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In Italia mai così tanti lavoratori stranieri: ecco perché non ne possiamo fare a meno

Nel 2025 un assunto su quattro è nato fuori dai confini dell'Ue. Il loro contributo è indispensabile per assicurare manodopera a settori carenti e tenere in equilibrio in equilibrio i conti pubblici

Altro che presenza marginale o temporanea: i lavoratori stranieri sono una componente stabile e indispensabile del mercato italiano. A fugare qualsiasi dubbio sono i dati diffusi dalla Cgia di Mestre, secondo i quali i lavori dipendenti extracomunitari sono circa 2,2 milioni e, nel 2025, un nuovo assunto su quattro era nato fuori dai confini europei.
La presenza di lavoratori stranieri nel mercato italiano cresce a ritmo sostenuto. Nel 2025 le assunzioni di immigrati hanno sfiorato un milione e 360mila unità, il 23% del totale. Rispetto all’epoca pre-Covid, il numero dei lavoratori stranieri nel mercato italiano è più che raddoppiato. Questa presenza è particolarmente evidente in regioni come Emilia-Romagna e Toscana, dove l’incidenza dei lavoratori stranieri tocca rispettivamente il 17,4 e il 16,6%. Tra il 2017 e il 2025, però, è stata la Basilicata la regione che ha registrato l’aumento di lavoratori stranieri più forte: +306% a fronte di una media nazionale del 140. Non meraviglia, dunque, il fatto che quella di Matera sia la quarta provincia col maggior numero di ingressi di lavoratori stranieri nel mercato italiano, preceduta soltanto da Prato, Gorizia e Piacenza.
L’incidenza dei lavoratori stranieri, però, cambia a seconda dei settori. In agricoltura quasi il 43% delle nuove assunzioni riguarda stranieri. Questa quota sfiora il 42% nel tessile-abbigliamento-calzature e arriva al 33,6 nelle costruzioni, mentre pulizie e trasporti si attestano al 26,7. Guardando ai numeri assoluti, invece, la ristorazione guida la classifica con 231.380 ingressi tra cuochi, aiuto cuochi, lavapiatti, addetti alle pulizie e camerieri. Seguono i servizi di pulizia con 137.330 lavoratori e l’agricoltura con 105.540.
Scendendo ancora nel dettaglio, si nota che i lavoratori provenienti dall’Est europeo sono molto presenti nell’assistenza familiare e nel lavoro domestico, ambiti che comprendono colf e badanti e rappresentano una componente essenziale del sistema di cura italiano. I nordafricani trovano più spesso impiego in edilizia, agricoltura e logistica, comparti caratterizzati da una domanda costante di manodopera e da lavori manuali o stagionali. Da India, Pakistan e Bangladesh proviene una quota significativa di addetti ad agricoltura, allevamento, ristorazione e piccolo commercio. Ancora, i cinesi sono concentrati in commercio, manifattura tessile, abbigliamento e ristorazione. I filippini, infine, sono presenti soprattutto nei servizi domestici e alla persona.
Ma perché il contributo dei lavoratori stranieri è tanto importante? La prima questione è demografica. L’Italia invecchia rapidamente e nascono sempre meno bambini. Ciò vuol dire meno persone in età da lavoro e più pensionati da sostenere. I lavoratori stranieri aiutano a colmare questo vuoto, ampliando la forza lavoro e rendendo più sostenibile il sistema economico e previdenziale. Senza il loro apporto, il peso sulle generazioni attive sarebbe ancora maggiore.
Il contributo dei lavoratori stranieri è determinante anche per assicurare l’indispensabile manodopera ad alcuni settori produttivi che altrimenti ne sarebbero carenti. Molti stranieri, infatti, lavorano in ambiti dove il personale italiano scarseggia. Qualche esempio? Agricoltura, edilizia, logistica, assistenza domestica e cura degli anziani. In molte zone del Paese, questi settori produttivi andrebbero in difficoltà senza lavoratori stranieri.
Un altro aspetto poco discusso, come la Cgia di Mestre fa notare, riguarda i conti pubblici. I lavoratori stranieri pagano tasse e contributi come tutti ma, essendo mediamente più giovani, beneficiano di pensioni e prestazioni in misura minore rispetto agli italiani. Ciò vuol dire che i lavoratori stranieri versano più di quanto ricevono, contribuendo a sostenere il sistema previdenziale, in termini di liquidità disponibile.
Non va trascurata, infine, l’iniziativa economica. Le imprese avviate da immigrati aumentano, creano occupazione e spesso contribuiscono a rivitalizzare territori in difficoltà. «Nel complesso – spiegano dalla Cgia di Mestre – i lavoratori stranieri non sono un’aggiunta accessoria, ma una componente essenziale dell’economia italiana. Investire in integrazione, regolarizzazione e formazione è una scelta sociale, ma soprattutto una necessità economica per il futuro del Paese».

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Direttore Editoriale - Articoli pubblicati: 200

Libero Professionista, impegnato oltre che sul fronte dei servizi e prestazioni connesse al tema della prevenzione degli infortuni in ambienti di lavoro, ha maturato una notevole esperienza nell’ambito delle relazioni sindacali, ed oggi è tra i fondatori di diverse realtà sindacali di carattere Nazionale.

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