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Sesta giornata di Serie A: Inter e Lazio volano a braccetto, il Cagliari alza il muro d’Europa, il Napoli cambia pelle e il Milan si ferma ancora

In vetta i nerazzurri di Chivu e una Lazio alla miglior partenza della sua storia viaggiano appaiate, mentre il Cagliari di Pisacane si installa al quarto posto con la difesa meno battuta dei cinque grandi campionati europei, alla pari con la Roma. Dietro, tre gare di cartello raccontano tre stati d'animo diversi: gli azzurri trovano la versione che Allegri cercava, il big match del Sinigaglia si spegne nella paura reciproca, il Milan impatta a Reggio Emilia e lascia scappare le prime.

Napoli-Frosinone, il cambio di pelle che Allegri cercava

Il 3-0 del Maradona è il risultato meno interessante di questa partita: quello che conta è il modo in cui è arrivato. Allegri ha spostato il Napoli sulla difesa a tre, con Marin e Badiashile ad allargare Rrahmani, e ha costruito davanti un sistema che non chiede più al centrocampo di sostenere tutto il peso della manovra. Ne esce una squadra che si allunga meno, concede meno campo centrale e permette a De Bruyne di agire appena dietro gli attaccanti senza doversi preoccupare di rientrare trenta metri a ogni perdita di palla. Il belga ha ripagato la scelta con una doppietta che è la fotografia del suo ruolo nuovo: il rigore che sblocca, poi il colpo nel recupero che certifica il controllo.

Il merito della serata, però, va cercato anche in quello che il Frosinone non è riuscito a fare. Alvini aveva impostato la gara su un blocco medio che invitava il Napoli a giocare esternamente per poi aggredire la riconquista. Il piano ha tenuto venticinque minuti, poi il rigore ha scoperchiato la partita e la squadra ciociara si è trovata a inseguire una gara che non poteva più essere difensiva. Palmisani ha evitato un passivo più severo, ma davanti è mancata completamente la connessione con la prima linea. Il rientro di McTominay nella ripresa ha aggiunto l’ultima tessera, e Allegri ha potuto osservare per mezz’ora la versione completa della squadra che ha in testa.

Como-Roma, il big match che si è annullato da solo

Lo 0-0 del Sinigaglia è il tipo di pareggio che non lascia niente al tabellino e molto all’analisi. Fabregas e Gasperini hanno impostato la gara sulla stessa idea, aggredire alto per rubare il pallone nella metà campo avversaria, e il risultato è stato un cortocircuito: due squadre che pressano con gli stessi tempi si neutralizzano, perché nessuna trova il mezzo spazio da cui far partire la giocata. Il Como ha provato a costruire attorno a Nico Paz, ma il trequartista è stato accerchiato ogni volta che riceveva fronte alla porta, con Douvikas troppo isolato per offrirgli una sponda utile. La Roma ha risposto affidandosi alla qualità di Dybala tra le linee, senza dare continuità al possesso nei trenta metri finali.

I sei cartellini gialli raccontano meglio di qualunque statistica il clima della partita: una partita spezzata, giocata su duelli individuali e su recuperi a campo aperto, dove la paura di perderla ha prevalso sulla voglia di vincerla. Gasperini ha cercato di sbloccarla dalla panchina, con Soulé già a inizio ripresa, ma la Roma non ha mai superato la linea lariana con una verticalizzazione pulita, anche frutto del cartellino rosso rimediato da Malen. Il punto premia più il Como, che conferma di poter restare in piedi contro chiunque, e lascia ai giallorossi l’ennesima porta inviolata come unica consolazione di una serata in cui potevano prendersi la vetta.

Sassuolo-Milan, un pareggio che pesa più del punto

All’Mapei il Milan ha trovato la partita peggiore per le sue condizioni del momento. Amorim ha dovuto rinunciare a Gabbia dopo venti minuti, ridisegnando la difesa a gara in corso, e ha finito per arretrare la squadra su un 4-4-2 che garantiva ordine ma toglieva ampiezza alla manovra. Il vantaggio di Rabiot ha illuso, ma il pareggio di Odenthal cinque minuti più tardi ha messo a nudo il problema vero: i rossoneri non riescono più a chiudere le partite quando passano avanti, perché nel momento in cui devono gestire perdono il controllo del centrocampo.

Il Sassuolo di Aquilani ha giocato la gara che doveva giocare, accettando di soffrire per lunghi tratti e scegliendo con precisione i momenti in cui alzare il baricentro. Il gol del pari è nato esattamente da una di quelle finestre, firmato da un difensore entrato a freddo per l’infortunio di Leysen. Due punti persi che pesano doppio, perché arrivano nel turno in cui le prime della classe non hanno sbagliato.

Il duello in vetta e il muro del Cagliari

In cima il campionato propone un testa a testa che nessuno aveva previsto in questi termini. L’Inter di Chivu comanda a sedici punti con il miglior attacco della Serie A, diciotto reti in sei giornate, numeri di una squadra che sa risolvere la partita in qualunque momento la si guardi. Il punto interrogativo sta dall’altra parte del campo: otto gol incassati sono il peggior dato tra le prime della classe, e il margine di crescita nerazzurro passa tutto dagli approcci, perché la squadra continua a concedere nei primi minuti più di quanto il suo valore giustifichi.

Appaiata a quota sedici c’è la sorpresa più solida del campionato. La Lazio di Gattuso ha vinto cinque delle prime sei partite e pareggiato la restante: nella sua storia in Serie A non era mai partita così forte, nemmeno negli anni dello scudetto. A colpire non è il bottino in sé, ma la natura del gruppo: undici gol fatti e appena quattro subiti raccontano una squadra che vince senza strafare, costruita su giocatori rigenerati dal lavoro del tecnico, da Mandas tra i pali fino a Tavares e Isaksen sulle corsie. È il tipo di partenza che trasforma una buona stagione in un’ambizione dichiarata.

Il capitolo più sorprendente, però, si scrive in Sardegna. Il Cagliari di Pisacane è quarto a tredici punti e ha subito tre reti in sei giornate: nei cinque maggiori campionati europei nessuno ha fatto meglio, e l’unica a reggere il passo è la Roma di Gasperini, anche lei ferma a quota tre. È un primato costruito su basi opposte a quelle delle grandi, perché i rossoblù hanno segnato appena sei gol, il dato più basso tra le prime dieci, e vincono concedendo pochissimo anziché travolgendo. La Roma arriva allo stesso numero per strada inversa, sommando alla solidità il miglior saldo del torneo, un più undici che certifica il lavoro del tecnico. Due architetture diverse per lo stesso risultato, in un campionato che dopo sei giornate sta premiando chi sa difendere.

Il resto della giornata

Inter-Parma 3-0: Nessuna sorpresa a San Siro: controllo totale, porta inviolata e la conferma che quando l’approccio è quello giusto i nerazzurri non concedono nulla. Il Parma esce senza aver mai calciato con convinzione.

Lazio-Monza 3-1: L’espulsione di Lucchesi nel primo tempo spezza l’equilibrio e la Lazio ne approfitta con freddezza: il Monza accorcia ma non ha la struttura per reggere la ripresa.

Genoa-Fiorentina 2-1: Osmajic e Messias indirizzano la gara in un quarto d’ora e il Genoa di De Rossi amministra, prendendosi tre punti pesanti in chiave salvezza. La Fiorentina di Vanoli accorcia solo su autorete e continua a non trovare un’identità offensiva.

Lecce-Bologna 1-2: Il Bologna muove la classifica in una gara sporca, risolta dalla maggiore qualità nelle palle inattive. Il Lecce resta in una zona che inizia a somigliare a una condanna.

Cagliari-Juventus 1-1: I rossoblù concedono l’unica rete e muovono ancora la classifica; la Juventus spreca l’ennesima occasione per avvicinarsi alla vetta e resta distante dalle ambizioni di agosto.

Atalanta-Venezia 3-1: La prima prestazione davvero convincente dell’Atalanta, che ritrova la verticalità mancata nelle uscite precedenti. Il Venezia resta l’unica squadra ancora a zero punti.

Torino-Udinese 2-1: Il posticipo premia la squadra di Abate, che sblocca da palla inattiva e poi capitalizza un’uscita sbagliata di Okoye. L’Udinese di Runjaic paga una fragilità che si ripete: produce abbastanza per non perdere, ma continua a consegnare l’episodio decisivo.

Numeri e retroscena

Dietro le prime quattro la classifica è compressa come raramente accade a questo punto della stagione: dal Milan quinto al Sassuolo undicesimo ballano quattro punti, e il Napoli, fermo a dieci, resta attardato pur arrivando al turno successivo con una struttura nuova. Il contrappasso più amaro tocca al Frosinone, celebrato pochi giorni prima con il premio di allenatore del mese ad Alvini e l’etichetta di rivelazione cucita addosso a Raimondo, prima che il Maradona rimettesse tutto in prospettiva. E il calendario non concede respiro: Juventus-Lazio, Milan-Atalanta e Bologna-Inter possono riscrivere le gerarchie già nel prossimo turno.

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Collaboratore - Articoli pubblicati: 40

Ingegnere Gestionale con 3 anni di esperienza in progetti di digitalizzazione dei processi e compliance regolatoria per una primaria azienda europea del settore energia. Dopo un primo percorso come Business Analyst, oggi opero come Consultant, coordinando team cross-funzionali e guidando iniziative di trasformazione dei processi aziendali in ottica digitale e normativa.

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