La parità di genere mondiale avanza con passo felpato: il Global Gender Gap 2025, secondo le elaborazioni del World Economic Forum (Wef) curate dall’Osservatorio “Rita Levi-Montalcini Svimez – W20”, si attesta all’68,8%, con un incremento di soli 0,3 punti percentuali rispetto al 2024. Rimane da colmare il 31,3% del divario, e al ritmo attuale serviranno qualcosa come 123 anni per raggiungere la parità totale.
Il quadro globale evidenzia progressi significativi in istruzione e salute, entrambi oltre il 95% di parità raggiunta. Molto più critici sono invece la partecipazione economica, ferma al 61%, e il potere politico, con un misero 22,9%. L’Italia si posiziona all’85° posto nel ranking mondiale e all’11° tra i Paesi G20, scontando ritardi strutturali che si amplificano nel Mezzogiorno.
In Italia, il mercato del lavoro resta il tallone d’Achille. L’occupazione femminile è stagnante, con alti livelli di part-time involontario e salari inferiori in ogni area e qualifica del Paese. Una lavoratrice part-time su due sarebbe disponibile a passare a tempo pieno, un dato record tra i principali G20. Nel Mezzogiorno, questa quota sale al 63,6%, contro il 40,7% del Centro-Nord e il 20,9% della media Ue27.
Il part-time femminile si concentra in settori come turismo e ristorazione (45,6%), servizi alle imprese (37,2%), servizi alle persone (46,2%) e commercio (38,6%), sia al Sud che al Nord. A queste difficoltà si aggiungono carriere discontinue e pensioni più leggere del 44% rispetto agli uomini. Nonostante le donne siano mediamente più istruite nei Paesi G20, faticano a inserirsi nei settori trainanti del futuro.
Le differenze regionali sono marcate. In cinque regioni meridionali – Basilicata, Puglia, Sicilia, Calabria e Campania – i tassi di inattività femminile superano quelli di occupazione, anche al netto delle inattive per motivi di studio. Questo gap strutturale amplifica i ritardi nazionali, rendendo il lavoro la “frontiera più critica” per l’Italia.
L’Osservatorio “Rita Levi-Montalcini Svimez – W20” solleva, quindi, l’allarme: senza interventi mirati, il cammino verso la parità resterà lungo e disomogeneo.

