La Manovra finanziaria licenziata ieri, 28 ottobre, dal Governo meloni non prevede la pensione a 64 anni per tutti. Bensì, una sorta di compromesso che, in particolare, prevede una novità: un fondo per la flessibilità in uscita da 850 milioni.
Come sarà utilizzato? Ufficialmente, lo si saprà con un decreto legge che dovrebbe essere varato a gennaio. Ma tra le ipotesi fatte circolare da Palazzo Chigi c’è quella di legare il pensionamento all’assunzione di un giovane. Come dire: si vuole rilanciare una sorta di staffetta generazionale.
In ogni caso, l’idea di consentire ai lavoratori di andare in pensione a 64 anni di età e 36 di contributi calcolando l’assegno col metodo contributivo è stata archiviata. Questa possibilità, ad oggi, rimane solo per chi ha cominciato a lavorare dopo il 1995. Per chi ha cominciato prima, l’età di pensionamento resta a 67 anni e un mese dal 2027.
La legge di Bilancio, in ogni caso, prevede anche misure a sostegno delle imprese con sostegni per energia, innovazione e investimenti. Viene rafforzato il credito d’imposta per gli investimenti nella Zes unica con 2,4 miliardi di euro nel 2027 e di ulteriori 1,25 nel 2028.
Finanziati anche il cloud computing, l’agricoltura, la pesca e il turismo con la proroga di ulteriori sei mesi della sospensione della plastic tax e della sugar tax.
In particolare per il Mezzogiorno, si è detto soddisfatto il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega al Sud, Luigi Sbarra: “Con la legge di Bilancio, il Governo conferma e rafforza la strategia a favore degli investimenti nel Mezzogiorno stanziando 2,4 miliardi di euro, cifra più alta di sempre, per la ZES Unica. Una scelta concreta che dimostra l’attenzione del Governo per il Sud e punta a trasformare le potenzialità dei territori in nuove opportunità di crescita e occupazione.”

