremmo avere il coraggio di discutere non soltanto di chi governa, ma di come governiamo. Continuiamo a parlare di crescita guardando soprattutto al PIL. È importante, certo. Ma se un territorio produce di più e intanto perde giovani, scuole, negozi e servizi, siamo sicuri che stia davvero meglio?

Lo stesso vale per l’autonomia. Non basta spostare una competenza da Roma a un capoluogo regionale per avvicinare la politica ai cittadini. Bisogna chiedersi chi decide, con quali risorse, con quali responsabilità e con quali garanzie per chi vive nei territori più fragili.

Io parto da una convinzione semplice: l’Italia non è tutta uguale. E non è neppure divisa in due, un Nord da imitare e un Sud che deve rincorrere. Esistono tante Italie. Una città come Roma ha problemi diversi da quelli di un borgo dell’Appennino. Un territorio agricolo, una costa turistica e un distretto industriale non possono vivere dentro la stessa ricetta.

È questo il senso che attribuisco all’Unione delle Autonomie: riconoscere le differenze senza trasformarle in disuguaglianze. Dare responsabilità ai territori, senza lasciare nessuno solo. Far cooperare Comuni, imprese e comunità, anziché costringerli a contendersi ogni occasione.

E il Sud? Vorrei smettessimo di raccontarlo soltanto come un luogo da recuperare. Il Sud può proporre qualcosa al resto del Paese: un altro rapporto con il tempo, con le relazioni, con i luoghi. Non significa ignorare ciò che non funziona. Significa smettere di pensare che il futuro consista sempre nel diventare la copia di qualcun altro.

Da qui nasce anche il mio interesse per un Mediterraneo più unito. Prima delle grandi formule istituzionali, cominciamo a collegare città, università, imprese, porti, persone. E poi troviamo il coraggio di immaginare più lontano.

Non ce l’ho con Meloni, Salvini, Renzi, Schlein, Conte, Bonelli, Fratoianni o De Luca perché cercano intese. Chiedo soltanto che, insieme ai tavoli sulle alleanze, se ne apra uno sul modello di Italia che vogliamo tra vent’anni.

Perché possiamo anche trovare la coalizione perfetta sulla carta. Ma se continuiamo a dare le stesse risposte a una società che è cambiata, il giorno dopo le elezioni ci ritroveremo punto e a capo.

Ecco la domanda che vorrei mettere sul tavolo: stiamo lavorando per costruire la prossima maggioranza o per rendere migliore la vita di chi abita questo Paese?

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Collaboratore - Articoli pubblicati: 29

Commercialista e tributarista, con una consolidata esperienza nella consulenza d’impresa e nel diritto tributario. Presidente di UIFOR – Unione Italiana Forfettari, il primo sindacato dedicato ai contribuenti in regime forfettario, affianca professionisti e imprese nella crescita e nell’innovazione, con uno sguardo particolare allo sviluppo del Mezzogiorno. Appassionato di economia, politica e cultura mediterranea, crede nella costruzione di reti e comunità come strumento di progresso. Vive tra Roma e il Sud Italia, da dove trae energia e ispirazione anche grazie alla sua famiglia e al territorio, che rappresentano la radice più autentica del suo percorso umano e professionale.

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