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Il Napoli si ferma, l’Inter e il Milan vincono, il Bologna rialza la testa: i verdetti dei recuperi della sedicesima giornata di Serie A

I recuperi di campionato ridisegnano equilibri e stati d’animo in Serie A. Il Napoli domina ma non sfonda contro il Parma, confermando un momento complicato fatto di infortuni ed episodi sfavorevoli. L’Inter sfrutta l’occasione e, grazie a un gol nel finale, allunga ulteriormente in vetta, mentre il Milan risponde presente a Como con cinismo e solidità, restando in scia. Spettacolo e gol a Verona, dove il Bologna ritrova il successo al termine di una gara ricca di ribaltamenti.

Napoli – Parma 0-0: dominio sterile e zero vittorie al Maradona nel 2026

Il recupero della sedicesima giornata di Serie A riparte da Napoli, chiamato a riproporre lo spettacolo del Meazza, dove la squadra partenopea ha dimostrato che, nella partita secca, non esiste alcun avversario da temere. Il problema, però, non è tanto il valore tecnico o la mentalità dei giocatori, quanto il numero di infortuni, che continua a non diminuire.

Dopo la gara con l’Inter, McTominay aveva dichiarato: «Tutti hanno dato ogni goccia di sudore, non cediamo un millimetro» e «Ci siamo presentati senza Anguissa, Lukaku, Gilmour, De Bruyne, Neres: immaginate l’Inter senza Thuram, Lautaro, Barella e Çalhanoğlu…». Parole che restituiscono l’immagine di una squadra con un obiettivo chiaro e una forte determinazione nel perseguirlo, ma che talvolta non può nulla di fronte alla sorte.

Quella contro il Parma è una partita senza discussione. Il Napoli fa la gara e non subisce mai le iniziative degli avversari: 69% di possesso palla, 16 tiri complessivi, di cui 4 nello specchio, e un gol annullato. Proprio la rete cancellata a McTominay riaccende gli ennesimi dubbi arbitrali, dopo l’episodio del rigore di San Siro su Mkhitaryan e quelli contro il Verona che avevano coinvolto Buongiorno e Højlund.

I partenopei mantengono il controllo del gioco per tutti i 90 minuti e provano a sbloccare il match con i cambi, che però risultano troppo sterili. Tra questi anche Neres, costretto a uscire a causa di una condizione fisica non ancora pienamente ritrovata. Gli episodi diventano decisivi in partite di questo tipo, in cui le “piccole” si coprono alla ricerca del pareggio e le “grandi” faticano a trovare spazi. Dopo le eccellenti parate del portiere ospite Rinaldi, all’esordio in Serie A, il Napoli va vicino anche a un calcio di rigore nel finale, vanificato però da un fallo in area di Lucca ai danni di un avversario.

Finisce 0-0: Conte esce deluso per una sorte ancora una volta avversa, mentre Cuesta si dice soddisfatto della prova difensiva dei suoi. L’augurio per il Napoli è quello di ritrovare presto i tre punti, evitando il consueto vortice negativo di gennaio; per il Parma, invece, la speranza è di continuare a fare risultati positivi, ma attraverso un’identità di gioco più definita, capace di portare prestazioni convincenti e punti salvezza decisivi.

Inter – Lecce 1-0: Esposito all’ultimo respiro, fuga nerazzurra in vetta

Partita simile a quella vista a Napoli: Inter–Lecce può rappresentare una svolta per entrambe. Per i nerazzurri, capaci di portarsi a +6 sui partenopei; per i pugliesi, che speravano di allontanarsi ulteriormente dalla zona retrocessione. Al netto di qualche sporadico spunto del Lecce, è l’Inter a tenere il pallino del gioco per gran parte dell’incontro.

Il primo tempo è piuttosto sterile. I nerazzurri costruiscono alcune occasioni, ma trovano sulla loro strada un ottimo Falcone, mentre il Lecce si difende con ordine. Da segnalare anche qualche episodio al limite, come la simulazione di Thuram nel tentativo di conquistare un calcio di rigore. Il risultato resta inchiodato sullo 0-0. Per sbloccare la partita serve l’ingresso dell’“artiglieria pesante”. Lautaro Martínez e Pio Esposito si affiancano a Thuram e l’Inter aumenta la pressione offensiva, provando in ogni modo a trovare il gol: punizioni dal limite, conclusioni dalla distanza e colpi di testa da posizione ravvicinata. Alla fine, è un episodio a decidere il match: su una respinta di Falcone, una palla rocambolesca arriva prima sui piedi di Esposito e poi in rete, regalando ai padroni di casa il gol vittoria e tre punti pesantissimi.

Alla rete lo stadio esplode come fosse una finale di Champions League o un gol decisivo per il campionato. E in parte lo è davvero: questo recupero può rappresentare una svolta cruciale per l’Inter che, in attesa del Milan, si ritrova a +6 sul secondo posto, con una serenità mentale che le consente anche un eventuale passo falso senza conseguenze immediate.

Il Lecce, dall’altra parte, è chiamato a un vero e proprio miracolo. Il divario tecnico con gran parte delle squadre del campionato appare evidente e Di Francesco, di questo passo, rischia di accompagnare un’altra squadra verso la retrocessione.

Hellas Verona – Bologna 2-3: Orsolini, Odgaard e Castro firmano il successo rossoblù

Da una parte un Bologna che non vince da sette partite, dall’altra un Hellas Verona chiamato a risalire una classifica che lo vede ultimo a quota 13 punti, insieme al Pisa di Gilardino. Ne viene fuori una partita tatticamente molto divertente: se è vero che il Bologna mantiene il possesso e prova più volte a trovare la porta, è altrettanto vero che il Verona sa ripartire con grande efficacia. È proprio così che arriva il gol di Orban, che sorprende Ravaglia con una conclusione dall’esterno dell’area.

Se la tattica conta, in partite come questa la tecnica individuale diventa spesso decisiva. Orsolini si inventa un gol spettacolare, Odgaard firma una rete di grande precisione e Castro estrae dal cilindro una conclusione splendida, traversa-gol, che lascia Montipó immobile. Il Bologna ribalta il risultato e prende il largo, chiudendo un primo tempo che lascia a bocca aperta gli spettatori.

La ripresa racconta tutt’altra storia. Il Bologna si abbassa eccessivamente, finendo per subire la pressione degli avversari. Orban riesce ad accorciare le distanze provocando l’autogol di Freuler e all’Hellas manca anche un pizzico di fortuna, con Sarr che spreca un’occasione che sembrava già gol. Il risultato finale fotografa un Bologna che ha ancora molti aspetti da sistemare, soprattutto sul piano difensivo, dove la stabilità manca da tempo, ma che quando trova ritmo e fiducia in attacco risulta devastante.

Per il Verona, invece, si ripropone uno scenario già visto: anche quest’anno gennaio arriva con una classifica preoccupante. Sarà necessario intervenire nuovamente sul mercato, provando a scovare talenti nascosti all’estero, come già accaduto in passato, per aiutare Zanetti a evitare un esonero che appare sempre più vicino e per tentare di mantenere la categoria.

Como – Milan 1-3: tra parate e ripartenze, “magic” Maignan e Rabiot fanno la differenza

Allo stadio Sinigaglia si chiude finalmente il girone d’andata. Il Como arriva all’appuntamento ancora imbattuto in casa, mentre il Milan ha l’obbligo di tenere il passo dell’Inter per non perdere definitivamente l’obiettivo vetta, come rischia di aver fatto il Napoli.

Pronti via, il Como gioca una partita a ritmi altissimi e passa subito in vantaggio, ma il protagonista assoluto della prima parte di gara non è un uomo di Fabregas. Maignan si prende la scena con almeno tre interventi miracolosi che evitano ai rossoneri uno svantaggio ben più pesante. È lui a tenere in piedi il Milan nel momento più complicato della partita.

Al 44’ il testimone dell’MVP inizia a passare a Rabiot: il francese si procura il calcio di rigore trasformato da Nkunku e, nella ripresa, diventa l’uomo chiave nelle poche ma letali ripartenze rossonere, tra un forcing forsennato del Como e l’altro. Proprio da queste transizioni nascono i due gol di Rabiot, complice anche qualche incertezza di Butez, portiere che resta comunque tra i migliori del campionato e con il maggior numero di clean sheet stagionali.

Le statistiche raccontano alla perfezione la filosofia del Milan di Allegri: 32% di possesso palla, 4 tiri in porta contro gli 8 concessi e un xG di 1.21 a fronte dell’1.79 degli avversari. Una partita che mette di fronte due concezioni di calcio agli antipodi, soprattutto nel contesto del nostro campionato. Fabregas propone un’idea spagnoleggiante, fatta di costruzione dal basso e tiki-taka; Allegri, invece, punta tutto sulla concretezza, sul “corto muso” e su quella mentalità del “vincere è l’unica cosa che conta” che lo ha sempre contraddistinto.

Il risultato sembra premiare ancora una volta il cinismo sulla fantasia, ma alla lunga il bel calcio trova sempre il modo di emergere e Fabregas avrà sicuramente tempo e qualità per raccogliere i successi che merita. Per Allegri, invece, iniziano 18 finali, con l’obiettivo di ridurre il gap di tre punti dall’Inter e riaccendere una lotta scudetto che promette di restare apertissima.

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Ingegnere Gestionale con 3 anni di esperienza in progetti di digitalizzazione dei processi e compliance regolatoria per una primaria azienda europea del settore energia. Dopo un primo percorso come Business Analyst, oggi opero come Consultant, coordinando team cross-funzionali e guidando iniziative di trasformazione dei processi aziendali in ottica digitale e normativa.

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