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Contratto collettivo sulla logistica, Amazon perde anche in Appello

La sentenza stabilisce un principio fermo: i diritti dei lavoratori non sono negoziabili

La Corte d’Appello di Torino ha confermato l’illegittimità della condotta di Amazon riguardo all’applicazione del contratto collettivo nazionale del lavoro per il settore della logistica.

La sentenza stabilisce un principio fermo: i diritti dei lavoratori non sono negoziabili. Al cuore della disputa c’è l’interpretazione dell’articolo 9 del CCNL “Trasporto merci e logistica”, che disciplina l’orario di lavoro notturno.

Amazon gestisce a Torrazza Piemonte, vicino a Torino, un importante hub logistico. L’azienda sosteneva che i lavoratori notturni, già beneficiari di una pausa retribuita di 30 minuti, non avessero diritto alla riduzione ulteriore di 15 minuti per i turni notturni. Secondo Amazon, questa cumulabilità non era prevista, limitando l’orario effettivo senza adeguata retribuzione.

La Corte ha ribaltato questa posizione, affermando che le due disposizioni contrattuali – la pausa retribuita di 30 minuti e la riduzione di 15 minuti per il lavoro notturno – sono pienamente cumulabili. Di conseguenza, i lavoratori notturni hanno diritto a un orario effettivo di sette ore e 45 minuti, pur retribuiti per otto ore piene, inclusa la pausa. Questa decisione tutela il riposo e previene lo sfruttamento, allineandosi ai principi di equità salariale e normative europee sul lavoro.

La vertenza è stata promossa dalla Filt Cgil di Torino e Piemonte, sindacato che ha rappresentato i dipendenti dell’hub. La sentenza apre due scenari immediati e concreti per i lavoratori.

Il primo è quello inerente il recupero degli arretrati. I dipendenti potranno richiedere il pagamento retroattivo dei 15 minuti giornalieri non riconosciuti, considerati lavoro straordinario. Si stima un impatto significativo su centinaia di addetti, con possibili rimborsi pluriennali.

Il secondo è quello dell’adeguamento dei turni. Amazon dovrà rivedere immediatamente gli organigrammi, uniformando i turni notturni al limite di sette ore e 45 minuti effettivi. Questo potrebbe richiedere riorganizzazioni operative, con potenziali costi aggiuntivi per assunzioni o turnisti extra.

Amazon ha reagito con una nota ufficiale: “Prendiamo atto della decisione della Corte. Stiamo esaminando le motivazioni della sentenza e, sulla base di queste, valuteremo le opzioni legali a nostra disposizione, inclusa la possibilità di ricorrere dinanzi alla Corte di Cassazione”. L’azienda non esclude un appello alla Suprema Corte, prolungando la controversia.

Sta di fatto che questa pronuncia rafforza la giurisprudenza sul CCNL logistica, ponendo Amazon – gigante dell’e-commerce con oltre 20 hub in Italia – di fronte a un precedente vincolante. I sindacati celebrano la vittoria come un baluardo contro la precarizzazione, mentre l’osservatorio sul lavoro attende gli sviluppi.

Di sicuro, in un contesto di inflazione e crisi costi, la sentenza ribadisce che la gig economy non può eludere i diritti fondamentali.

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Redazione del quotidiano di attualità economica "Il Mondo del Lavoro"

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