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Un nuovo Statuto per il lavoro autonomo? Bene, ma non basta

La proposta della CISL di uno Statuto della persona nel mercato del lavoro parte da un dato reale. Il lavoro è cambiato.

Oggi milioni di persone lavorano come autonomi, collaboratori, professionisti o tramite piattaforme digitali. Molti non hanno tutele adeguate e questo problema va affrontato.
Garantire diritti in caso di malattia, infortunio, maternità o sospensione dell’attività è una scelta condivisibile. Così come è giusto chiedere trasparenza sugli algoritmi che organizzano il lavoro e determinano compensi, incarichi e valutazioni.

Il punto, però, è un altro.
Il lavoro autonomo merita attenzione, ma non bisogna dimenticare i problemi irrisolti del lavoro dipendente. Salari fermi da anni, precarietà, contratti collettivi che si moltiplicano e differenze di trattamento tra lavoratori che svolgono le stesse mansioni continuano a rappresentare una delle principali criticità del mercato del lavoro italiano.

Anche sul piano della contrattazione serve una riflessione. Ogni lavoratore e ogni impresa devono restare liberi di scegliere l’organizzazione sindacale o datoriale nella quale si riconoscono. La libertà di associazione è un principio da difendere.
Diverso è il tema dei contratti collettivi nazionali. Continuare a moltiplicarli produce confusione e alimenta disparità economiche e normative. Le organizzazioni con una rappresentanza più limitata dovrebbero aderire ai contratti sottoscritti dalle organizzazioni maggiormente rappresentative, mantenendo la propria autonomia e la propria identità. In questo modo si salvaguarda il pluralismo sindacale e si evita una frammentazione che finisce per penalizzare i lavoratori.

Va poi distinta con chiarezza la falsa autonomia da quella autentica. La prima nasconde rapporti di lavoro subordinato e viene spesso usata per ridurre costi e tutele. La seconda rappresenta una scelta professionale legittima e merita strumenti di protezione adeguati, senza trasformare il lavoro autonomo in una copia del lavoro dipendente.
Uno Statuto della persona nel mercato del lavoro può rappresentare un passo in avanti. Da solo, però, non risolve le debolezze del sistema. Senza salari adeguati, una contrattazione collettiva più ordinata e regole capaci di garantire parità di trattamento tra chi svolge lo stesso lavoro, il rischio è aggiungere un’altra riforma senza incidere sui problemi che lavoratori e imprese affrontano ogni giorno.

Le tutele devono seguire l’evoluzione del lavoro. Allo stesso tempo devono contribuire a costruire un sistema più semplice, più coerente e più giusto, nel quale la libertà di rappresentanza conviva con regole capaci di garantire equilibrio e pari diritti.

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Direttore Editoriale - Articoli pubblicati: 214

Libero Professionista e Giornalista, impegnato oltre che sul fronte dei servizi e prestazioni connesse al tema della prevenzione degli infortuni in ambienti di lavoro, ha maturato una notevole esperienza nell’ambito delle relazioni sindacali, ed oggi è tra i fondatori di diverse realtà sindacali di carattere Nazionale.

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