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Contratto collettivo non rinnovato, precariato e AI: ecco perché i giornalisti scioperano

Domani e poi ancora il 16 aprile la categoria incrocerà le braccia. Giornata di proteste su scala nazionale, con agitazioni che interesseranno contemporaneamente anche il trasporto pubblico locale e il mondo dell’istruzione.

Un rinnovo del contratto collettivo nazionale fermo ormai da dieci anni e, nel frattempo, un’inflazione che erode costantemente il potere d’acquisto degli stipendi. Il precariato che dilaga. E poi la diffusione dell’intelligenza artificiale che, in un futuro non troppo lontano, potrebbe sostituire il personale. Ecco i motivi che domani e poi ancora il 16 aprile spingeranno i giornalisti a scioperare, rendendo così impossibile l’uscita dei quotidiani nei giorni successivi.
Quanto alla prima motivazione, il mancato rinnovo del contratto collettivo è diventato un caso a livello nazionale. Poche categorie di lavoratori, o forse nessuna, attendono la firma da dieci anni. In questo stesso lasso di tempo l’inflazione ha eroso il potere di acquisto degli stipendi di circa il 20%, come certificato tanto dall’Istat quanto dall’Inps, complice la guerra in Ucraina che ha fatto impennare il prezzo di carburanti e generi alimentari.
Nello stesso lasso di tempo, secondo la Federazione nazionale della stampa italiana (Fnsi), è aumentato il precariato. I giornalisti, infatti, sono l’unica categoria, insieme con quella degli infermieri, che ancora adotta contratti co.co.co. Non a caso il sindacato parla di «riders dell’informazione» a proposito di giornalisti che per il loro lavoro percepiscono retribuzioni molto basse, spesso senza neppure beneficiare delle pur minime tutele riconosciute ai colleghi legati alle aziende editrici da contratti di lavoro dipendente.
E poi c’è la questione dell’intelligenza artificiale. Sempre secondo la Fnsi, gli editori rifiutano le regole basilari per l’utilizzo di questo strumento col malcelato obiettivo di sostituire i giornalisti che, invece, sono e restano il vero core business del settore dell’informazione. «Gli editori intascano risorse milionarie dal governo, ma investono poco nelle loro aziende e per potenziare l’informazione professionale – dice la Fnsi – Vorrebbero i giornalisti del futuro pagati ancora meno di oggi e la strada spianata nello sfruttamento del lavoro autonomo, tanto che al tavolo dell’equo compenso hanno formulato una proposta ancora più bassa di quella bocciata nel 2016 dal Consiglio di Stato».
Fin qui le ragioni del sindacato dei giornalisti. Ma che cosa ne pensano gli editori? Nei giorni scorsi la Federazione italiana degli editori di giornali (Fieg) ha chiarito la propria posizione sulle trattative per il rinnovo del contratto collettivo nazionale dei giornalisti. E lo ha fatto ricordando come questo accordo sia «ancorato a modelli di business non più esistenti e che garantisce dei privilegi ormai non più sostenibili, quali ad esempio il pagamento delle ex festività abolite 50 anni fa o gli automatismi retributivi in percentuale che, peraltro, hanno ampiamente tenuto indenni i giornalisti dagli effetti dell’inflazione».
Secondo la Fieg, il sindacato non ha voluto affrontare né il tema della complessiva modernizzazione del contratto, che sarebbe invero essenziale come strumento di competitività, né l’introduzione di regole più flessibili per favorire l’assunzione di giovani, preferendo invece limitarsi a richieste esclusivamente economiche. «Nonostante l’assenza di disponibilità da parte sindacale a innovare in alcun modo le norme contrattuali – ha concluso la Fieg – gli editori hanno più volte formulato, a contratto invariato e non “smontato”, un’offerta economica che è superiore a quella dell’ultimo rinnovo e adeguata alle condizioni del settore e ribadiscono che continueranno a fare la propria parte, investendo sui prodotti e sulla valorizzazione della professionalità».
Domani anche il settore dell’istruzione e della ricercasi fermerà per l’intera giornata, in seguito allo sciopero generale proclamato a livello nazionale dal sindacato SISA (Sindacato Indipendente Scuola e Ambiente). L’astensione dal lavoro riguarderà tutte le principali figure del comparto: insegnanti, dirigenti scolastici, personale amministrativo, tecnico e ausiliario (ATA).
Le agitazioni interesseranno contemporaneamente il trasporto pubblico locale. A Milano, i lavoratori del gruppo ATM incroceranno le braccia per 24 ore su iniziativa di Ai Cobas. Il servizio potrebbe risentirne in particolare tra le 8.45 e le 15 e dalle 18 fino a fine servizio. Milano, però, non è la sola: sono diverse, infatti, le aziende del trasporto pubblico locale che sciopereranno nelle altre città.  Disagi simili si registreranno anche nell’area di Monza e Brianza sulla rete NET, dove è previsto uno stop dalle 9:00 alle 11:50 e dalle 14:50 a fine turno. A Napoli il personale della società EAV sciopererà per 4 ore, dalle 19 alle 23. A Novara i sindacati hanno proclamato uno stop per i lavoratori della SUN dalle 17:30 alle 21:30. A Torino, lo sciopero dei lavoratori di Arriva Italia sarà dalle 16 fino a fine servizio.

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Collaboratrice - Articoli pubblicati: 11

Giornalista professionista, si occupa delle intersezioni tra mercato del lavoro, dinamiche economiche e trasformazioni sociali. Con un approccio analitico ma sempre attento al lato umano, esplora come le grandi decisioni finanziarie ricadano sulla quotidianità dei cittadini e sulla cultura contemporanea

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