La Legge di Bilancio contiene alcuni interventi che possono rappresentare un primo segnale di attenzione verso il mondo del lavoro. Tuttavia, dal punto di vista sindacale, non possiamo considerarli sufficienti a rispondere alle difficoltà strutturali che lavoratrici e lavoratori vivono ogni giorno.
Le misure previste restano in larga parte parziali, temporanee e frammentate, mentre il potere d’acquisto continua a diminuire, la precarietà si consolida e troppe persone restano escluse da tutele reali. Il rischio è che il lavoro venga ancora una volta affrontato come una variabile economica, anziché come fondamento della coesione sociale e dello sviluppo del Paese.
Come sindacato SELP riteniamo che fare di più sia non solo necessario, ma urgente. E farlo nel modo giusto significa partire da un principio semplice: ascoltare i lavoratori, raccogliere le loro esigenze concrete, individuare ciò che per loro è davvero imprescindibile.
Da questo ascolto devono nascere proposte serie, praticabili e durature nel tempo, non interventi spot né azioni di mera contrapposizione ideologica. Il confronto, quando è fondato sui bisogni reali, è uno strumento di crescita; lo scontro fine a sé stesso, invece, non produce risultati.
Il lavoro non appartiene a una parte, né può essere ridotto a una bandiera politica.
Il lavoro è di tutti, ovunque si svolga: nel pubblico e nel privato, nei servizi, nell’industria, nell’assistenza, nell’agricoltura. È il motore portante dell’economia e della dignità individuale.
Per questo l’individuo deve tornare al centro del progetto.
Non come “risorsa” da utilizzare e sostituire, ma come persona, con diritti, bisogni, competenze e aspettative legittime.
Il nostro impegno sindacale va in questa direzione: costruire soluzioni condivise, difendere il valore del lavoro, rappresentare davvero chi lavora e contribuire a un futuro più giusto, stabile e sostenibile.
Perché senza lavoro di qualità non c’è crescita, e senza persone al centro non c’è progresso.

