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Italia – Irlanda del Nord 2-0: il racconto, ed anticipazioni della finale playoff con la Bosnia.

L’Italia supera l’Irlanda del Nord 2-0 a Bergamo, si guadagna la finale dei playoff contro la Bosnia-Erzegovina senza farsi risucchiare dalla paura e si mette a una sola vittoria dal ritorno al Mondiale dopo dodici anni di assenza. La serata della New Balance Arena non è un trionfo estetico, ma un esercizio di maturità emotiva e controllo tecnico: esattamente ciò che era mancato nella notte di Palermo con la Macedonia del Nord e, prima ancora, nel doppio spareggio con la Svezia.

La partita: 2-0, ma soprattutto controllo.

La cronaca è, in apparenza, lineare: primo tempo di assedio ragionato, qualche imprecisione nell’ultimo passaggio, Nordirlandesi chiusi in un blocco medio-basso organizzato; ripresa sbloccata da un episodio di qualità tecnica pura (Tonali) e messa in ghiaccio da una ripartenza lucida (Kean). In realtà, dentro questo copione si annidano i tratti evolutivi della Nazionale di Gattuso.

I numeri raccontano un’Italia padrona del campo: 63% di possesso palla a fronte del 37% dell’Irlanda del Nord, 19 tiri contro 8, un expected goals di 1,40 contro 0,41. Non è solo un dominio territoriale, è la scelta deliberata di rifiutare la frenesia: niente forcing caotico, pochi cross disperati, tanta ricerca della superiorità posizionale sugli esterni e tra le linee

Il piano di Gattuso: un 3-5-2 spalancato.

Gattuso ha scelto un 3-5-2 che, in fase di possesso, si trasforma quasi in un 3-2-5, con i quinti molto alti e uno dei mezzali pronto a inserirsi alle spalle della linea di centrocampo nordirlandese. La linea a tre garantisce copertura preventiva sulle transizioni, vero tallone d’Achille nelle notti storte del passato, mentre la coppia di mediani e mezzali detta il ritmo alternando palleggio orizzontale e improvvise verticalizzazioni interne.

La scelta dei quinti non è casuale: esterni tecnici, capaci di rifinire, non solo di correre. È da una giocata sulla destra che nasce l’azione del vantaggio: cross di Politano, respinta corta, Tonali che legge prima degli altri il secondo pallone e lo trasforma in un destro teso nel palo lontano. È una dinamica da squadra che sa abitare i 20-25 metri finali senza farsi prendere dal panico, esattamente dove in passato l’Italia si era incartata.

Tonali, regista emotivo prima ancora che tecnico.

Sandro Tonali è il simbolo della serata: gol che spezza la tensione, assist per Kean sul 2-0 e una conduzione del gioco che tiene l’Italia sempre sopra la linea emotiva degli avversari. Il suo destro dal limite non è solo un gesto tecnico pulito: è la presa di responsabilità di un centrocampista che decide di prendersi il tiro quando la squadra rischia di scivolare nella spirale delle occasioni mancate.

L’impatto storico: esorcismo o semplice passaggio?

Vincere una semifinale playoff non equivale a cancellare dodici anni di assenza dal Mondiale, ma rappresenta un punto di rottura.

Non c’è stato il brivido di un gol subito all’ultimo, né la sensazione di una squadra che si scioglie di fronte all’ostacolo.

Questo non significa che i vecchi demoni siano definitivamente sconfitti: significa però che la Nazionale ha imparato, almeno per una notte, a giocare una partita “normale” quando tutto intorno era tutt’altro che normale. In un calcio contemporaneo drogato dal racconto epico, la normalità, un 2-0 gestito con lucidità, è forse la vera notizia.

Italia-Bosnia, viaggio a Zenica.

Il prossimo capitolo si scriverà a Zenica, dove la Bosnia-Erzegovina ha strappato la qualificazione centrando una vittoria di resistenza e nervi d’acciaio contro il Galles: 1-1 nei 120 minuti, con gol di Daniel James e del quarantenne Edin Džeko, e successo 4-2 ai rigori al Cardiff City Stadium.

Il profilo della Bosnia è più subdolo di quanto non dica il ranking FIFA (71ª, ben sotto Galles e Irlanda del Nord): squadra abituata a difendersi bassa, ma con un terminale offensivo d’élite come Džeko e una generazione di giovani, da Muharemović a Bajraktarević, che porta fisicità e gamba in ripartenza. L’inerzia psicologica è dalla loro parte: espugnare Cardiff ai rigori dopo una partita sofferta certifica una tenuta mentale che può trasformare il fattore campo di Zenica in un moltiplicatore.

Per l’Italia, la sfida è duplice: evitare di trasformare l’ansia da “ultima occasione” in un freno a mano, e non cedere alla tentazione di leggere il ranking come una sentenza anticipata. La storia recente degli Azzurri insegna che il problema non è mai stato solo il livello dell’avversario, ma la capacità, o l’incapacità, di gestire la pressione interna.

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Autore - Articoli pubblicati: 54

Studente di Giurisprudenza, con esperienza amministrativa e interesse per ambito legale, aziendale e risorse umane.

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