Analisi arbitrale – La vera partita si gioca al VAR
Il weekend calcistico si è trasformato in una raccolta degli errori arbitrali più clamorosi, dove la tecnologia che avrebbe dovuto salvare il calcio dalle ingiustizie pare invece averlo condannato a nuove forme di controversia.
A San Siro, nel derby d’Italia, Bastoni mette in scena la simulazione perfetta: si accascia con tempismo dopo un contatto quasi inesistente con Kalulu, ingannando l’arbitro che estrae il secondo giallo al difensore juventino. La VAR, che dovrebbe intervenire per “chiaro ed evidente errore”, resta in silenzio. Il risultato? Inter-Juve si gioca 11 contro 10 per quasi un’ora, con la superiorità numerica che si rivela decisiva per i nerazzurri. Va riconosciuto alla Juventus il merito di aver dimostrato carattere, reggendo il confronto con l’Inter anche in dieci, con la differenza in campo che non è mai stata così netta come il risultato finale lascia intendere. Ma l’esito della partita rimane comunque condizionato dall’episodio.
D’altronde lo scenario è ormai noto: gli episodi arbitrali si moltiplicano in frequenza e peso, condizionando l’andamento delle partite con una regolarità preoccupante. La VAR è stata introdotta anni fa con la missione di limitare quelle sviste che potevano creare squilibri e discussioni infinite. Eppure, oggi la situazione appare paradossalmente peggiorata: quando un giocatore simula un contatto causando l’espulsione dell’avversario, non sarebbe forse il caso di permettere alla tecnologia di intervenire per correggere l’errore?
Le criticità non finiscono qui. I guardalinee sono ormai ridotti a semplici comparse: per protocollo non devono segnalare il fuorigioco fino al termine dell’azione (aumentando i rischi di scontri pericolosi e infortuni), e quando dovrebbero aiutare l’arbitro nelle decisioni cruciali, inspiegabilmente non lo fanno. Nel derby d’Italia, l’assistente aveva una visuale perfetta sull’azione Kalulu-Bastoni, eppure non è intervenuto. Al Maradona, durante Napoli-Roma, il guardalinee non ha segnalato nemmeno una banale rimessa laterale, con il pallone uscito letteralmente davanti ai suoi occhi.
L’ennesimo scandalo della giornata arriva da Parma, dove si gioca Parma-Verona, scontro diretto fondamentale per la salvezza di entrambe le squadre. Orban viene espulso per proteste dopo aver subito un fallo evidente, un vero e proprio tiraggio di capelli da Delprato, che l’arbitro incredibilmente non vede. Contemporaneamente, in altre partite, giocatori come Barella gesticolano e apostrofano l’arbitro senza ricevere alcuna sanzione. Mancini protesta ogni singola decisione rimanendo sempre in campo. Due pesi, due misure. Inevitabilmente ci si chiede: esistono forse giocatori con più diritti di altri?
Le domande si impongono: a cosa serve la VAR se non può correggere simulazioni evidenti? Che utilità hanno i guardalinee se hanno rinunciato al loro ruolo? E soprattutto: perché alcuni giocatori come Rabiot, Matic e Orban vengono severamente puniti mentre altri come Barella e Mancini godono di impunità per comportamenti identici? Non si tratta di indicare modelli da seguire, ma di esigere quella coerenza che dovrebbe essere alla base di ogni competizione sportiva equa.
La corsa scudetto – Due regine e un intruso
Il sabato sera di San Valentino ha regalato a San Siro un’atmosfera ben lontana dai sentimenti amorevoli. Cupido pare aver colpito i cuori dei due staff tecnici con meno precisione di quanta ne ha messa Kalulu nel (non) colpire Bastoni. Il derby d’Italia, già analizzato per le polemiche arbitrali, ha comunque mostrato una Juventus capace di competere con i nerazzurri anche in inferiorità numerica. Questo dimostra la qualità della rosa bianconera, che insieme a Napoli e Milan rappresenta una delle poche squadre in grado di tenere il passo dell’Inter.
L’Inter mantiene così il vantaggio sul Milan, reduce dalla sofferta vittoria a Pisa. Ma il largo risultato di San Siro non dipende solo dalla superiorità numerica: riflette anche le lacune evidenti di alcuni giocatori chiave. Sommer e Di Gregorio, i portieri di Inter e Juventus, stanno vivendo una stagione ben al di sotto dei loro standard, non dimostrandosi all’altezza dei compagni. In una corsa al titolo così serrata, questi dettagli possono fare la differenza nell’economia finale della stagione.
Il derby del Sole all’Olimpico ha invece confermato la solidità del Napoli e la crescita della Roma. Il mercato invernale ha sorriso ai capitolini, che in Malen hanno finalmente trovato la punta che Gasperini cercava. L’olandese riesce a segnare nonostante la compattezza del Napoli, squadra che continua a dimostrare grande solidità malgrado le assenze importanti: non ultima quella di McTominay e l’uscita forzata di Rrahmani che, durante la partita, cade malamente provocando un rigore contro e procurandosi un infortunio che genera nuova apprensione. Conte dovrà ancora una volta inventarsi qualcosa.
Ma se il mercato sorride alla Roma, altrettanto benevolo si dimostra verso il Napoli: la coppia Giovane-Santos confeziona il gol del pareggio con una sintonia così perfetta da sembrare consolidata negli anni, non certo frutto di poche settimane insieme. Questi due potrebbero rappresentare la svolta per i partenopei, che in questa fase puntano a garantirsi la Champions League del prossimo anno, senza però rinunciare ad ambizioni più alte.
A Pisa, il Milan conquista i tre punti più con sostanza che con brillantezza, affidandosi alla classe di un Modric ancora capace, nonostante l’età, di tenere la squadra in corsa per lo scudetto. I rossoneri dimostrano quella maturità necessaria per soffrire e gestire le partite difficili, caratteristica tipica delle squadre destinate a lottare fino alla fine per i grandi obiettivi.
La lotta Europea – Chi vola, Chi sprofonda
La lotta per i piazzamenti europei vede protagonisti con destini opposti. L’Atalanta, ospite della Lazio all’Olimpico, cavalca l’onda dell’entusiasmo e si mantiene vicina al trio Napoli-Roma-Juve, sperando di approfittare di qualche passo falso per salire ancora in classifica.
I bergamaschi hanno trovato stabilità con Palladino e, nonostante le assenze in attacco, i giovani talenti come Krstovic, Zalewski e Bernasconi sentono la fiducia del tecnico e ricambiano mettendo in campo tutta la loro qualità. La Lazio, in evidente difficoltà tecnica e con aspirazioni limitate alla salvezza tranquilla, non ha chance contro un’Atalanta in stato di grazia.
Scenario completamente diverso per il Bologna, che a Torino cerca disperatamente di non perdere contatto con la zona europea dopo una serie di risultati poco incoraggianti. Gli emiliani soffrono il calo di Orsolini, che ha perso quella vena realizzativa che ne faceva il valore aggiunto, e questa difficoltà si riflette sui risultati della squadra. Se non fosse per le giocate del fenomeno inglese Rowe, il nuovo Ndoye per Italiano, il Bologna vivrebbe un momento ancora più complicato. I granata, come la Lazio, navigano in acque agitate e puntano semplicemente a mantenere la categoria.
Como-Fiorentina rappresenta invece una partita particolare, un ribaltamento dei pronostici e delle gerarchie. Fabregas non è abituato a queste sconfitte: di solito la sua squadra non perde contro formazioni della parte bassa della classifica, ma questa volta è diverso. Probabilmente il doppio impegno ravvicinato con la trasferta di Coppa a Napoli, forse la maggiore esperienza dei veterani viola rispetto ai giovani comaschi, o magari la fame e la voglia di rivalsa di campioni come Kean e di giocatori di esperienza come Fagioli e Mandragora, che da anni dimostrano il loro valore in Serie A.
La Fiorentina lotta per evitare la retrocessione in uno scenario che, fino a poco tempo fa, avrebbe sorpreso tutti: i viola che rischiano la Serie B, il Como che punta all’Europa. Un calcio che cambia rapidamente, dove le certezze di ieri non valgono più oggi. Fabregas non ha gradito la prestazione dei suoi, in particolare quella di Morata che ancora una volta ha perso la lucidità nel momento sbagliato.
Zona retrocessione – Ogni punto vale oro
Nella zona calda della classifica ogni punto ha un peso enorme. Il Pisa affronta il Milan sapendo che avrebbe potuto sfruttare il passo falso di altre squadre coinvolte nella lotta per non retrocedere, ma non riesce a offrire la prestazione che la situazione richiederebbe. Con il nuovo allenatore Hiljemark la squadra toscana sembra aver perso qualità di gioco, quasi a dimostrare che forse i problemi precedenti non dipendevano da Gilardino.
Parma-Verona è lo scontro diretto per eccellenza, partita fondamentale per entrambe e pesantemente condizionata, come già analizzato, dall’espulsione di Orban. Pairetto arbitra nuovamente le stesse squadre, come già accaduto all’andata al Bentegodi, finita 2-1 per il Parma con ben 7 cartellini. È un déjà-vu: stessa direzione severa, stesso risultato favorevole ai parmensi, di nuovo Pellegrino che segna il gol vittoria nel finale. Il Parma, come l’Inter, trova la vittoria negli ultimi minuti. Milano, Parma e Pisa sembrano accomunate da partite molto combattute e fisiche, con il risultato che si decide sempre all’ultimo momento.
Cremonese-Genoa rappresenta invece il classico pareggio di convenienza, con nessuna delle due che osa rischiare nonostante il bisogno di punti sia evidente, visto che la Fiorentina dista solo 3 punti. Nicola ha cercato di evitare un’altra sconfitta con una prestazione lontana da quanto mostrato nella prima parte di stagione; De Rossi ha chiaramente privilegiato la solidità difensiva, dopo le sconfitte per rigore all’ultimo minuto contro Napoli e Lazio.
Udinese-Sassuolo vede di fronte due squadre che non hanno mai veramente rischiato la retrocessione né inseguito l’Europa, ma che condividono un rendimento altalenante. Entrambe arrivano da sconfitte pesanti: una su calcio di punizione nel finale, l’altra travolta da un poker davanti al proprio pubblico. I friulani risentono delle assenze importanti in attacco e questo si vede nella pericolosità ridotta. Il Sassuolo vince e domina grazie alla coppia Pinamonti-Laurienté, dimostrando di avere più alternative in fase offensiva.
Cagliari-Lecce chiude la giornata e sembrava una partita dai risultati già scritti: all’andata, i sardi avevano dominato in casa dei salentini con un Palestra scatenato e inarrestabile. Lo scenario che si presenta invece è completamente diverso, quasi un film visto al contrario. Il Cagliari non si rende praticamente mai pericoloso verso la porta di Falcone, dimostrando una sterilità offensiva preoccupante per una squadra che ha bisogno di punti come il pane. Ma se la mancanza di incisività davanti poteva ancora essere giustificata, è la propria porta a consegnare la partita agli avversari: Caprile, irriconoscibile rispetto alle ultime uscite, è il principale responsabile di entrambi i gol subiti, colpevole di scelte sbagliate nei momenti chiave. Quando il portiere diventa l’avversario più pericoloso della propria squadra, il risultato è quasi inevitabile. Il successo è preziosissimo per il Lecce, che con due vittorie consecutive riesce a mantenere i tre punti di vantaggio sulla Fiorentina e può guardare alla classifica con qualche certezza in più. Per il Cagliari, invece, il risultato pesa come un macigno: a soli sette punti dalla zona retrocessione, i sardi non possono di certo permettersi di dormire sonni tranquilli.

