È giusto lavorare tanto, essere un esempio di stachanovismo? Se l’è chiesto Torcha affermando che non c’è nulla di male nel seguire l’esempio di Aleksej Stachanov che, nell’Urss del 1935, incarnava l’ideale della massimizzazione dello sforzo personale per un bene collettivo. Anche perché, oggi, chi non si ferma mai lo fa spesso per gratificazione personale, la carriera o uno stipendio più alto.
Tuttavia, esagerare è sempre pericoloso. JP Morgan ha installato software sui PC dei giovani assunti non per controllare i pigri, ma per frenare chi lavora troppo, rischiando il burnout. Alcuni influencer, per di più, spingono a routine estreme con sveglie all’alba e obiettivi ferrei da raggiungere nella giornata. Ma senza condivisione, senza una squadra per ripartire i compiti, questo genera infelicità e scarsa produttività. Come dire: i lavoratori che non staccano mai spesso non sono né felici né efficienti.
Sta di fatto che, facendo un confronto generazionale, la Gen Z (1997-2012) rifiuta il “vivere per lavorare”. Non a caso essa di solito preferisce lo smart working e molto tempo libero, anche a costo di stipendi minori. Il 45% dei manager HR, secondo Fortune, li trova i più difficili da gestire.
Dal 2020, la pandemia ha cambiato molte abitudini. Ma ora sembra soffiare un vento opposto: sembra addirittura fare scuola il 9-9-6 della Cina, dove si lavora dalle 9 alle 21 per 6 giorni a settimana.

