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Congedo parentale paritario tra madri e padri, stop dalla commissione Bilancio

Secondo l'Istat, in Italia, solo il 32% dei padri usa il congedo rispetto al 97% delle madri, il che aggrava il divario retributivo

La commissione Bilancio della Camera ha detto no alla proposta di legge unitaria promossa dal centrosinistra per rendere paritario il congedo parentale tra madri e padri.

Il provvedimento, che mirava a equiparare i mesi di sospensione dal lavoro per entrambi i genitori e a estendere la copertura economica dall’attuale 80% al 100%, ha ricevuto un parere negativo dalla Ragioneria generale dello Stato.

Quest’ultima ha definito la copertura finanziaria “inidonea”, portando la Commissione ad approvare un parere soppressivo per l’Aula nonostante i tentativi dell’opposizione di proporre alternative o una sospensione per approfondire i rilievi tecnici.

La proposta era stata approvata in Aula lo scorso 20 febbraio, ma bloccata in attesa del parere sulle risorse dalla Ragioneria.

Ma il documento tecnico ha giudicato gli oneri “sottostimati”. In particolare, non include i costi per le lavoratrici libere professioniste iscritte alle casse di previdenza. Inoltre, la copertura è stata criticata perché “formulata in termini meramente programmatici”, basandosi su rimodulazioni o soppressioni di misure indeterminate per far fronte a spese certe e quantificate.

Come recita la relazione: “La copertura non può essere verificata positivamente”, citando anche i dati del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

L’opposizione ha reagito con forza alla bocciatura. Elly Schlein, segretaria del Pd, ha convocato una conferenza stampa unitaria accusando il governo di arroganza: “Chiediamo a Giorgia Meloni di fermarsi e confrontarsi su una proposta necessaria per le lavoratrici e la conciliazione lavoro-famiglia”. Nicola Fratoianni di Avs ha parlato di un “nuovo gesto di arroganza”, mentre Giuseppe Conte, leader del M5S, ha ribadito: “Ci siamo battuti per questa proposta di legge unitaria. Non è la prima volta che ci chiudono la porta in faccia, come sul salario minimo e la settimana corta. Ma noi continueremo a insistere”.

Sta di fatto che questa decisione riaccende il dibattito sulla parità di genere nelle politiche familiari. Il congedo parentale attuale, introdotto dalla legge 104/1992 e modificato nel tempo, prevede fino a 10 mesi totali (estensibili a 11 se il padre ne fruisce almeno 3), con indennità all’80% per i primi 5 mesi.

La proposta del centrosinistra puntava a un riequilibrio effettivo, incentivando i congedi per i padri e coprendo integralmente i periodi, per favorire l’occupazione femminile e ridurre il gender gap.

Secondo l’Istat, in Italia, solo il 32% dei padri usa il congedo rispetto al 97% delle madri, aggravando il divario retributivo del 5% annuo stimato dall’Ocse. Ma il governo, attraverso la relatrice di maggioranza, ha difeso la decisione presa con l’assenza di coperture realistiche in un contesto di bilancio già teso.

L’opposizione ora vuole ripresentare il testo con degli emendamenti in sede di bilancio. Intanto, l’Italia resta tra gli ultimi Paesi in Europa per congedi paterni paritari: Francia e Spagna offrono già 100% di copertura e quote obbligatorie.

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Redazione del quotidiano di attualità economica "Il Mondo del Lavoro"

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