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La decima giornata di Serie A: il derby è del Milan, la Lazio vola da sola in vetta e la Juventus affonda il Napoli

Il Milan chiude il derby in un tempo e consegna all'Inter la prima sconfitta stagionale, la Lazio ne approfitta con la sesta vittoria consecutiva e si prende la vetta in solitaria, mentre la Roma ne segna 5 a Udine e resta con i biancocelesti l'unica imbattuta del campionato. Allo Stadium la Juventus esce dalla crisi contro un Napoli senza Allegri in panchina e sempre più lontano dalle prime, alle spalle delle grandi Como e Frosinone continuano a correre e la pressione si sposta sulle panchine di Napoli e Udinese.

Milan-Inter: a Chivu il pallone, ad Amorim il derby

Il derby lo ha vinto Amorim prima ancora dei suoi giocatori. Il 4-4-1-1 rossonero era costruito per difendere stretto e ribaltare l’azione in pochi passaggi, con Rabiot libero di muoversi tra centrocampo e attacco alle spalle di Gonçalo Ramos e Diego Moreira come sfogo naturale sulla destra. Chivu, invece, ha dovuto rinunciare al suo assetto abituale: con Pio Esposito e Bonny colpiti dall’influenza, l’Inter si è schierata con un 3-5-1-1 che lasciava Thuram isolato e chiedeva a Diouf un ruolo non suo. Senza una seconda punta la manovra nerazzurra ha perso il riferimento verticale, e il Milan ha potuto chiudere il centro e aspettare l’errore. Il resto lo hanno deciso le palle inattive, vero filo conduttore della serata: 3 dei 4 gol, lo schema da corner chiuso da Rabiot, la punizione di Moreira e lo stesso colpo di testa di Bastoni, nascono da situazioni da fermo.

I numeri raccontano bene il paradosso. L’Inter ha avuto il 57% del possesso, 19 tiri contro 7 e 10 corner contro 3, ma il Milan ha trasformato in gol 3 delle sue 4 conclusioni nello specchio. Non è stata fortuna: una volta avanti, Amorim ha abbassato la squadra in un blocco a cinque in fase di non possesso e ha concesso all’Inter un possesso sterile, fatto di cross e calci d’angolo verso un solo attaccante di peso. Il rigore assegnato e poi revocato dal VAR al 74′, con il pallone finito sull’addome di Gila, è stato l’unico momento in cui il derby ha rischiato di riaprirsi. Pesano anche i tempi di Chivu, che ha aspettato il 72′ per i primi cambi e l’82’ per inserire insieme Dimarco, Bonny ed Esposito: una gestione che lascia più di un interrogativo.

Il risultato pesa ben oltre i 3 punti. Per l’Inter è la prima sconfitta in campionato, ma soprattutto l’ottavo derby consecutivo senza vittoria, una serie aperta nel settembre 2024, e il terzo perso su tre da Chivu. Chivu e Barella hanno usato la stessa espressione, approccio sbagliato, ed è proprio questo il punto: le rimonte delle settimane scorse avevano nascosto un problema di partenza che il derby ha reso evidente. Questa Inter sa recuperare le partite, non sa evitare di doverlo fare, e contro un avversario che colpisce subito e poi chiude gli spazi non ha un piano alternativo. Per Amorim è il primo derby vinto, celebrato dal patron Cardinale come la migliore serata, e il Milan sale a 21 punti con una certezza in più: Moreira, tra assist e punizione, è diventato l’uomo che cambia le partite.

Juventus-Napoli: la crisi cambia sponda

Allo Stadium si affrontavano due squadre in crisi, appaiate a 14 punti e a 9 dalla zona Champions, e a decidere la partita è stato il modo in cui ciascuna ha reagito alla pressione. La Juventus arrivava dalla sconfitta di Genova, la seconda in tre giornate; il Napoli dal 3-3 con la Roma e dal successo di Monza, ma senza Allegri, squalificato dopo l’espulsione del Maradona, e senza Hojlund. Spalletti ha scelto la prudenza di chi non può permettersi di perdere, un 4-2-3-1 con Douglas Luiz e Koopmeiners a protezione della difesa e Alajbegovic tra le linee dietro Woltemade. Il Napoli ha confermato invece il 4-3-3 offensivo delle ultime uscite, con Anguissa, De Bruyne e McTominay insieme in mezzo e Lucca riferimento centrale, e nel primo tempo ha avuto l’iniziativa senza trasformarla in pericolo vero: la sua occasione più nitida, un colpo di testa di Lucca, l’ha neutralizzata Vicario.

La partita si è decisa nelle due panchine, e in direzioni opposte. Il Napoli ha tolto De Bruyne all’intervallo e si è abbassato, scegliendo un atteggiamento attendista che è l’esatto contrario di ciò che lo aveva reso pericoloso contro la Roma: ha ceduto campo e iniziativa a una Juventus che non aspettava altro. Spalletti ha letto il momento e ha aggiunto velocità sull’esterno con Zhegrova al posto di Kolo Muani, e il vantaggio nasce proprio da quella scelta: è l’accelerazione del nuovo entrato ad aprire lo spazio per il sinistro da fuori di Alajbegovic, al primo gol in Serie A. Il rosso a Marianucci al 75′ ha tolto al Napoli ogni margine di reazione, e il 2-0 di Boga ha certificato una differenza che a quel punto era soprattutto mentale.

Per Spalletti è la vittoria che spegne, almeno per ora, la crisi aperta dal crollo con la Lazio: la Juventus sale a 17 punti, torna a 6 dal quarto posto e lo fa grazie ai cambi, il segnale più rassicurante per un tecnico che dopo quella sconfitta ammetteva di dover rivedere il rapporto con il gruppo. Per il Napoli il quadro è opposto: ottavo a 14, con 4 sconfitte in 10 giornate e 14 punti di ritardo dalla vetta. In una settimana la squadra ha mostrato due facce inconciliabili, l’aggressività del Maradona e la passività dello Stadium, e senza il suo allenatore in panchina non ha trovato nessuno capace di tenerle insieme. È inevitabile che la posizione di Allegri entri in discussione.

La Roma dilaga, Como e Frosinone non mollano: il resto della giornata

Lazio-Cagliari 2-1: La sesta vittoria consecutiva è forse la più indicativa: la Lazio è andata sotto per un errore di Belahyane, punito da Nzola, e l’ha ribaltata con le scelte dalla panchina, segno di una rosa che Gattuso sa usare fino in fondo. Dopo il pari di Isaksen il tecnico ha ridisegnato la fascia sinistra e inserito Pinamonti, decisivo di testa all’83’. Con 28 punti la Lazio è prima da sola, anche se Gattuso continua a indicare quota 40 come primo obiettivo; il Cagliari, rimasto in 10 per il rosso a Obert, si ferma a 13.

Udinese-Roma 2-5: Cinque gol con cinque marcatori diversi, Cristante, Mora, Malen, Ndicka e Ghilardi, sono il dato che meglio descrive questa Roma: una squadra che segna da ogni zona del campo e che ha chiuso la pratica già con il 4-0 dell’intervallo, rendendo irrilevanti le reti di Zaniolo e Palma. Gasperini sale a 24 punti e resta imbattuto insieme alla Lazio; per Runjaic, alla settima sconfitta in 10 giornate, arriva così l’esonero.

Como-Venezia 1-0: Una vittoria di misura che dice più di molte goleade. Il rigore di Da Cunha vale il quarto successo consecutivo e il quarto posto, ma il dato rivendicato da Fabregas è un altro: il Como non ha concesso praticamente nulla, segno che alla qualità ha aggiunto la capacità di gestire. Il Venezia di Nicola resta ultimo a 3 punti.

Frosinone-Torino 2-0: Il Frosinone vince anche quando non brilla: un primo tempo bloccato, la rete di Ghedjemis appena dopo l’intervallo e il sigillo di Calò nel recupero. I ciociari salgono a 20 punti, sesti e in piena zona europea, ma perdono Raimondo per un problema alla caviglia al 30′: senza il loro capocannoniere la tenuta offensiva diventa l’incognita delle prossime settimane. Il Torino di Abate incassa la seconda sconfitta di fila.

Lecce-Genoa 1-2: Il Genoa di De Rossi ha cambiato volto: è la terza vittoria consecutiva, costruita in un primo tempo di alta intensità con i gol di Osmajic e Messias e difesa con ordine nella ripresa, quando al Lecce non sono bastati la punizione di Maleh, una traversa di Gallo e un pareggio annullato a Stulic per un tocco di mano. Rossoblù a 13 punti, mentre per il Lecce la quinta sconfitta nelle ultime 6 trasforma la classifica in un problema.

Bologna-Monza 2-1: Il Bologna ribalta lo svantaggio iniziale con Pobega e Bernardeschi e sale a 14 punti, alla pari con il Napoli. Al Monza non basta il gol di Varela, che aggancia Raimondo in testa alla classifica marcatori: la squadra segna con regolarità ma ha la difesa più battuta del campionato, 24 reti subite in 10 giornate, e resta invischiata nella lotta salvezza.

Una capolista sola e due panchine roventi

Dopo 10 giornate la classifica ha preso una forma precisa: la Lazio comanda con 28 punti, l’Inter è a 3 lunghezze, la Roma a 4 e il Como a 5, mentre Milan e Frosinone chiudono un gruppo di 6 squadre racchiuse in 8 punti. Più che le posizioni, però, il turno ha spostato le pressioni. Il Napoli, senza il suo allenatore in panchina, ha perso la quarta partita su 10 e ha già 14 punti di ritardo dalla vetta; Runjaic ha incassato 5 gol in casa e vede la propria posizione sempre più fragile; Spalletti, che dopo Genova sembrava il più esposto, esce dal big match con una vittoria che gli restituisce tempo. Il quadro sarà completo solo con i due posticipi che chiudono il turno.

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Collaboratore - Articoli pubblicati: 43

Ingegnere Gestionale con 3 anni di esperienza in progetti di digitalizzazione dei processi e compliance regolatoria per una primaria azienda europea del settore energia. Dopo un primo percorso come Business Analyst, oggi opero come Consultant, coordinando team cross-funzionali e guidando iniziative di trasformazione dei processi aziendali in ottica digitale e normativa.

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