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AI generativa, 9 bimbi italiani su 10 la usano per studiare. Più diffidenti i ragazzi tra 16 e 24 anni

L'utilizzo di strumenti come ChatGPT o Gemini si diffonde nelle fasce più giovani della popolazione: per bambini e adolescenti rappresenta “il nuovo Google”

L’Italia è agli ultimi posti in Europa per l’utilizzo dell’intelligenza artificiale generativa tra i giovani. Eppure, tra i bambini e gli adolescenti, questo strumento è sempre più diffuso soprattutto nelle attività di studio. Lo scenario emerge incrociando i dati diffusi dall’Eurostat con quelli del nuovo report Eu Kids Online.
Secondo l’Eurostat, dunque, nella fascia di giovani italiani di età compresa tra 16 e 4 anni, solo il 47,2% utilizza strumenti di intelligenza artificiale generativa come ChatGPT o Gemini. Il dato colloca l’Italia al penultimo posto della graduatoria dei Paesi europei con la più consistente quota di ragazzi che usano l’intelligenza artificiale generativa. Meglio fa persino la Polonia, dove quella quota si attesta al 49,3%.
In Europa la media dei giovani tra 16 e 24 anni che usano l’intelligenza artificiale generativa è del 63,8%. I “primi della classe” sono i ragazzi della Grecia: ad Atene e dintorni l’83,5% dei giovani utilizza abitualmente strumenti come ChatGPT o Gemini. Seguono Estonia con l’82,8% e Repubblica Ceca col 78,5.
Il quadro cambia, però, se si analizza la fascia di giovani di età compresa tra nove e 16 anni. Per questi, secondo il report Eu Kids Online, l’intelligenza artificiale generativa è “il nuovo Google”. Tra marzo e ottobre 2025, infatti, otto giovani su dieci tra nove 16 anni in Italia hanno usato ChatGPT o altri strumenti di intelligenza artificiale generativa per studiare, risparmiare tempo e semplificare le ricerche.
In questo caso, col suo 89% di giovani tra nove e 16 anni che usano l’intelligenza artificiale generativa, l’Italia è dietro soltanto a Repubblica Ceca e Austria, rispettivamente con 100 e 94%. In ogni caso, l’Italia è stavolta ben al di sopra della media europea che vede solo il 72% dei giovani tra nove e 16 anni che usano l’intelligenza artificiale generativa.
La diffusione dell’intelligenza artificiale generativa, dunque, è più massiccia e capillare nella fascia di giovani tra nove e 16 anni che non in quella di giovani tra 16 e 24 anni. I dati restituiscono l’immagine di giovani che utilizzano strumenti come ChatGPT e Gemini in modo pragmatico e strumentale, ma osservandone i limiti con attenzione.
Ancora, i dati diffusi dall’Eurostat mostrano un divario generazionale. Nell’Unione europea, infatti, la percentuale di giovani che utilizzano l’intelligenza artificiale generativa è quasi doppia rispetto alla popolazione generale: 63,8% contro 32,7 nella fascia di età 16-74 anni. E le nuove generazioni stanno integrando queste tecnologie in diversi ambiti: il 39,3% dei giovani utilizza l’intelligenza artificiale per l’istruzione rispetto al 9,4% della popolazione totale.
L’uso per scopi privati è più diffuso tra i giovani, dove si attesta al 44,2%, rispetto alla media generale, ferma al 25,1%. Al contrario, l’uso professionale è stato relativamente simile tra queste fasce d’età: 15,8% contro 15,1. Un dato, quest’ultimo, che si spiega col fatto che molti giovani devono ancora entrare nel mercato del lavoro.

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Giornalista professionista, si occupa delle intersezioni tra mercato del lavoro, dinamiche economiche e trasformazioni sociali. Con un approccio analitico ma sempre attento al lato umano, esplora come le grandi decisioni finanziarie ricadano sulla quotidianità dei cittadini e sulla cultura contemporanea

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