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Essere squadra: la nona giornata divide la Serie A

Lazio e Inter in vetta a 25 punti, Roma e Como a ruota. Crollano Juventus e Milan, il Napoli si rialza a Monza ma perde Lobotka. E il weekend porta il derby e Juventus-Napoli. Frosinone, un tridente da sogno e il sesto posto

Napoli, il solito copione e poi la ferocia

Reduce dalla sconfitta di Venezia e dal pari con la Roma, il Napoli a Monza è stato due squadre nella stessa sera. L’avvio è ottimo: al 10′ un filtrante rasoterra di Di Lorenzo trova finalmente Højlund in profondità, dove il danese fa la differenza, e arriva uno splendido gol dopo otto partite a secco.

Poi il canovaccio già visto: il Napoli segna, si abbassa troppo e comincia a soffrire, difendendo male quando si schiaccia nel blocco basso. Al 43′ Varela pareggia di testa, a difesa schierata.

La ripresa è un’altra partita. Gli azzurri rientrano con la ferocia e la cattiveria giuste e dilagano: Politano punisce un errore di Mangas per il 2-1, Rafa Marín firma di testa su angolo dello stesso Politano il suo primo gol in azzurro, De Bruyne, entrato da pochi minuti, chiude il 4-1 sull’assist di Lang. Grande prestazione di Politano e Højlund, Lang sempre attivo e coinvolto nel gioco, McTominay altrettanto.

Peccato per Lobotka. Dopo un quarto d’ora è uscito in barella e in lacrime per un contrasto con Mangas, e gli esami di giovedì hanno evidenziato una lesione della sindesmosi tibio-peroneale della caviglia sinistra. Per la squadra di Allegri, che a Monza aveva in panchina il vice Landucci, è la notizia peggiore alla vigilia dello Stadium.

Juventus, il buio di Marassi

La Juve sprofonda a Marassi, e il Genoa la indirizza nella prima mezz’ora. Al 12′ Ehizibue attacca il secondo palo su un pallone di Baldanzi dal fondo, con la deviazione decisiva di Cambiaso. A ridosso della mezz’ora lo stesso Baldanzi chiude un contropiede nato da un controllo sbagliato di Kalulu.

Il Genoa di De Rossi, che a Roma era stato allenato proprio da Spalletti, è stato più intenso e più convinto in ogni zona del campo. Le assenze bianconere sono pesanti: mancano tra gli altri Yildiz, Khéphren Thuram, Locatelli, Conceição e Nico González. Ma non bastano a spiegare una squadra che da inizio stagione non trova una quadra e che sembra non essere squadra.

Senza personalità, senza strappi, senza orgoglio, senza una direzione riconoscibile. È il secondo ko nelle ultime tre giornate, dopo lo 0-3 casalingo con la Lazio: 14 punti, -11 dalla vetta e -6 dalla zona Champions.

Preoccupano anche le parole di Spalletti. A fine gara ha chiesto scusa ai tifosi e ha parlato di «poca lotta», un problema che la squadra si trascina dall’inizio dell’anno. Ha ammesso la fatica di far passare in allenamento ciò che il calcio di oggi richiede, ha lamentato una rosa corta e senza ricambi adeguati e ha perfino messo in dubbio che qualcuno abbia ancora qualcosa in più da dare. Non è il linguaggio di chi sente di avere in mano la squadra.

Domenica sera allo Stadium arriva il Napoli. Per la Juventus è l’ennesimo esame di una stagione che, come da diversi anni a questa parte, sembra all’insegna della mancanza di personalità e di direzione tattica.

Inter, tre punti strappati con le unghie

L’Inter esce dal Penzo con un 2-0 strappato con le unghie e non meritatissimo. Per quasi ottanta minuti il Venezia di Nicola, ultimo in classifica, ha creato di più: due gol annullati per fuorigioco, a Lauberbach e ad Adams, e una traversa. Se i lagunari non sono passati in vantaggio, il merito è soprattutto delle parate di Provedel.

Chivu aveva fatto turnover in vista del derby, partendo senza Akanji, Barella e Çalhanoğlu, e i campioni d’Italia sono sembrati spenti, anche fisicamente. Lo stesso allenatore, a fine gara, ha ammesso che la squadra ha giocato male. Si salvano in due: Carlos Augusto, a segno nelle recenti gare con Bologna e Shakhtar e in forma straripante da diverse giornate, e un Marcus Thuram trascinatore.

Da un’iniziativa di Thuram nasce, a dieci minuti dalla fine, l’autorete di Moreno; due minuti dopo Halhal devia nella propria porta un angolo di Çalhanoğlu prolungato da Carlos Augusto. Il resto è stato maluccio, e i volti nuovi, a partire da Djed Spence, non sono ancora entrati davvero nei meccanismi.

Restano la vetta condivisa con la Lazio e una buona dose di fortuna: in Serie A una squadra non beneficiava di due autogol nella stessa partita dall’aprile 2021.

Milan, il primo crollo di Amorim

Il Milan si fa ribaltare dal Bologna a San Siro: dal 2-1 dell’intervallo al 2-4 finale, primo ko in campionato della gestione Amorim. La squadra era fortemente rimaneggiata, con diverse assenze in mezzo al campo e Tomori fermato all’intervallo da un problema muscolare. Le assenze vanno calcolate, ma non spiegano tutto.

Ci sono buoni spunti sulle catene laterali, e il classe 2006 Alphadjo Cissé firma una doppietta. Ma, come già nella scorsa stagione, la squadra è fragile quando deve difendere l’area: tre dei quattro gol rossoblù nascono da palloni serviti dalle corsie esterne, da Zortea e da Miranda, autorete di Bartesaghi compresa. Mbangula ne approfitta con una tripletta, i suoi primi gol con la maglia del Bologna.

Il centravanti Ramos, poco coinvolto, non trova la porta. E il centrocampo continua a soffrire soprattutto nelle transizioni: il 4-2 nasce da un pallone perso e da un contropiede. Amorim non sembra ancora aver trovato né una costanza nella direzione tattica né la quadra della rosa.

Sabato c’è il derby con l’Inter: vedremo come lo affronteranno i rossoneri.

Lazio, la sorpresa che gioca da squadra

Una Lazio incredibile, ancora una volta, dilaga: 6-2 al Sassuolo al Mapei Stadium, con concetti tattici chiari e seguiti da tutta la squadra. Il Sassuolo ha giocato in dieci dalla mezz’ora per il rosso diretto a Thorstvedt, ma a quel punto la Lazio era già avanti 3-1. E ha continuato a spingere con la stessa intensità, sbagliando persino due rigori.

Il simbolo è Noslin: doppietta, ma soprattutto un lavoro da centravanti di manovra, che pressa, si muove e libera spazi per gli inserimenti dei centrocampisti. Attorno a lui un grande Taylor, a segno dopo due minuti, e un grande Zaccagni, gol e due assist. «Taylor vede cose che gli umani non vedono», ha detto Gattuso a fine gara.

E c’è il primo gol in Serie A di Romano Floriani Mussolini, difensore di 23 anni, in crescita evidente da inizio stagione.

La Lazio di Gattuso è imbattuta e viaggia sull’entusiasmo: anche nella settimana corta si è mostrata compatta e fedele alle idee del suo allenatore. Con 25 punti divide la vetta con l’Inter ed è la grande sorpresa del campionato. Vedremo quanto durerà e fin dove potrà arrivare.

Roma, un’altra rimonta, un’altra prova di squadra

La Roma ribalta ancora una volta una partita. Contro il Cagliari va sotto per il rigore di Nzola, risponde con il classe 2007 Lulli, gol e assist, e con Pisilli. Poi si fa riprendere nel finale da Daniel Maldini e la vince negli ultimi minuti con gli uomini usciti dalla panchina: Rodrigo Mora firma di testa il 3-2 su cross di Ghilardi, anche lui subentrato, e Malen chiude sul 4-2.

Ha sofferto, la Roma, e lo ha fatto in piena rotazione, con Malen inizialmente in panchina e senza Dybala e Pellegrini, indisponibili. Ma è proprio qui che si vede la mano di Gasperini: chi entra sa cosa fare, e la spinta resta la stessa.

Il successo consolida soprattutto l’essere squadra dei giallorossi, ancora imbattuti e terzi a 21 punti, a quattro lunghezze dalla vetta.

Como, la classe di Nico Paz e le idee di Fàbregas

Il Como impone il suo gioco anche a Torino, pur andando sotto. Il gol di Che Adams, nato da un pallone perso in area da Jacobo Ramón, premia un buon Torino, reduce da tre vittorie di fila in campionato. Poi la mole di gioco degli uomini di Fàbregas sommerge i granata.

Nel finale sale in cattedra Nico Paz, come fanno i veri grandi giocatori: prima il cross per il pareggio di testa di Ramón, che così si riscatta, poi il gol del sorpasso su assist di Yan Couto. Baturina chiude il 3-1 nel recupero.

È la quarta vittoria consecutiva in tutte le competizioni e vale il quarto posto a 20 punti. Ma il dato più impressionante è un altro: alla prima Champions League della sua storia, il Como non sta tradendo né i propri principi né la fiducia in sé stesso. Una squadra strabiliante, costruita sulla forza delle idee e sulla sfida tattica che Fàbregas impone a ogni avversario.

Frosinone, un tridente da sogno e il sesto posto

Infine il Frosinone, che continua a meravigliare. Il 5-1 al Lecce, giovedì allo Stirpe, è stato una prestazione magnifica, fatta di trame di gioco che è un piacere guardare. Lo racconta già il primo gol: Ghedjemis scappa sulla destra e serve all’indietro Cichella, che batte Falcone di prima.

Il tridente è da sogno: Ghedjemis largo a destra, Kvernadze a sinistra, Raimondo al centro, classi 2002, 2003 e 2004. Contro il Lecce assist del primo, rigore procurato e assist del secondo, gol del terzo; il penalty lo ha trasformato Calò. Raimondo è salito a otto reti e guida la classifica marcatori insieme a Varela, e quando Alvini lo ha richiamato in panchina il suo sostituto Bîrligea ha segnato due gol nell’ultima ventina di minuti.

È una squadra che segue in tutto il suo allenatore e che segna a raffica: dopo i quattro gol di Bergamo all’Atalanta, ne ha fatti cinque al Lecce, che ha trovato solo il gol della bandiera con Monteiro. Sono 22 in nove giornate, quanti la Lazio: meglio hanno fatto soltanto Inter e Roma.

Con 17 punti la neopromossa di Alvini vola al sesto posto, a un punto dal Milan e a tre dalla zona Champions. Una squadra che gioca, osa e fa crescere i suoi giovani: un esempio virtuoso del nostro calcio.

Il sabato del derby, la domenica dello Stadium

Il weekend dirà molto. Sabato a San Siro il derby mette di fronte un Milan ferito dal primo ko in campionato e un’Inter capolista che vince senza convincere.

Domenica sera allo Stadium la Juventus di Spalletti riceve il Napoli di Allegri, rilanciato da Monza ma senza Lobotka. È una sfida di ex: Spalletti contro la piazza dello scudetto 2023, Allegri contro il club che ha guidato per otto stagioni.

Intanto Lazio, Roma e Como hanno già dato la risposta che altre grandi stanno ancora cercando: sanno chi sono. Ed è questa, oggi, la vera linea che divide la Serie A.

 

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Domenico Tovino è laureato in Giurisprudenza e praticante avvocato. Collabora con Il Mondo del Lavoro occupandosi di diritto del lavoro, attualità giuridica, impresa e relazioni industriali. Segue anche l’informazione sportiva, con particolare attenzione al calcio nazionale e internazionale.

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