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La “partita IVA sociale”: il futuro che avanza o un rischio che stiamo sottovalutando?

Paradigma di una società in cui il lavoro dipendente perde centralità e il welfare si ridimensiona

Quello che sta accadendo oggi in Argentina sotto la guida di Javier Milei non è soltanto una svolta politica interna, ma rappresenta un vero e proprio laboratorio economico e sociale che interpella direttamente anche noi, perché introduce con forza un modello in cui il baricentro si sposta completamente dallo Stato all’individuo, trasformando progressivamente ogni cittadino in un soggetto economico autonomo, responsabile del proprio destino e sempre meno legato a meccanismi di protezione collettiva.

In questo contesto prende forma quello che molti, non a caso, hanno iniziato a definire come “partita IVA sociale”, un’espressione che non identifica una norma giuridica specifica ma che descrive con efficacia un paradigma, cioè una società in cui il lavoro dipendente perde centralità, il welfare si ridimensiona e l’idea stessa di sicurezza economica viene progressivamente sostituita dalla capacità individuale di stare sul mercato, di adattarsi, di competere e di sostenersi senza reti di protezione tradizionali.

Se osserviamo con attenzione, ci accorgiamo che questo non è un tema lontano da noi, perché l’Italia vive da anni una trasformazione silenziosa in cui la partita IVA è diventata, spesso più per necessità che per scelta, una delle forme principali attraverso cui si esprime il lavoro, caricando sulle spalle delle persone non solo la libertà di organizzarsi autonomamente, ma anche tutto il peso del rischio, dell’incertezza e, troppo spesso, della solitudine economica e sociale.

Ed è proprio qui che si apre una riflessione che non può essere ridotta a slogan o contrapposizioni ideologiche, perché non si tratta di stabilire se sia meglio lo Stato o il mercato, ma di comprendere quale equilibrio vogliamo costruire in una fase storica in cui le trasformazioni globali — dalle crisi energetiche alle tensioni geopolitiche, fino alla ridefinizione dei modelli produttivi — stanno dimostrando quanto siano fragili i sistemi che si basano su dipendenze esterne e su equilibri non governati.

Da Presidente UIFOR sento il dovere di dirlo con chiarezza: noi non possiamo limitarci ad osservare questo cambiamento, ma dobbiamo governarlo, perché se è vero che la libertà economica rappresenta un valore fondamentale e che la capacità di intraprendere deve essere sostenuta e valorizzata, è altrettanto vero che non si può costruire una società scaricando integralmente sull’individuo il peso delle trasformazioni, senza dotarlo di strumenti adeguati, senza costruire un sistema di tutele intelligenti e senza riconoscere che l’autonomia, per essere reale, deve poggiare su basi solide.

La partita IVA, allora, non può essere né una via di fuga né una condanna, ma deve diventare una scelta consapevole inserita in un ecosistema che la renda sostenibile nel tempo, capace di accompagnare chi lavora nei momenti di difficoltà, di valorizzare il merito senza abbandonare le fragilità e di creare condizioni in cui il rischio non si trasformi automaticamente in esclusione.

Perché il punto vero, oggi, non è se diventeremo tutti partite IVA, ma in quale tipo di società vogliamo vivere mentre questo processo avanza, se in un sistema che esalta la libertà ma dimentica la responsabilità collettiva, oppure in un modello nuovo in cui autonomia e protezione non siano in contraddizione, ma diventino parte di una stessa visione.

Se non affrontiamo questa sfida con lucidità, il rischio è che ciò che viene raccontato come libertà si trasformi, nei fatti, in una solitudine organizzata, in cui ognuno è formalmente libero ma sostanzialmente solo di fronte alle difficoltà, senza strumenti, senza rete e senza una prospettiva di stabilità.

E questo, semplicemente, non è il futuro che possiamo permetterci di costruire.

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Collaboratore - Articoli pubblicati: 14

Commercialista e tributarista, con una consolidata esperienza nella consulenza d’impresa e nel diritto tributario. Presidente di UIFOR – Unione Italiana Forfettari, il primo sindacato dedicato ai contribuenti in regime forfettario, affianca professionisti e imprese nella crescita e nell’innovazione, con uno sguardo particolare allo sviluppo del Mezzogiorno. Appassionato di economia, politica e cultura mediterranea, crede nella costruzione di reti e comunità come strumento di progresso. Vive tra Roma e il Sud Italia, da dove trae energia e ispirazione anche grazie alla sua famiglia e al territorio, che rappresentano la radice più autentica del suo percorso umano e professionale.

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