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Insulti al telefono con il dirigente: la Cassazione dà l’ok al licenziamento

L'ordinanza numero 3146 del 12 febbraio 2026 della Suprema Corte fa discutere

Sul posto di lavoro è meglio non perdere mai la pazienza. Anche quando si crede di ricevere delle ingiustizie da parte dei propri dirigenti.

Con ordinanza numero 3146 del 12 febbraio 2026, infatti, la Corte di Cassazione ha confermato il licenziamento di un lavoratore che aveva offeso il proprio capo nel corso di una telefonata infuocata.

La Suprema corte ha affermato che “in presenza di una telefonata al dirigente con condotta determinata da gesto d’impeto in parte giustificato dal contesto non spetta al dipendente la reintegra nel posto di lavoro”.

Per quest’ultimo, la Corte di Cassazione ha giudicato applicabile solo l’indennità risarcitoria di 12 mensilità, per di più non soggette a contribuzione previdenziale, dell’ultima retribuzione utile ai fini del TFR, in applicazione dell’art. 3, comma 1, del decreto legislativo n. 23/2015.

Ma perché i giudici della Suprema Corte hanno riconosciuto la correttezza della sentenza della Corte di Appello che aveva già sancito il licenziamento del lavoratore?

Gli Armellini, come i loro colleghi di secondo grado, hanno richiamato le nozioni di licenziamento per giusta causa e di licenziamento per giustificato motivo soggettivo. Secondo loro, la giurisprudenza sulla proporzionalità delle sanzioni di natura espulsiva non lasciava scampo al lavoratore cui era, come si dice, scappata la frizione.

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Redazione del quotidiano di attualità economica "Il Mondo del Lavoro"

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