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La politica delle radici e il valore del Meriggiare

Una pratica antica, mediterranea, profondamente moderna: prendersi il tempo per osservare, riflettere, scegliere meglio.

C’è una parola che nella politica contemporanea è quasi scomparsa: responsabilità. Non quella urlata o rivendicata a colpi di slogan, ma quella silenziosa che nasce quando si ha il coraggio di fermarsi, osservare la vita reale delle persone e ammettere che qualcosa, così com’è organizzato oggi, non funziona. Viviamo in una società che ha fatto della velocità un valore assoluto.
Tutto deve essere rapido, immediato, performante. Anche la politica. Eppure, proprio questa corsa continua ha prodotto un effetto collaterale profondo: ha normalizzato la distanza. Distanza dai luoghi di origine, dalle comunità, dalle famiglie, dal tempo necessario per scegliere con consapevolezza.
Intere generazioni sono state spinte a partire per studiare, lavorare, costruire opportunità altrove.
Per molti è stato un passaggio necessario, spesso inevitabile. Ma nel tempo questa dinamica è diventata strutturale, permanente, quasi obbligata. Chi resta è visto come fermo. Chi torna come nostalgico.
Oggi però emerge un dato che non può più essere ignorato: cresce la voglia di tornare. Non per rimpianto, ma per senso. Per il desiderio di restituire valore ai luoghi che hanno formato le persone, che hanno trasmesso educazione, empatia, relazioni. Un patrimonio umano e sociale che nessuna università al mondo può sostituire. E qui entra in gioco quella che chiamo politica del Meriggiare. Meriggiare non significa fermarsi per rinunciare. Significa fermarsi per capire. È l’arte di sospendere la frenesia per ritrovare direzione. È una pratica antica, mediterranea, profondamente moderna: prendersi il tempo per osservare, riflettere, scegliere meglio. Applicata alla politica, il Meriggiare diventa metodo. Vuol dire rimettere al centro il tempo delle persone, la qualità della vita, le relazioni. Vuol dire smettere di misurare tutto solo in termini di velocità e quantità, e iniziare a valutare ciò che rende una società davvero solida. Il risultato dell’assenza di questo sguardo è sotto gli occhi di tutti. Figli che crescono lontani dai nonni. Nonni che invecchiano da soli. Comunità svuotate, territori fragili, legami spezzati. Una generazione – quella degli anni Settanta e Ottanta – che si ritrova a vivere una frattura profonda tra ciò che sente giusto e ciò che il sistema consente davvero. Questo non è un problema privato. È un problema politico. Una società che costringe le persone ad allontanarsi dai propri affetti per poter vivere dignitosamente non è una società moderna. È una società che consuma capitale umano, relazionale ed emotivo senza rigenerarlo. Per questo serve un cambio di paradigma. Non misure spot o bonus temporanei, ma una visione. Una politica che renda possibile tornare, non obbligatorio restare lontani. Che investa nei territori, nel lavoro di qualità, nei servizi, nella scuola, nella sanità, nella mobilità. Che costruisca un nuovo patto tra generazioni. Chi ha un ruolo pubblico ha una responsabilità ulteriore: dare voce a questi bisogni, trasformarli in scelte, portarli nei luoghi dove si decide. Non sostituirsi ai cittadini, ma rendere visibile ciò che oggi resta invisibile. La vera sfida non è crescere più in fretta. È crescere meglio. E forse oggi la vera innovazione politica è proprio questa: meriggiare per governare meglio. Perché il futuro non si costruisce solo correndo. Si costruisce anche fermandosi. E, soprattutto, ricostruendo radici.

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Collaboratore - Articoli pubblicati: 8

Commercialista e tributarista, con una consolidata esperienza nella consulenza d’impresa e nel diritto tributario. Presidente di UIFOR – Unione Italiana Forfettari, il primo sindacato dedicato ai contribuenti in regime forfettario, affianca professionisti e imprese nella crescita e nell’innovazione, con uno sguardo particolare allo sviluppo del Mezzogiorno. Appassionato di economia, politica e cultura mediterranea, crede nella costruzione di reti e comunità come strumento di progresso. Vive tra Roma e il Sud Italia, da dove trae energia e ispirazione anche grazie alla sua famiglia e al territorio, che rappresentano la radice più autentica del suo percorso umano e professionale.

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