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SERIE A – 5ª Giornata. Roma e Inter si dividono la vetta, il Napoli resta fermo

La quinta giornata lascia Roma e Inter appaiate in testa con la Lazio, il Napoli a sette punti e l'Atalanta a sei. Milan e Juventus tornano a vincere, il Frosinone ferma il Como. Cinque partite, cinque storie diverse.

ROMA–INTER 2–2 · Un tempo per uno, come promesso

Si sapeva che era uno scontro scudetto e lo scontro scudetto è stato. All’Olimpico la Roma gioca il primo tempo migliore della sua stagione: Koné segna al 6′ e al 37′, Dybala inventa, Svilar salva su Bisseck.

Poi l’Inter rientra in campo e la partita cambia in un minuto. Lautaro Martínez firma il 2–1 al 46′ e il 2–2 al 79′. Due volte da dentro l’area, due volte sull’errore di chi doveva coprire.

Hanno pesato i cambi che Gasperini non ha scelto. Mancini esce al 60′, Balerdi al 66′, Hermoso all’81’: tre quarti della difesa sostituiti, Balerdi stremato dai crampi dopo aver tenuto Thuram per un’ora.

I numeri raccontano una partita più equilibrata di quanto dicesse il tabellone all’intervallo. Roma 17 tiri, Inter 14. Possesso 51% per i nerazzurri. Dei 17 tentativi giallorossi, solo 4 nello specchio: sette respinti.

Restano le due squadre più forti viste finora. Ma restano anche, in classifica, esattamente dove la Lazio le ha raggiunte.

FIORENTINA–NAPOLI 1–1 · Una squadra senza spinta

Il Napoli non convince, e non è la prima volta quest’anno. Passa al 23′ con Gilmour, liberato da un blocco sul corner battuto da Politano: uno schema preparato, l’unica cosa davvero costruita in novanta minuti.

Per il resto subisce. La Fiorentina colpisce due traverse con Atta e Fagioli, il Napoli un palo con Olivera, e al 51′ Jiménez pareggia con un tiro deviato da Rafa Marin.

Sotto sotto, la squadra di Allegri il 57% di possesso lo tiene e produce dodici conclusioni. Poche, per chi vuole tornare a lottare per il titolo.

Anche quando si butta avanti manca l’ultima idea. De Gea salva su Neres al 76′ e su Favasuli al 79′: due occasioni vere, nessuna costruita, entrambe nate da una ripartenza.

Restano sette punti e il nono posto. La sosta arriva al momento giusto: serve a capire se questo Napoli è lento o è solo indietro.

MILAN–LECCE 3–0 · Il Diavolo ritrova la sua faccia

Il Milan risponde nel modo migliore al ko europeo. Mercoledì il Benfica aveva espugnato San Siro per 2–0 tra i fischi; ieri sera i rossoneri hanno giocato la partita più fluida della stagione.

Pulisic apre al 14′, Rabiot raddoppia al 61′, Moreira chiude al 73′. Il 67% di possesso, il Lecce di Di Francesco mai pericoloso davvero.

C’è un dettaglio che vale più del risultato: i tre marcatori erano tutti fuori dall’undici iniziale contro il Benfica. Amorim ha cambiato scelte, non principi, e la squadra ha ricominciato a muovere palla come sa.

Una nota che una testata economica non può ignorare. Milan e Juventus giocano l’Europa League, e la differenza non è solo di prestigio: secondo Calcio e Finanza il minimo garantito è di 13,5 milioni per i rossoneri e 14,4 per i bianconeri, contro i 39 e 47 che avrebbe portato la Champions. Le serate come questa servono a tornarci.

FROSINONE–COMO 2–0 · La sorpresa non è più una sorpresa

Il Frosinone conferma di essere la rivelazione del campionato. Calò segna al 14′, Kvernadze al 45+3′, due volte su assist di Schmid.

La squadra di Alvini ha principi chiari e la faccia tosta per applicarli contro chiunque. Gioca con il 37% di possesso e tira diciannove volte: non aspetta, aggredisce.

Il Como ha giocato la sua partita e l’ha persa lo stesso. Ventuno tiri, otto corner, due pali e un portiere, Palmisani, che ha ipnotizzato i lariani.

È la prima sconfitta di Fabregas dopo dieci partite. Sfortunata, sì. Ma i ciociari lo hanno agganciato a quota 10, e non per caso.

JUVENTUS–ATALANTA 2–0 · La Dea non c’è

La Juve di Spalletti fa una grande partita. Conceiçao segna al 28′, Bremer al 77′, e il dato che fotografa la serata è brutale: tiri 14–10, ma nello specchio 6–1.

L’Atalanta sembra spenta. Non è solo questione di recepire i principi di Sarri: è la linea a quattro dopo anni di difesa a tre, e si vede in ogni scalata.

Terza sconfitta di fila, sei punti. «In partita fino al secondo gol», ha detto l’allenatore, e resta la protesta per la trattenuta di Kalulu su Rowe.

Menzione a parte per Kolo Muani. Non ha segnato, ma ha salvato sulla linea il colpo di testa di Kristensen ed è uscito tra gli applausi. «Ha fatto veramente una grande partita», ha detto Spalletti. Il lavoro si vede anche senza il gol.

Si torna in campo il 10 ottobre. Il Napoli ospita il Frosinone, la Roma va a Como, la Juve a Cagliari: tre partite che diranno chi ha usato bene la sosta.

E secondo voi, dopo cinque giornate, quale di queste squadre è quella vera?

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Domenico Tovino è laureato in Giurisprudenza e praticante avvocato. Collabora con Il Mondo del Lavoro occupandosi di diritto del lavoro, attualità giuridica, impresa e relazioni industriali. Segue anche l’informazione sportiva, con particolare attenzione al calcio nazionale e internazionale.

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